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Una riflessione sul caso Marrazzo: si torna a Canossa dopo quasi mille anni?
15 dicembre 2009

Ecco la notizia che l’ex presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, dopo essere stato travolto dagli eventi notissimi e dopo avere “scontato” spontaneamente un periodo di… riflessione spirituale in un’Abbazia, cristianamente “guidato” addirittura dall’Abate, non contento di tutto questo po’ po’ di refrigerio spirituale, si accinge, se non l’ha già fatto, a scrivere addirittura al Santo Padre per invocarne il perdono! Vorrei perciò fare qualche considerazione, non tanto sul fatto che un uomo “arrivato”, presentatore televisivo che, con le sue inchieste sempre in favore dei Cittadini offesi e vilipesi da Istituzioni, Industrie, fornitori di servizi e cialtroni vari, si rivolgevano alla sua trasmissione per ottenere giustizia; forte della notorietà acquisita, si candida per la poltrona prestigiosa di presidente del Lazio e vince la sfida, si sia fatto pescare lui medesimo con le “braghe calate” nel vero senso del termine, come “utente finale” in compagnia di una persona che offre prestazioni sessuali a pagamento, con uso anche di droghe più o meno pesanti, quanto sulla piega, che oso definire grottesca, che stanno prendendo le cose. I fatti sono noti e vedono un accavallarsi di eventi. L’escalation degli eventi, fa venire alla luce delle situazioni sordide, fino all’epilogo drammatico con OMICIDI (sempre se provati). E che cosa fa l’ex giornalista conduttore ed ex presidente? Come già accennato, trascorre circa un mese in Abbazia a curarsi le ferite dell’anima. Poi, non contento di quanto ricevuto in spirito, dall’Abate, addirittura vorrebbe scrivere al Santo Padre (sembra che la missiva sia già sul tavolo di un Presule di grande caratura Oltretevere) per ottenere il di Lui perdono. Questa la cronaca molto stringata, ricavata dalle notizie che i media, da un mese, ogni giorno ci propinano. Dire che non se ne può più? No! Questa storia grottesca, continua a suscitare in chi la segue, una sorta di fascino perverso, perché ogni giorno vengono fuori aspetti sempre più torbidi che nessuno avrebbe mai potuto immaginare. Oggi leggo sui giornali che altri esprimono riserve intellettuali se non morali sulla missiva al Papa, per chiedergli perdono! Allora non sono solo io a pensarla male! Le considerazioni che vorrei proporre hanno aspetti diversi: morale, etico, di costume. Aspetto morale: a mio modesto parere e riferendomi alla morale corrente, non “adulterata” da convinzioni manichee, il signor Marrazzo aveva tutto il diritto, avendone fatto una scelta consapevole, di frequentare chiunque volesse. Certamente, questo “signore” nei suoi comportamenti, avrebbe potuto e dovuto considerare anche il non trascurabile fatto che aveva una moglie e dei figli. Senza sembrare “bacchettone”, mi sembra poco indicato che un uomo, psicologicamente in ordine, con i normali “appetiti” dell’uomo della strada, possa essere giustificato se frequenta personaggi (ancorché un po’ sopra le righe, ma rispettabili, fino a prova contraria) che forniscono certe prestazioni, in contesti particolari dove si consumano stupefacenti. Mi domando, a questo punto, se il signor Marrazzo abbia mai affrontato in famiglia e con i figli, il problema delle droghe. Problema che investe in tutta la sua violenza, il mondo dei giovani ed ahimé anche dei giovanissimi. Aspetto etico: qui andiamo un po’ sul “ghiaccio sottile”. Il presidente Marrazzo poteva frequentare certi ambienti? Da normale cittadino Marrazzo, certamente sì. Da uomo delle Istituzioni – presidente Marrazzo – certamente no. Ma non tanto per un fatto di decenza, quanto per il fatto che l’ambiente della prostituzione, dell’amore “diverso” a pagamento, dove molto facilmente vi è l’uso di stupefacenti ed è frequentato da individui molto “border line”, espone inevitabilmente il frequentatore a situazioni pericolose per sé e per l’Istituzione che rappresenta. Aspetto legato al “costume” ed alla conseguenza che certe situazioni sono oggetto di cronaca giornalistica, leggendo la quale, molte persone si fanno idee diverse e non tutte diciamo così caritatevoli e solidali con colui che le induce con i propri comportamenti. E veniamo all’evento che fa nascere questa riflessione. La lettera o l’intenzione di scrivere al Papa per invocarne perdono. Con tutti gli sforzi intellettuali che uno come me può fare, sinceramente mi chiedo quale è la necessità di un tale passo? Il sig. Marrazzo, non ha avuto momenti di confessione e quindi di resipiscenza, durante la sua permanenza in Abbazia? Quale valore aggiunto può dare un perdono, evidentemente non spontaneo, ma certamente su richiesta di parte, da parte del Papa? Non è che il sig. Marrazzo, nei confronti del cui pentimento SINCERO, personalmente nutro qualche piccolo dubbio – è ovvio, senza voler apparire il Torquemada della situazione, cosa che non è nelle mie intenzioni – volendo lasciarsi aperto qualche spiraglio per il futuro, magari di uomo politico, necessita di una specie di “certificato di buona e sana costituzione (morale), firmato da un medico d’eccezione: Benedetto XVI.

Autore: Tommaso Gaudio
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