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UMBERTO BINETTI, ATTORE E REGISTRA TEATRALE
15 aprile 2019

Faccio una premessa essenziale. Dal 1974, anno in cui iniziai a fare teatro, il progetto di un teatro Comunale era “alle porte”. Mi sembra naturale che su questo nuovo progetto che si ripropone a mezzo secolo di distanza mi viene un po’ da “sorridere”. Detto questo, davvero non ho idea se tale cifra sia eccessiva o no. Bisognerebbe entrare in modo molto attento all’interno del progetto per poi esprimere una opinione. Forse l’ubicazione prevista risponde a necessità di spazi allargati specie per un problema di parcheggi e viabilità. Comunque io e tantissimi altri “addetti ai lavori” (se non altro perché in questi anni ne abbiamo parlato esprimendo desideri) ho sempre immaginato il Teatro Comunale molfettese ubicato in quella splendida cornice naturale in cui attualmente c’è il Mercato del Pesce, che già di per sé, esternamente, è molto piacevole. (Banchina S. Domenico). Del resto, da anni, tale luogo è divenuto location di concerti musicali. Le dimensioni? Sono un antropologo e so bene che il contesto ha una importanza essenziale perché un progetto, una idea sia usufruibile dalla comunità nel miglior modo possibile. E il contesto mi dice che indubbiamente un contenitore per 1.200 persone sarebbe senza dubbio non rispondente alle reali esigenze del “pubblico molfettese” che, dati alla mano, non mi sembra così attento alle varie stagioni teatrali e/o musicali e di danza. Sui costi, mi ripeto: non ho dati reali per poter dare un parere. Senza dubbio sia lo spazio per i musicisti che le misure del palcoscenico mi appaiono oltremodo riduttive rispetto ad un progetto che, all’apparenza, mi dà di “strategicamente” faraonico. Un Teatro, un luogo dove si “fa arte” non è mai un “non luogo”. Marc Augè, il creatore di questo termine/pensiero lo identifica nei luoghi di passaggio come un aeroporto, una sala d’attesa in Stazione. Certo che se gli spettatori dovessero riempirlo per scaldare le poltrone lo diventerebbe ma qui il discorso si fa un po’ più serio. Sala cinematografica? Direi proprio di no. Un teatro è e deve rimanere tale. La gestione andrebbe affidata a gente capace, con curriculum seri, veri e riconosciuti. Costruirne due con la stessa cifra? Credo che la cosa sia possibile, ovviamente con prospettive di minore visibilità ma, probabilmente questa ipotesi sarebbe più vicina alle esigenze della cittadinanza e meno ai politici. La proposta di “Quindici” di intitolare il teatro a Capotorti mi sembra non male come scelta ma, per come e dove immaginavo potesse nascere il Teatro mi sarebbe piaciuto “Il teatro del mare”. Beatrice Trogu

Autore: Beatrice Trogu
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