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Tre programmi a confronto.
15 maggio 2006

Scordatevi il “libretto verde”. Così fu chiamato dai sostenitori come dai nemici, rimpiangendolo i primi e denigrandolo i secondi, il programma presentato da Guglielmo Minervini ai tempi della sua prima elezione a sindaco. “Libretto verde”, dal colore della copertina o anche “libro dei sogni”, per lo sforzo di elaborare un'immagine globale della città, diversa, utopica per molti. Quel programma si distingueva anche per il metodo, essendo frutto di un'elaborazione corale, realmente partecipata, avvenuta fra i settecento aderenti al movimento “Il Percorso”. Che si trattasse o no di un elenco ingenuo di buone intenzioni, era un programma, di cui negli anni si è potuto rinfacciare o lodare l'attuazione. Spesso, soprattutto quando s'è trattato di individuare un possibile candidato o cercare la base comune in uno schieramento, s'è detto che non erano importanti le persone ma, appunto, il programma. A questo ci si appellava come discrimine e, soprattutto con l'indebolirsi delle ideologie. Confessiamo di aver incontrato qualche difficoltà, a 20 giorni dal voto, a reperire i programmi di tutti i candidati sindaci, per poter fornire un servizio, confrontandoli fra loro, spulciandoli alla ricerca di curiosità, di elementi che possano aiutare a capire come scegliere non solo una persona, ma un progetto di città. A caccia conclusa, si può dire che i programmi dei tre principali contendenti alla carica di sindaco, su cui ci soffermiamo, si distinguono per impostazione, prima ancora che per contenuti. Azzollini, sì alla collaborazione con i privati Generico quello di Antonio Azzollini, quasi fosse stato buttato giù in fretta. In controluce si legge la convinzione che si tratti di poco più che una formalità, che saranno le persone, una volta entrate nella stanza dei bottoni di Via Carnicella, a decidere che fare. Unica caratterizzazione politica la si rintraccia nel primo punto, dedicato alla famiglia, nucleo fondante della società nella visione conservatrice, ad iniziare dall'impegno ad istituire un assessorato apposito. Un altro carattere torna poi nell'elenco dei servizi che si intendono offrire nel settore: il rapporto con i privati. Si migliorerà “l'accesso agli asili nido, anche attraverso convenzioni con privati”, apriranno nuovi centri ricreativi per gli anziani “attivando servizi d'intesa con palestre, centri di svago e con le numerose Confraternite presenti sul territorio”. In quanto alle scelte capaci di cambiare il volto della città, nessun ripensamento sul porto: “La realizzazione della nuova struttura del Porto, con l'annessa piattaforma logistica e i nuovi collegamenti stradali faranno della nostra città il polo di attrazione per i più importanti gruppi produttivi del Paese”. Nebuloso il futuro urbanistico, un genericissimo: “Nuove soluzioni urbanistiche per lo sviluppo armonioso della città e per mantenere il più basso possibile il prezzo delle abitazioni”. Qualche specificazione in più per il centro antico, con l'impegno alla ristrutturazione della Muraglia e di Piazzetta Amente e l'adoperarsi per l'acquisizione di Palazzo Dogana. Di Gioia dice “qualcosa di sinistra” Il programma del centrosinistra è frutto del cammino, iniziato un anno fa, con il processo “L'Unione chiama la città” e poi dei cinque forum programmatici seguiti alle primarie, di un'elaborazione che si è sforzata di essere partecipato, nata dal confronto fra “cittadini, forze sociali e produttive, realtà sindacali ed associative, espressioni del mondo delle professioni e del volontariato”. Poi le principali opzioni programmatiche. Sull'espansione urbanistica Di Gioia assume un impegno specifico: “Completata l'edificazione delle aree di espansione previste dal PRG, è impensabile prevedere ulteriori cementificazioni dell'agro oltre la cinta naturale costituita dalla 16 bis”. Meglio puntare al recupero e al “riuso di tutta la città costruita”. Preservare e valorizzare il territorio, quindi, anche “evitando una ulteriore espansione e una crescita indiscriminata delle zone industriali”. In quanto al porto, ridisegnare l'intero del waterfront (fronte mare), affrontando “nell'ambito della pianificazione strategica, la questione del ripensamento del Porto e dei servizi ad esso connessi”. Grande spazio vien dato alle forme per concretizzare la democrazia partecipata e un capitolo a parte alle prospettive culturali, che fa perno sulla possibile creazione di “una direzione artistica unitaria e programmazione pluriennale che ne garantiscano l'elevata qualità”. Tommaso Minervini, il vate Non crediamo di sbagliare nell'affermare che il suo programma Tommaso Minervini se lo è scritto da sé, materialmente si intende. Le scelte programmatiche potranno anche essere state discusse con i protagonisti della sua coalizione, ma il tono no, è tutto suo, vagamente cardinalizio si potrebbe definire, oscillante fra l'aspirazione a ritenersi capo carismatico, che sentirebbe più giusta un'investitura dall'alto o un acclamazione popolare, piuttosto che un'arida votazione con conteggio dei voti, e la sottolineatura che è l'ora di farla finita con le ideologie, gli schieramenti politici, la destra, la sinistra e pure il centro, bisogna andare oltre, tutto. Il programma inizia con una domanda: “Come è possibile, in un'epoca in cui si sta violentando la natura, compreso le piccole vite appena nate, ritrovare la fiducia e la naturalezza?” Per poi procedere con le seguenti affermazioni: “Il nostro concetto di città Bella è quello dell'Armonia tra ciò che esteriore ed i valori dell'Essere: l'Etica, la solidarietà, il riconoscimento reciproco, il sentirsi Civitas, il sentirsi Comunità, il valore della rappresentanza che è valore di reciprocità. Il voto non è la restituzione di un favore ricevuto o promesso ma una libera valutazione di chi riesce ad attuare libere forme di soddisfacimento dei bisogni o il raggiungimento di un fine. Questo è stato lo sforzo riuscito in questi 5 anni di un Sindaco per tutti, che oggi vuole liberare le passioni e far scendere in campo i partigiani della libertà”. C'è da chiedersi se chi fa parte della sua coalizione condivida questi obiettivi, visto che di questo sentire non è stata data poi grande prova nei cinque anni passati. In quanto alle scelte specifiche, annotiamo un impegno ad acquisire la piena titolarità della Multiservizi e a creare una “holding comunale proprietaria al 100% di tutti i beni delle aziende comunali” e, in sintonia con le affermazioni berlusconiane, a ridurre “l'ICI prima casa al 4 per mille per le fasce deboli”. In quanto all'urbanistica, la coalizione dell'ex sindaco propone di completare il PRG e anche di “realizzare forme di collaborazione pubblico/privato per il risanamento ed il recupero di parti della città che presentano indici di degrado e necessità di pronto recupero: come per esempio Molfetta vecchia e Catacombe”. Si punta alla costruzione di un teatro comunale, dove c'è ora il Municipio. Per il porto, nessuna marcia indietro, piuttosto procedere alla gara d'appalto ed alla costruzione. Fino alla zampata finale: “Il mio programma come si vede ha una priorità: procedere e consolidare un metodo di governo cittadino libero, centrato sulle tante originalità e che abbia una rappresentazione di sintesi nel Sindaco di piena e completa rappresentatività non faziosa e sempre disponibile, senza mai rinunciare per questo ai propri Valori democratici, di unità etico, morale della Comunità Molfettese fondamentali, secondo il motto UT UNUM SINT”.
Autore: Lella Salvemini
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