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Valdo Spini: compagni siete riabilitati Il parlamentare diessino presenta a Molfetta il suo libro sul Psi
15 aprile 2006

Presentazione di un libro ed occasione di riflettere sul recente passato. È stato questo il carattere dell'incontro organizzato presso la libreria “Il Ghigno” per discutere di “Compagni siete riabilitati” (Editori Riuniti) che l'on.Valdo Spini ha scritto sull'esperienza del Psi, dalla sua nascita sino all'elezione di Bettino Craxi a segretario del partito, dalla sua dissoluzione e diaspora sino alla ricollocazione dei protagonisti di allora nell'attuale panorama politico italiano. Presente l'autore, già vicesegretario nazionale del Psi in rappresentanza della sinistra lombardiana e ministro dell'Ambiente nei governi Ciampi e Amato. Dopo una breve introduzione di Davide de Candia e Alfonso Musci, è toccato agli storici Nicola Colonna e Silvio Suppa dell'Università di Bari, ricostruirne errori e illuminazioni, grandezze e miserie. In particolare, ci si è soffermati su alcuni snodi particolarmente significativi del socialismo italiano, a cominciare dalla sua specificità nel socialismo europeo, che lo ha visto per lungo tempo portatore di un disegno di trasformazione radicale della società italiana e degli assetti di potere tra le classi, e non solo di gestione dell'esistente. Spini ha poi riproposto alcune suggestioni legate alle tappe più significative della storia socialista a partire dal 1948 in cui il Psi commette quello che per l'autore sarà l'errore storico del partito: quello del fronte popolare. Più che un errore è, come egli dice, “la vera ferita a morte, che costringe da allora in poi il Psi a correre per così dire in salita nei confronti dell'altro partito della sinistra italiana, il Pci”. Ma già con la svolta della metà degli anni Sessanta, “la forza socialista si rivelò determinante per impedire lo slittamento a destra dell'equilibrio di governo, frutto della crisi del centrismo degasperiano”. Eppure, anche quella degli anni '60 fu una situazione amara per il Psi. La società italiana viene allora impegnata in un'opera di grande modernizzazione, attraverso riforme che generalmente portano un nome socialista: la scuola media unica (Tristano Codignola), la nazionalizzazione dell'energia elettrica (Riccardo Lombardi), lo statuto dei lavoratori (Giacomo Brodolini), la riforma sanitaria (Luigi Mariotti). Ma l'elettorato non apprezza né premia questo sforzo generoso. È il paradosso amaro della sinistra italiana, la storia ha fatto sparire i riformisti di Turati e i socialisti liberali di Rosselli, che avevano visto giusto, ma ha salvato i massimalisti. L'avventura di Craxi si innesta proprio in questo punto: nel rifiuto di questa funzione storica ancillare, nel riconoscimento di una scissione inconciliabile tra socialismo e marxismo, e dunque di un'insanabile continuità tra Psi e Pci. Tentativi generosi di trovare sbocchi alla situazione politica italiana, ma anche una visione più aggiornata della società italiana furono travolti dal cambiamento del sistema di valori di riferimento. Prevalsero sciaguratamente l'avversione per il Pci, smentito dalla storia e premiato dall'elettorato, e il progressivo avvicinamento alla Dc. Poi vennero i giorni drammatici delle inchieste giudiziarie, delle monete lanciate a Craxi, degli ultimi rivolgimenti. Spini fu candidato della minoranza alla segreteria del partito nella drammatica Assemblea Nazionale del 12 febbraio 1993, con un risultato che andò molto al di là delle aspettative: 42% dei voti. Prevalse Giorgio Benvenuto sostenuto dai craxiani. La sua candidatura apparve, in particolare agli intellettuali, l'ultima chance possibile di salvezza per un partito ormai allo sbando. “Il problema del PSI e del suo lascito politico ed elettorale non è stato risolto. Tutto questo condiziona la possibilità ad avere anche in Italia un partito del socialismo europeo di dimensioni analoghe a quelle delle altre nazioni dell'UE. Uno stato di cose, destinato comunque a migliorare, si spera, nelle elezioni politiche del 2006”.
Autore: Lella Salvemini
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