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Wwf Molfetta, bilancio del Centro di Recupero Tartarughe Marine Estremamente positivi i dati registrati dal Centro che ha visto un notevole incremento della sua attività; nel 2010 oltre settanta tartarughe marine sono state recuperate e curate dal Wwf molfettese
29 dicembre 2010

MOLFETTA - Dicembre, come di consueto, è tempo di bilanci. Estremamente positivo quello registrato dal “Centro di Recupero Tartarughe Marine” del Wwf Molfetta che ha visto un notevole incremento della sua attività. Nel corso del 2010, infatti, sono state recuperate e affidate al centro molfettese oltre settanta tartarughe marine.
In soli quattro giorni sono state ritrovate ben quindici tartarughe, di cui cinque già liberate nei giorni scorsi a Manfredonia.
I numerosi esemplari sono stati recuperati da pescatori impegnati in battute di pesca a strascico, e si presentano in buone condizioni e, non appena le condizioni meteorologiche lo consentiranno, torneranno a nuotare in mare aperto.
La grande esperienza acquisita ha permesso l’avvio di protocolli di ricerca in collaborazione con la Facoltà di Medicina Veterinaria di Bari e La Sapienza di Roma.
In particolare, ogni esemplare recuperato viene sottoposto ad accertamenti clinici: radiografia, recupero gastrico, biopsia e tamponi. Proprio gli approfonditi esami hanno permesso di verificare che tartarughe apparentemente in ottime condizioni, in realtà avevano ingerito ami da palangrese e, di conseguenza, necessitavano di interventi chirurgici per la rimozione dei pericolosi corpi estranei.
Le diverse attività di ricerca sono svolte in collaborazione con i professori Antonio Di Bello, Antonio Quaranta e Nicola Zizzo nonché con il “Dipartimento di Farmacologia” della Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Bari, con la dottoressa Anna Maria Pepe, medico veterinario del Centro di Recupero di Molfetta, e con la supervisione del dottor Paolo Casale, ricercatore dell’Università La Sapienza e responsabile nazionale del progetto Tartarughe del Wwf.
La serietà del lavoro svolto da studiosi e volontari ha portato il Centro molfettese ad ottenere l’autorizzazione da parte del Ministero dell’Ambiente alla manipolazione di esemplari di tartarughe marine vivi e morti per la Puglia.
Innumerevoli le iniziative effettuate, a partire dalla “Turtle week” (settimana delle tartarughe), manifestazione che il Wwf Italia indice in giugno, per proseguire con le attività in collaborazione degli istituti scolastici (circa quattromila studenti hanno visitato il centro) e, ovviamente, le liberazioni degli esemplari in buone condizioni, una delle quali è stata ripresa anche dalle telecamere di Linea Blu.
Sia a Molfetta, in particolare in maggio, sia a Manfredonia i reinserimenti in natura delle tartarughe sono stati seguiti con particolare interesse dalle istituzioni scolastiche. Nella città sipontina, ad esempio, gli alunni hanno seguito al largo, a bordo della motovedetta della Capitaneria di Porto, le fasi del ritorno in mare delle tartarughe. Il centro di recupero, in considerazione dell’elevato numero di esemplari ospitati, è riuscito ad ampliarsi con la concessione di ulteriori locali all’interno del complesso scolastico “G. Cozzoli”.
L’incremento è stato favorito dall’intensa collaborazione sviluppatasi, negli ultimi mesi, proprio con la marineria di Manfredonia, che si sta mostrando molto sensibile al problema della salvaguardia di questa specie. Testimone il fatto che ogni motopesca ha issato la bandiera del panda e che, dalla fine di settembre ad oggi, sono state distribuite ben centocinquanta magliette del progetto tartarughe: segno della sensibilizzazione capillare e dell’adesione dei pescatori al progetto.
La maggioranza degli esemplari, tra l’altro anche di maggiori dimensioni, proviene proprio dal golfo di Manfredonia. Varie le ipotesi allo studio per comprendere una tale rilevante presenza: mare più caldo, fondali sabbiosi e meno profondi rispetto ad altre aree della Puglia, ricchezza di crostacei (le analisi hanno mostrato come le tartarughe recuperate si siano nutrite di meduse, cicale e conchiglie).
«Come sempre, un sentito ringraziamento va a tutte le Forze dell’Ordine e, in particolare, alle Capitanerie di Porto di Bari, Barletta, Manfredonia e Molfetta, per la costante collaborazione, alle marinerie delle medesime città, alla Lega Navale e all’associazione Centro Cultura del Mare di Manfredonia che stanno mostrando grande sensibilità alle tematiche inerenti la salvaguardia delle specie a rischioha affermato Pasquale Salvemini, responsabile del Centro Recupero Tartarughe Marineed alla stampa locale e regionale, che continua a seguirci con interesse.
La nostra attività – ha proseguito Pasquale Salvemini – si sviluppa su tutto il territorio regionale, con azioni concrete e scevre da logiche utilitaristiche. Non sono in molti a poter dire altrettanto. L’impegno e la serietà della nostra attività hanno portato ad avviare una collaborazione con il Consolato Generale dell’Albania per realizzare un progetto congiunto, con enti di studio del Paese delle aquile, sempre incentrato sulle tartarughe marine. L’obiettivo è monitorare le rotte di migrazione delle tartarughe tra Italia e Albania». Se il 2010 ha visto una intensa attività per studiosi e volontari del Centro di Recupero Tartarughe Marine del Wwf Molfetta, il 2011 non si preannuncia da meno.

Autore: Q
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