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Travaglio a Molfetta per il Decennale di “Quindici” e le polemiche pretestuose
20 gennaio 2004

MOLFETTA – 20.1.2004 Il ciclo di iniziative che celebrano il decennale di “Quindici” si aprirà giovedì 22 gennaio, alle ore 18,30, presso al Fabbrica di San Domenico con la presentazione dell'ultimo libro Marco Travaglio: “Lo chiamavano impunità”. Una conversazione pubblica, organizzata dall'associazione “Via Piazza”, editrice del nostro giornale, in collaborazione con la sezione molfettese dei “Democratici di sinistra”, moderata dal giornalista di Rai 3, Federico Pirro, e dal segretario cittadino diessino, Mino Salvemini, che sarà occasione per discutere del caso Berlusconi, della libertà di stampa e dello stato della vita democratica in Italia. Un'iniziativa programmata da tempo, intrecciatasi però con le ultime vicende che hanno coinvolto Marco Travaglio (nella foto), giornalista noto per aver scritto alcuni interessanti libri ad analisi delle vicende degli ultimi anni, in particolare sull'ascesa di Berlusconi, e in questi giorni al centro di una querelle con Massimo D'Alema, per le affermazioni fatte durante la manifestazione nazionale dei girotondi a Roma. L'episodio ha spinto un gruppo di diessini baresi a scatenare una polemica, rivolgendo ai compagni di Molfetta una lettera aperta, pubblicata poi dai maggiori organi d'informazione, in cui affermano: “Apprendiamo che per il prossimo 22 gennaio è programmata nella vostra città, per iniziativa dell'associazione culturale “Via Piazza” in collaborazione con la vostra sezione, un incontro con il giornalista Marco Travaglio. Ci è chiaro il fatto che questo incontro è stato certamente organizzato molto tempo fa, ma ci colpisce che la propaganda dell'appuntamento sia cominciata ben dopo che erano state pubblicate da tutti i giornali le offensive, gravissime, calunniose accuse di Travaglio al presidente del nostro partito. Calunnie gravissime che sono un doppio servizio all'avversario che Travaglio dice di voler combattere: perché insinuano dubbi (etici, addirittura!) nelle file del centrosinistra, perché rinnegano un'esperienza di governo capace (tutto l'opposto delle calunnie di Travaglio) di affrontare per la prima volta in modo limpido e trasparente l'agenda delle privatizzazioni. Vi chiediamo pertanto se non sia il caso di dissociare il nome e il simbolo del nostro partito da questa manifestazione”. I diessini molfettesi non si sono mossi dalle loro posizioni. Il direttore di Quindici, Felice de Sanctis, a nome dell'associazione “Via Piazza” ha replicato con una sua nota, inviata ai giornali e alle agenzie di stampa, in cui si sostiene che: “In merito all'incontro pubblico con il giornalista Marco Travaglio, previsto a Molfetta per il prossimo 22 gennaio, ricordiamo che esso è stato organizzato dall'associazione culturale “Via Piazza”, editrice del mensile cittadino “Quindici”, all'interno di un ciclo di iniziative in occasione dei dieci anni dall'inizio delle pubblicazioni. I ”Democratici di sinistra” di Molfetta hanno solo offerto la loro collaborazione. Inutile, quindi, che si chieda la dissociazione del simbolo di tale partito, poiché esso non è mai comparso, sul manifesto vi è, infatti, solo quello di “Quindici”, un piccolo ventilatore. Marco Travaglio verrà a Molfetta non per un dibattito politico sul passato o sul futuro del centro sinistra, ma per presentare il suo ultimo libro, “Lo chiamavano impunità”, titolo che è ricordato nello stesso manifesto che pubblicizza la conversazione pubblica. Pur essendo chiaro a tutti che l'organizzazione è di molto precedente alle dichiarazioni di Travaglio su Massimo D'Alema e alla risposta di quest'ultimo, l'associazione “Via Piazza”, che si batte da dieci anni per la libertà di informazione, precisa di non essere abituata ad esercitare censure. Quindi il dibattito si terrà regolarmente, Marco Travaglio potrà, se vorrà e se e sollecitato dai moderatori, spiegare il senso delle sue affermazioni e soprattutto addurre prove, motivazioni, ragioni a quanto detto e da dire. Ci sembra quasi inutile ribadire, infine, che il diritto di critica non può essere riconosciuto solo quando va nella direzione voluta e che il sale della democrazia sta nel non potersi ritenere alcuno al di sopra dell'esser chiamato a render conto delle sue azioni”. Lella Salvemini
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