Recupero Password
Tanti molfettesi alla marcia della pace di Assisi Allegria, fratellanza, goliardia e un comune sentire fra tutti i partecipanti
15 ottobre 2001

Se ne sono dette tante nei giorni che hanno preceduto la Marcia della Pace Perugia-Assisi. Tante parole inutili gridate ai quattro venti da politicanti più o meno autorevoli, da presunti “leader” di questa o quella sigla, da gente “senza scienza e senza virtù”. Polemiche pretestuose dettate da miseri interessi di bottega, dal vizio tremendamente italico di coltivare sempre e comunque il proprio orticello senza la minima capacità di guardare oltre. Minacce e provocazioni grossolane da una parte, distinguo e giustificazioni patetiche dall'altra. Un clima anomalo ed inadeguato aveva preparato quella che doveva essere solo una grande manifestazione per testimoniare la presenza forte nella società civile italiana, di un vasto, vastissimo movimento trasversale che rifiuta la guerra, questa guerra, e tutte le sue implicazioni. Che si oppone fermamente al terrorismo e ai fondamentalismi (qualunque essi siano), non credendo minimamente che per fermarli sia sufficiente bombardare Kabul, colpire un popolo già martoriato, uccidere donne già violentate da una spessa coltre di stoffa che le separa dal mondo, mutilare vecchi e bambini, a seguito di quelli che gli strateghi militari chiamano con il loro freddo e asettico linguaggio, “errori collaterali”. Ma in troppi hanno voluto mettere etichette su questa Marcia, in troppi hanno provato a strumentalizzarla, a propagandarla come “cosa loro”, ad utilizzarla come una “vetrina” per passare direttamente sui tg nazionali. E sono stati tutti buggerati. Buggerati da un movimento multiforme e multicolore che è stato il vero protagonista della Marcia ed ha presto relegato ad un ruolo di comparsa marginale chi ha provato ad “impacchettarli”. Duecentocinquantamila anime, dicono le stime ufficiali, hanno formato il mastodontico corteo che ha coperto la distanza tra Perugia ed Assisi, e che di etichette o propaganda non sapevano proprio che farsene. Ma poi che senso hanno le “stime ufficiali”? Come si fa a contare una per una le migliaia e migliaia di persone accorse da ogni parte d'Italia, in una vera e propria babele di dialetti ed accenti, per testimoniare, solo con la propria presenza, un'idea che va ben oltre ogni steccato, di qualunque natura esso sia? Certo, erano in molti con le proprie bandiere a voler affermare una “appartenenza”, ma intesa non come un muro che divide, ma al contrario come un ponte che crea legami, vincoli, che unisce e vivifica le differenze. E che bello veder sfilare insieme le croci azzurre su sfondo bianco delle Acli, accanto all'inossidabile falce e martello; le bandiere dei sindacati fianco a fianco con lo striscione dei “giovani industriali di Reggio Calabra”; i tantissimi scout accanto ai curdi fedeli al loro Ocalan. Ma sarebbe assurdo provare solo ad elencare le più di seicentocinquanta tra associazioni e organizzazioni che hanno aderito alla più grande manifestazione pacifista dell'Occidente, degli ultimi anni. E c'eravamo anche noi. C'era il gonfalone della nostra città portato stoicamente innanzi, sotto un sole cocente, da due vigili urbani in alta uniforme. Molfetta è con la pace. Tutta, senza distinzioni. E c'erano più di cento persone che hanno riempito i due pullman organizzati dal Punto Pace Pax Christi di Molfetta e dal Molfetta Social Forum. C'era allegria, fratellanza, goliardia anche, e sempre un “comune sentire” pur nelle differenze profonde tra i tanti partecipanti. Ma per una volta queste sono state considerate una risorsa, una base comune su cui poter costruire. E che dire dell'emozione nel vedere su un balcone di Santa Maria degli Angeli a pochi chilometri da Assisi, un lungo striscione con sopra impresso quel volto limpido e inconfondibile, quegli occhi dolci e lucenti del nostro Don Tonino, e le sue memorabili parole: “In piedi, costruttori di Pace!”. Anche qui le sue parole hanno lasciato un segno. I suoi semi hanno germogliato. Malinconia ed orgoglio. Una marcia lunga e tremendamente faticosa (vi posso garantire, se mi è concessa una nota personale, che 25 chilometri a piedi ai quali occorre aggiungerne chissà quanti altri per trovare i pullman dispersi tra migliaia di altri, sono davvero un'impresa titanica. Le mie articolazioni ne stanno ancora pagando le conseguenze) che ha però costituito per chi vi ha partecipato il modo più profondo per recuperare il senso del proprio essere al mondo. E non vi paia un'esagerazione. Giulio Calvani
Nominativo  
Email  
Messaggio  
Non verranno pubblicati commenti che:
  • Contengono offese di qualunque tipo
  • Sono contrari alle norme imperative dell’ordine pubblico e del buon costume
  • Contengono affermazioni non provate e/o non provabili e pertanto inattendibili
  • Contengono messaggi non pertinenti all’articolo al quale si riferiscono
  • Contengono messaggi pubblicitari
""
Quindici OnLine - Tutti i diritti riservati. Copyright © 1997 - 2022
Editore Associazione Culturale "Via Piazza" - Viale Pio XI, 11/A5 - 70056 Molfetta (BA) - P.IVA 04710470727 - ISSN 2612-758X
powered by PC Planet