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VILLAGGIO GLOBALE – I giornalisti e la grammatica dell'umano
05 giugno 2017

 “Maneggiare con cura”: lo zaino di ogni buon cronista dovrebbe contenere un vocabolario con questo avvertimento scritto in grande evidenza, per un uso corretto delle parole e per non smarrire la grammatica dell’umano.

Abituati a maneggiarne, anche a sproposito, un gran numero ogni giorno e correndo spesso in superficie, i giornalisti si sentono i padroni delle parole, al punto da banalizzarle, sciuparle, finendo con il perderne il senso profondo e quindi con il tradirle.

Eppure il Talmud ammonisce che “finché sono nella tua bocca, sei il signore delle tue parole. Quando escono diventi il loro servo”. E sulla loro vitalità Emily Dickinson ha scritto che non è vero che “una parola muore appena detta, solo in quel momento inizia a vivere”.

Vi è dunque un’etica della responsabilità nell’uso delle parole che deve essere ancora più intensa quando i giornalisti incrociano l’umanesimo della fragilità – direbbe Vittorino Andreoli -  cioè le storie soprattutto di donne, minori, immigrati. Non cedendo alla tentazione di “raccontare” per stereotipi, ma spendendosi nella fatica di cercare, di capire, illuminando le periferie della vita, spesso in penombra come quelle delle città, e scoprendo le storie invisibili.

Nella concitazione del comunicare d’oggi, che costringe sempre più alla brevità e quindi alla sommarietà, occorre disporsi a un ascolto volonteroso. È lì, nei simbolici crocevia in cui le strade convergono, venendo da direzioni diverse, è lì che per non intasare l’incontro di parole, e mandare in tilt il semaforo, occorre saperle spendere nel più chiaro, spedito ed efficace dei modi.

“Oggi c’è un eccesso e nel contempo un inaridimento della parola – dice il card. Gianfranco Ravasi – e occorre invece educare sin da piccoli le persone all’uso della parola, alla comunicazione, stimolando l’interesse costante per la ricerca del dialogo. Una sorta di vaccino per non corromperci, per dare un senso alla comunicazione e riscoprire quelle parole che lasciano una traccia nell’altro e permettono la trasparenza delle coscienze”.

 “Le parole tra noi leggere” è il titolo di un bel libro di Lalla Romano in cui la scrittrice riprende il verso di una poesia di Eugenio Montale. Ma non sempre la leggerezza è una virtù. Le parole sono pietre: “Maneggiare con cura”.

Autore: Valentino Losito
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