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Talos festival 2014- Ruvo di Puglia (4/14 settembre), manifestazione unica
19 settembre 2014

Il Talos festival che si tiene ogni anno a settembre a Ruvo di Puglia, sotto l’impeccabile Direzione Artistica del Trombettista e compositore  Pino Minafra, nonché’ organizzatore ed  ideatore del festival originale nella scelta dei musicisti, tra storia e sperimentazione, ha chiuso i battenti domenica 14.

Quest’anno è addirittura durato dieci giorni diviso in due fasi: l’anteprima ( dal 4 al 10 ), dove hanno avuto spazio bande orchestre e musicisti locali, che di esse hanno fatto parte in passato; il Festival internazionale ( dall’11 al 14 ), dove si sono esibiti soprattutto Musicisti Stranieri con progetti misti, alcuni dei quali in collaborazione con Musicisti Italiani, il tutto condito con Mostre e conferenze a tema.

Quest’anno il filo conduttore della parte internazionale della manifestazione e’ stato l’etichetta indipendente inglese Ogun, storica nella scelta dei musicisti e nella linea musicale seguita negli anni; incisioni coraggiose e originalissime atte a sperimentare nuove sonorità nell’ambito Jazz.

Quindi io partirei proprio dalla conferenza sull’etichetta Ogun, tenutasi il 14 all’ex Convento dei Domenicani, dove è intervenuta la storica fondatrice Hazel Miller, che fondò la Ogun nei primi anni ’70 insieme a Harry Miller.

Coordinata perfettamente da Roberto Ottaviano è servita a svelare i segreti e la storia di un’etichetta che è  stata fondamentale, e lo è ancora, per il jazz Europeo. Per parlare di questo sarebbe necessario un articolo a sé stante, che scriverò in seguito.

La Miller ha finalmente soddisfatto la mia fame di sapere circa incisioni e Musicisti del calibro di Keith Tippet, Julie Tippett, Lol Coxill, Elton dean, Louis Moholo, Evan Parker, Mike Osbourne, Stan Tracey, Alan Skidmore, John Surman, e i Blue Notes, formazione sudafricana di musicisti fuggita dal Sudafrica per via dell’apartheid e riparati in Inghilterra dove hanno trovato spazio appunto nell’etichetta della Hazel, fondendo il loro stile musicale unico con quello di jazzisti inglesi, dando quindi vita al sound speciale della Ogun.

Torniamo al Festival. L’Anteprima.

E ‘ cominciata il 4 con il concerto dell’Orchestra Giovanile “Apulias Musicainsieme “ della città di Ruvo, Diretta dal Maestro Pino Caldarola, che ha evidenziato quella che è la tradizione Bandistica Ruvese.

Vedere bambini e ragazzi eseguire brani classici, jazz e temi di colonne sonore con un’energia e una bravura spettacolare e’ stato veramente emozionante.

Si sono poi succedute nelle serate seguenti dell’anteprima: l’Orchestra di fiati del Conservatorio Nicolò Piccinni di Bari;  la  Birbaband-Italian Street Band di Ruvo  nata da un’idea del clarinettista Vincenzo Jurilli, fondendo il repertorio funky soul lati swing con una coreografia di movimenti ritmici e sincronizzati; la Route 99 Streetband anch’essa, nata dal Maestro Giuliano Teofrasto che ha fuso jazz blues e funky con la tradizione pugliese delle bande da giro; la banda Vito Giuseppe Millico di Terlizzi direttore Salvatore Campanale; la Fanfara Bersaglieri di Ruvo e  Altamura; gran concerto bandistico Biaggio Abate  citta’ di Bisceglie Direttore Domingo Damato, e infine la Sossiobanda e orchestra di fiati Raimondo Farina di Spinazzola.

Questa prima parte rigorosamente con ingresso libero, ha evidenziato le realtà bandistiche e orchestrali locali ed è stata coadiuvata da appuntamenti pomeridiani didattici, mostre e conferenze.

Arriviamo all’11 settembre quando è partito il Talos Internazionale vero e proprio, dove tra appuntamenti pomeridiani e serali in piazzetta Le Monache, si è assistito ad esecuzioni spettacolari per l’importanza e la storia dei musicisti esibitisi.

Si comincia all’ex Convento dei Domenicani con il duetto Gianluigi Trovesi ( clarinetti ) e Margherita Porfido ( clavicembalo ), connubio inedito che ha suscitato interesse tra gli ascoltatori accorsi in parecchi.

A seguire il Piano solo di uno dei musicisti più importanti della scena Jazz sperimentale attuale, il grande Keith Tippett.

Esponente di spicco della scena Jazz contemporanea Europea, punto di riferimento della Ogun e non solo, con cui ha inciso dei capolavori, facendo anche da collante tra i molteplici musicisti Jazz europei della stessa scena, se si pensa al capolavoro dei primi anni settanta “ Septober Energy “, dove parteciparono una miriade di musicisti Jazz e non sotto il nome di Centipete.

Tippett ha eseguito una composizione unica durata circa un’ora cimentandosi a tratti in un virtuosismo eccellente, e in altri sperimentando sonorità create pizzicando le corde del pianoforte o interagendo con dei carillon e strumentini vari, che sistematicamente piazzava sulle corde del piano ottenendo sonorità inedite e bizzarre.

Ne è scaturita un’esecuzione sublime, forse molto sperimentale, ma in sintonia col suo genio, confermandosi un grande.

A seguire la Tankio Band guest Antonello Salis, che ha eseguito energicamente brani del repertorio del grande Frank Zappa, progetto che è anche diventato un cd pubblicato dalla Splash.

Venerdì 12 settembre dopo la proiezione del documentario del regista Cherry Doyns  “Misha Enzovort “, che racconta l’ultimo tour del pianista Misha Mengelberg con la Instant Composer Pool, costretto poi ad abbandonare il palco a causa di una malattia degenerativa, si è esibita appunto la ICP.

Degni del jazz più creativo del vecchio continente, direttiva data appunto da Mengelberg, hanno eseguito composizioni fantasiose avvicinandosi a tratti alla musica di Duke Ellington, con in evidenza l’incontenibile Han Bennink che con mengelberg ha condiviso innumerevoli avventure musicali.

Prima della ICP si era esibito il Gianluigi Trovesi Quartet; Trovesi che torna a suonare con amici di vecchia data ci ha regalato un momento di brani molto interessanti propri e poi standard del repertorio afroamericano. Insieme a Gianluigi ( Sax alto e Clarinetti ) Paolo Manzolini ( Chitarre ) Marco Esposito ( Basso elettrico ) Vittorio Marioni ( Batteria e percussioni ).

Sabato 13 Settembre dopo il concerto finale workshop della ICP con tutti gli allievi, si è passati a Piazzetta Le Monache, dove si e’ esibito in una sua solita performance il percussionista Han Bennink che ha percosso praticamente per più di mezz’ora tutto quello che aveva davanti o che gli capitava tra le mani, tamburi sedie spigoli del palco ecc., confermando la sua fama di sperimentatore e innovatore dello strumento, riuscendo sempre a stupire.

Come ha anche ricordato il giornalista Ugo Sbisà, raccontando che in un concerto al Petruzzelli di Bari qualche anno fa stupì tutti i musicisti dell’orchestra quando cominciò a percuotere anche le loro teste.

Subito dopo il progetto “ For Mandela “ formato dalla MinafricOrchestra & Louis Moholo, Keith e Julie Tippett, G. Montecalvo, C. Eramo e L. Manosperti, voce recitante Michele Sinisi.

Un concerto a dir poco spettacolare dove il sound Ogun la faceva da padrone fondendosi in modo perfetto con musicisti Pugliesi della Maniafric (Pino e Livio Minafra, Ottaviano, Mitoli, Pisani, Actis dato, Vendola, Marzella, ecc.).

Sonorità classiche del Jazz europeo, che da sempre si è distinto da quello afroamericano d’oltre oceano, eseguendo brani stupendi, in testa “ Septober Energy “ di Tippett eseguito magistralmente.

Difficilmente dimenticherò l’atmosfera che questi straordinari musicisti hanno creato quella sera.

L’ultimo giorno, domenica 14,  è stato caratterizzato da 4 appuntamenti: il primo dove Roberto Ottaviano (sax) insieme a Giorgio Vendola (Basso) e Enzo Lanza (Batteria) ha dedicato un tributo al grande Steve lacy, musicista scomparso 10 anni fa, e soprattutto non classificabile nel panorama Jazz, abituato a muoversi in sonorità totalmente diverse; il secondo con il duo inedito e originalissimo distante svariate generazioni: Livio Minafra (pianoforte) Louis Moholo (batteria) dove si è apprezzata l’originalità del sound e la fusione di due stili di jazz che infondo non sono sembrati tanto distanti.

Livio Minafra figlio d’arte, logicamente, nonostante la giovane età è già un veterano del jazz italiano (colpa del padre?), e ha all’attivo CD, collaborazioni importanti  (Paolo Fresu, Bobby McFerrin, Paul Rutherford, Luciana Galeazzi, ecc. ), e premi vinti come il  “ Top Jazz “ nel 2005/2008 e 2011.

Dalle 20,30 si passa in Piazzetta, dove in attesa del grande finale si sono esibiti  Klaus Paier (fisarmonica) e la bellissima Asja Valcic (Violoncello).

Virtuosi dello strumento hanno deliziato gli ascoltatori con sonorità classiche miste a ballate, tipicamente con sonorità dell’est, suonando energicamente e perfettamente tutti i brani che hanno eseguito.  Bravissimi.

Il finale invece in totale stile Talos/Minafra è stato affidato alla Cesare Dell’Anna & Girobanda, formazione allargata di Leccesi Napoletani Albanesi ecc., che alla fine sono riusciti a far ballare quasi tutti con il loro sound zigano con un pizzico di napoletanità e pizzica leccese. Connubio veramente esplosivo.

Bravissimi musicisti e virtuosi dello strumento hanno tenuto uno spettacolo che è durato quasi due ore, coadiuvati da trampolieri e mangiafuoco.

Il finale come al solito è stato caratterizzato dal lancio di palloncini distribuiti al pubblico che hanno creato una coreografia bellissima quando sono stati abbandonati al cielo.

Io penso, rispettando gli altri Festival pugliesi, che il Talos è il più importante in quanto a durata programmazione e originalità.

Ho visto giornalisti e organizzatori di festival stranieri accreditati di tutta Europa.

Il merito? Sicuramente va prima di tutto al grande Pino Minafra, impeccabile nella direzione artistica e ideatore del Talos, a Roberto Ottaviano, ottimo collaboratore nonché’ grande musicista, e ai collaboratori tutti che hanno reso possibile che il festival si svolgesse nel modo più perfetto possibile.

Dopo, ai musicisti straordinari, e non dimentichiamo il meraviglioso pubblico che e’ accorso numerosissimo a tutte le serate.

© Riproduzione riservata

Autore: Antonio Pisani
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