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Una “tranquilla” vita da escort: molfettese, vent'anni, studentessa, famiglia benestante, università, parrocchia
15 marzo 2014

Politici tra i miei clienti? Mi sa che se rispondo finiamo nei guai tutti e due, sul viso di Claudia (nome di fantasia, ndr) si disegna un sorrisetto furbo e pungente ma forse, anche un po’ rassegnato. Mi fissa vagamente imbarazzata mentre non smette nemmeno per un secondo di tormentare i suoi lunghi capelli mori. La incontro in un bar del centro, a Bari, materializzatasi davanti a me dopo un lungo inseguimento in rete, fatto di mail e rassicurazioni su discrezione e anonimato. E’ molfettese, studia a Bari e qui tre volte alla settimana incontra uomini a pagamento, in un appartamento dalle parti del lungomare, diviso con un’altra coetanea. 80 euro il rapporto, 100 euro un’ora, e quando c’è da fare l’accompagnatrice per cene o piccoli viaggi, molto di più. Dai suoi racconti si anima la galleria dei clienti: uomini di mezza età, molti sulla sessantina, professionisti, gente con i soldi. Uomini, viziosi, segreti e sotterranei, con mogli, figli e doppie vite. Claudia me li descrive brevemente. Tra gli altri c’è anche un professore universitario. Un sessantenne serioso che fa lezione con un sigaro spento sempre serrato tra le labbra e quel contegno altezzoso verso tutti come fossero suoi subalterni, mentre spiega che se smettiamo di porci domande, prima di tutto a noi stessi, siamo tutti spacciati. Claudia un giorno ha conosciuto la figlia: “è stato per caso, nei corridoi dell’università. Me l’hanno indicata perché dicono sia raccomandata. E’ un anno più piccola di me. Ho evitato di guardarla negli occhi”. Claudia ha poco più di vent’anni, ed è cresciuta nella stessa Molfetta delle sue coetanee: scuola, comitiva, parrocchia, scout e poi i luoghi che scandiscono tempi e stagioni di intere generazioni: il Corso Umberto la domenica mattina, la villa comunale da ragazzina e il lungomare e il calvario da adolescente, le pizze l’estate alla prima cala, i ferragosto in campagna. Eppure lei ora è qua, in un bar di Bari e di qui a un’ora dovrà incontrare un commerciante col quale ha fissato un appuntamento. A Bologna quando collaboravo con un periodico online, avevo intervistato Martina, una studentessa che avendo perso per un intoppo burocratico la borsa di studio, aveva preso a prostituirsi, diventando una prostituta d’alto bordo. Veniva da una famiglia poverissima della Sicilia e aveva sentito di non avere altre possibilità. Ma Claudia no. Il padre è un professionista di successo, la madre un’impiegata e non le hanno fatto mai mancare niente, dalla scuola d’inglese alle vacanze in montagna. Allora perché? Una sera qualunque di due anni fa stava bevendo una birra in un pub dalle parti di piazza Ferrarese, quando un uomo elegante sulla cinquantina le si è avvicinato e dopo poco le ha chiesto esplicitamente un rapporto sessuale, facendo ben presente che avrebbe potuto pagare. “L’ho seguito e basta. Non c’è stato un motivo vero e proprio. Siamo andati in albergo e lui dopo ha pagato. E’ stato gentile. Dopo qualche giorno è tornato e poi mi ha presentato degli amici e così ho preso a farlo sempre più spesso. Ora mi sono data delle scadenze, tre volte la settimana, per tenere tutto insieme”. Tutto cosa? “L’Università, la parrocchia, gli amici, la famiglia, il fidanzato, la piscina. Ho trovato un equilibrio, ho sempre le giornate piene e non penso a niente, perché tanto non ce n’è niente da pensare. Ho una scheda telefonica che uso solo per questo e fisso gli appuntamenti su un’agendina che porto sempre con me. Accanto ai nomi dei clienti aggiungo la parola professore e invento una materia universitaria, così se mia madre sbircia o fa la curiosa, crede siano impegni di studio. Passato l’appuntamento strappo la pagina e così via di continuo”. A Molfetta non ha mai incontrato clienti perché il rischio di essere scoperta sarebbe troppo alto e quando le chiedo se qualcuno della città da lei è mai arrivato sussurra un mezzo sì. Per condurre una vita così, mi spiega, serve una grande organizzazione. Sveglia di buon’ora, treno, università, breve pausa pranzo, studio in biblioteca, clienti, treno, parrocchia, piscina o palestra e tutto il resto cioè nonna, amici, genitori. “Ho un vita normalissima. Mi piace lo sport e tenermi in forma, vado a messa ogni domenica e passo tanto tempo con mia nonna alla quale sono molto legata. A casa non sospettano niente perché concentro gli appuntamenti nel pomeriggio, nell’orario dello studio. Quando ho delle cene di “lavoro” mi credono con gli amici. Allora torno a casa con l’ultimo treno disponibile, l’Intercity che va a Roma e che mi riporta a Molfetta passata la mezzanotte. Altrimenti includo nel prezzo anche il noleggio di un’auto con autista. Mi lascia a tre isolati da casa a distanza di sicurezza. I miei sono contenti perché sono una brava ragazza che riga dritto e prende ottimi voti”. C’è anche un fidanzato? “Lui è più grande di me, un tipo ambizioso che vuole fare carriera e probabilmente la farà. Non si accorgerebbe di quello che faccio nemmeno se mi vedesse”. A Molfetta quante come lei? Claudia sorride, si stringe nel suo piumino come per riscaldarsi, anche se non è per niente freddo. “Non lo so. Forse qualcuna, diverse. Di certo non sono l’unica”. Claudia si interrompe: ci ha raggiunto Chiara (nome di fantasia, ndr), una bellissima bionda sulla trentina. E’ di Bitonto e all’Università ha studiato lettere. Mi parla subito dei suoi scrittori preferiti: Conrad, Balzac, Hemingway, Saramago, Fante, Celine e una marea di poeti. Claudia mentre si allontana un attimo per una telefonata, mi dice che Chiara è una lettrice di una voracità fuori dal comune. Lei appare lusingata e aggiunge che la sua autrice preferita è la poetessa argentina Alejandra Pizarnik della cui opera parla con straordinaria sicurezza. Mi chiede se la conosco e accertato che no, non ho proprio idea di chi sia, tira fuori dalla sua grande borsa beige un libro proprio della Pizarnik e prende a recitare qualche suo verso, molto bello, sulla notte. Quando le chiedo cosa ci fa in quella casa, come perché e quando, il suo volto sbianca e si infarina di una tristezza accorata e rassegnata. Laurea, specialistica, dottorato, master e corsi vari e poi niente, perché lo stipendio da precaria non le bastava per mantenere la sua bambina. Un giorno conosce Claudia per caso, alla posta e questa dopo, le racconta il suo segreto. “A quel punto ho solo chiesto: posso farlo anch’io? E’ iniziata così”. Chiara tira fuori uno smartphone pieno zeppo di foto della figlia, una splendida bimba riccioluta che va pazza come tutte le bimbe per Peppa Pigs. In alcune sono immortalate entrambe, madre e figlia, mentre si abbracciano e giocano sorridenti al parco. “Il padre è scomparso subito e non mi ha mai aiutato, così come la mia famiglia che non avrebbe potuto. Ho trovato una soluzione, seppure estrema”. Poi mi parla degli uomini che frequenta: “non è come di solito si pensa. In realtà su un’ora o più si parla molto, ma molto di più di quello che si è portati a credere. I clienti arrivano, si servono da bere, si stendono sul divano e raccontano i loro problemi. Lo fanno di continuo, a volte anche delle ore. Delle loro mogli, dei loro rimpianti della loro incapacità di essere da esempio per propri figli. Alcuni mi portano in giro in alberghi e ristoranti e può capitare anche di non consumare il rapporto. Il fatto è che il potere e i soldi, spesso isolano in un modo che la gente non può nemmeno immaginare. Sono depressi, soli, non hanno nessuno con cui parlare veramente e forse pensano che un essere disadattato e fragile come può essere una ragazza madre disperata, possa capirli più della moglie o del collega. Si illudono: a me interessano solo i soldi per la mia bambina. La cosa che mi colpisce più di loro? Un alone bianco attorno l’anulare. Perché quasi tutti si sfilano la fede”. Quando Claudia termina la sua telefonata e torna a sedersi con noi al tavolo, parliamo di soldi. In media, in un mese Claudia e Chiara, arrivano a guadagnare tra i 2 e i 3.000 euro, ma Chiara che spesso fa l’accompagnatrice per feste e cene arriva facilmente sui cinquemila e a volte anche di più. Claudia riceve una robusta paghetta dal padre ogni fine settimana e dalla nonna ogni mese. E’ figlia unica ed è l’orgoglio della famiglia, sempre ricoperta di attenzioni. Dei soldi quindi non sa che farsene. “All’inizio mi sono comprata qualche vestito costoso: era divertente girare nei negozi e comprare qualsiasi cosa ti piacesse. Ma poi mi sono stufata e ho smesso, anche perché avrei potuto dare nell’occhio. Quindi faccio dei grandi regali alla figlia di Chiara che adoro e spesso li do in beneficenza. L’altra mattina ho lasciato 200 euro in una chiesa del centro. Ora forse mi comprerò un pc nuovo. Per il resto ho preso la fodera di un cuscino e ho iniziato a riempirla di banconote. Stanno là e un giorno forse mi potranno servire”. Ormai il tempo a mia disposizione è finito. Claudia aspetta un cliente e deve andare. Non sono riuscito ancora a capire il perché lo faccia e sto quasi per chiederlo nuovamente quando mi rendo conto che una risposta non c’è, e quindi lascio perdere. Claudia ha semplicemente sostituito la sua vita vuota e asfissiante fatta di routine e monotonie alle quali non ha saputo attribuire un valore, a una segnata dalla trasgressione. E ora lotta quotidianamente per tenere in piedi questa sua nuova esistenza, corrosa dalla menzogna e assediata da un silenzio tombale che non può rompere se non in rarissimi casi come questo. E’ per questo che ha accettato di incontrarmi, per raccattare briciole di umano conforto, per potersi confessare senza temere di essere scoperta, proprio come fanno gli uomini che incontra lei. Adesso anche per me è tempo di andare. Prima però Chiara si accorge del mio stupore desolato e forse leggendolo come un atto d’accusa, sussurra, probabilmente più a se stessa, che se avesse avuto la possibilità di sopravvivere in un altro modo, che se qualcuno, magari lo Stato, l’avesse aiutata, ora le cose sarebbero diverse. Ma poi ammette che: “smettere è praticamente impossibile. Mi sono lasciata alle spalle miserie e stenti e adesso riempio di regali la mia piccola, vivo in una bella casa in centro, ho una bella macchina e mia figlia va in un bel lido a pagamento. Un domani la manderò in una scuola privata e poi all’estero, per lei solo il meglio”. Stacca una poesia della Pizarnik, sugli aquiloni, dal suo libro e me ne fa dono. Poi lei e Chiara si allontanano tra la folla di Piazza Umberto come due qualsiasi ragazze distinte, allegre, normali.

Autore: Onofrio Bellifemine
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