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Un errore, l'attacco sulla vicenda della P2 Enzo de Cosmo
15 settembre 2003

In un mio recente libro autobiografico (Appunti di vita vissuta, Ed. Vivere In), pubblicato circa un anno fa nella ricorrenza del mio 60° compleanno, nel cap. IV sullo Stato democratico a proposito del mio impegno politico amministrativo a Molfetta, scrivo che “Finocchiaro spesso riusciva ad essere il vero Leader della città pur se da posizioni minoritarie” e ciò per quel condizionamento politico (dovuto alla sua preparazione, competenza, ma anche al noto carattere di uomo troppo libero e di personalità fortemente accentratrice) che imponeva a socialisti, comunisti e persino a democristiani costretti a “far i conti con lui” o “a prendere ordini da lui” nonostante il suo ritrovarsi in minoranza o, meglio, all'opposizione. Con un pizzico di presunzione unita a realismo affermo, poi, che questo “complesso d'inferiorità” dei democristiani a Finocchiaro “portò noi giovani democristiani dell'epoca, particolarmente me e Lillino Di Gioia, a guidare la lotta alle debolezze della DC locale e verso la “liberazione”da quel complesso tant'è che nel 1970 imponemmo al Comune un'amministrazione centrista con democristiani, socialdemocratici e repubblicani senza i socialisti. Fu l'inizio di una vera guerra politica, su tutti i fronti, tra democristiani e socialisti, peraltro valida sotto il profilo democratico in quanto i due partiti rappresentavano gran parte (circa il 70%) dell'intero elettorato cittadino. Queste mie dichiarazioni, scritte quando Beniamino Finocchiaro era in vita (e non dopo la sua scomparsa quando è facile farsi prendere dalla benevolenza e dalle emozioni!), costituiscono il sincero riconoscimento di un vecchio avversario politico come me a Finocchiaro al quale va dato atto di aver quasi sempre “rappresentato” la storia moderna della nostra città. E' noto che a me capitò, negli anni '70 ed '80°, trovarmi in una continua posizione di “dualismo politico” con Finocchiaro essendo io riuscito, dopo gli anni della Sua presidenza RAI e quella del Consiglio Regionale nonché subito dopo la sua elezione nel 1975 a Sindaco di un'amministrazione socialcomunista, ad essere eletto nel 1976 ed una seconda volta nel 1979 Deputato al Parlamento. Insomma, fare il Deputato ed essere all'opposizione di Finocchiaro a Molfetta era pesante e difficile. Si immagini soltanto – cito un solo episodio storico che quando nel 1979 il Presidente della Repubblica Sandro Pertini passò da Molfetta e fu ricevuto ufficialmente dal Sindaco Finocchiaro a Palazzo di Città in via Tattoli, benché io non fossi stato invitato dal Sindaco, mi presentai, nella mia veste di Deputato in carica, nella sala della Giunta, dove Finocchiaro attendeva il presidente Pertini insieme ai Capi Gruppo consiliari, ma mi vidi costretto, in modo pesante e poco diplomatico, dallo stesso Sindaco ad uscire dalla sala perché non capo-gruppo! Non mi perdetti d'animo, invitai ufficialmente l'avv. Peppino Camporeale, all'epoca capo-gruppo del mio partito, la DC, ad abbandonare la riunione e con lui mi portai nell'atrio esterno, dove fui costretto, all'arrivo del Presidente, a fermare il corteo presidenziale andandogli incontro ed esibendo a qualche corazziere il mio tesserino perché costretto a salutarlo nella mia città all'esterno del Palazzo solo perché oppositore! Pertini, dopo avermi riferito che mi avrebbe incontrato al ricevimento ufficiale dei Parlamentari in Prefettura, mi disse: “anch'io sono stato sempre all'opposizione…!” Così come, quando nel 1984 fui eletto Sindaco e rimasi in carica per due mandati fino alla mia elezione nel 1992, al Senato della Repubblica, mi capitò avere Finocchiaro, Senatore della Repubblica e uomo di governo all'opposizione. Sono stati anni laboriosi ma produttivi quelli da me vissuti – alla guida della città – con un tanto “illustre e grande oppositore”. Devo, infatti, riconoscere che l'operosità e la produttività delle amministrazioni da me guidate (DC, PRI, PSD, PLI) furono tali anche e soprattutto grazie allo “stimolo” ed al “tallonamento” continuo di Finocchiaro. Non a caso il capo-gruppo della DC, Lillino Di Gioia, al mio insediamento, ebbe ad esortarmi “pensa soltanto alla città e non al partito in quanto dobbiamo dimostrare di saper fare come e più di Finocchiaro!” Con Beniamino Finocchiaro esistevano anche – nonostante le note “battaglie politiche”- sinceri rapporti di stima e spesso ci si trattava da “compagnoni” se non da amici. Così come, quando una sera dopo pochi giorni da un nostro reciproco pesante scontro in Consiglio a Molfetta, pretese ospitarmi nella sua casa romana, facendo arrivare per la cena, appositamente in macchina, dal ristorante “Tommaso” di Palese, del gustoso frutto di mare freschissimo, ma cotto. Ed ancora quando all'inizio di questa torrida estate gli telefonai per chiedergli notizie sul suo stato di salute e sulla possibilità di andargli a fargli visita egli mi disse, con il suo solito tono scherzoso: “Enzino, appena mi riprendo, dobbiamo stare insieme a cena”. Nel rendere gli “onori” a Finocchiaro, desidero fare riferimento ad un ultimo episodio. Com'è noto durante i suoi mandati di sindaco ed i miei contemporanei di deputato scoppiò il “famoso” caso della P2, che lo vide coinvolto. Appena fu pubblicato a Montecitorio un dossier con i nominativi degli iscritti a quella loggia di Gelli, mi precipitai – si capisce strumentalmente, dal punto di vista politico, trovandomi io e la DC locale all'opposizione – a farmi organizzare un comizio pubblico a Molfetta a Corso Umberto, dopo aver espresso le mie pesanti critiche al caro collega deputato comunista dell'epoca On. Sicolo che seguiva da vicino le vicende amministrative di Molfetta – sull'anomalia che il PCI di Molfetta non fosse uscito immediatamente dall'amministrazione così come – va dato atto al PCI – avvenne in molte città ed amministrazioni provinciali nelle quali i comunisti erano “al potere”. Non mi bastarono le perplessità dell'On. Sicolo il quale mi assicurava che in tal senso erano state date disposizioni dal suo Partito centrale. Tenni un indimenticabile comizio (con evidenti difficoltà di alcuni democristiani a starmi vicino sul palco!) nel quale esibii i documenti sull'iscrizione alla loggia P2 del sindaco di Molfetta e “tuonai” contro il PCI perché non aveva seguito l'esempio di altri simili casi! L'indomani, con volantini del PCI locale, fu data notizia della caduta dell'amministrazione Finocchiaro. A distanza di moltissimi anni, e precisamente alcune settimane fa e comunque sempre all'inizio di questa estate ho letto sul penultimo numero di “Controcorrente” un articolo dal quale si evince e si dimostra, altrettanto documentalmente, l'errore di quell'iscrizione di Finocchiaro alla P2. Chiamata subito telefonicamente casa Finocchiaro, ho parlato con la gentile signora Elena e, dopo averle chiesto notizie sulla salute di Beniamino, l'ho pregata di porgere con un abbraccio le mie sincere scuse al suo caro consorte per la mia storica provocazione strumentale rivelatasi poi senza reale fondamento. Beniamino Finocchiaro è stato certamente un autentico leader, un politico esperto e tenace della storia della nostra Città, ma anche un galantuomo! Enzo de Cosmo
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