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Sulla tua parola, omelie inedite e Occorre un uomo presentati al Seminario Regionale
15 febbraio 2020

Il magistero di Don Tonino resta di grande attualità anche a 26 anni dalla sua morte. Lo testimoniano due recenti scritti, “Sulla tua parola” e “Occorre un uomo”, presentati al Seminario Regionale con la partecipazione del vescovo della diocesi, mons. Domenico Cornacchia, del Rettore del Seminario Regionale, Mons. Giovanni Caliandro e dei rispettivi autori: S. E. Mons. Vito Angiuli, vescovo di Ugento – S.Maria di Leuca, il dott. Giancarlo Piccinni, Presidente della Fondazione “don Tonino Bello” e il prof. Lazzaro Gigante, docente di Pedagogia alla LUMSA, Giudice onorario. Le due opere rivelano un uomo straordinario, dedito ad una riflessione continua, un uomo dietro il cui grande animo si cela una profonda cultura. “Sulla tua parola. Omelie inedite” realizza una perfetta sintesi tra pensiero e passione, rimandando a quattro diverse sfumature con le quali poter interpretare il titolo. La prima lega la figura di Don Tonino a quella del cardinale Martini, il quale scrisse una lettera pastorale così intitolata, la seconda mette in luce il modus vivendi del grande vescovo, la terza esprime il desiderio di una comunità di affidarsi alla parola di Don Tonino e l’ultima racchiude l’intero episcopato del vescovo, la cui parola era di un fascino strabiliante per quanti ne erano ascoltatori. Di qui la scelta di una raccolta di omelie: Don Tonino è stato vescovo in tanti momenti e in svariati contesti, ma è nelle assemblee liturgiche che risiede la sua identità. A questo proposito Piccinni, dopo un accenno alla deculturalizzazione dalla violenza professata da don Tonino, si sofferma sulla complessità del concetto di identità oggi, non più da intendersi come singolarità, ma come pluralità: di idee, di mondi, di relazioni. Forte anche il richiamo, che piaceva sottolineare a Don Tonino, dell’etimologia latina delle parole “nemico” (“hostis”) e “ospite” (“hospes”), inteso sia come colui che ospita sia come colui che viene ospitato: la stessa radice porta ad esiti agli antipodi, oltre a rappresentare l’origine del termine “ostia”. Le stimolanti riflessioni del grande vescovo erano accompagnate dalla lungimiranza con cui sapeva guardare al presente ed al futuro: Don Tonino individuava nella retrotopia, ossia nel pensare al passato come unica soluzione ai problemi, la causa della scomparsa del futuro, della speranza, del welfare e di tutti i meccanismi che favoriscono l’ascensore sociale. Don Tonino mirava a risvegliare le coscienze di cittadini pensanti e non deleganti, puntava a rendere migliore non solo l’uomo ma anche il cittadino. Su quest’onda prosegue il discorso di Gigante, il quale sposta l’attenzione sulla seconda opera presentata e, in particolar modo, su Don Tonino come educatore laico. «Siate spine dell’inappagamento del mondo: erano queste le parole con cui il servo di Dio invitava noi tutti ad essere critici senza mai essere distruttivi, per poter cogliere i bisogni del mondo». Quello di Don Tonino era un percorso di fede e di cultura che portava al centro dell’attenzione l’uomo, oggi disprezzato dalle istituzioni e dalla filosofia contemporanea. Molti i punti di contatto tra i messaggi di Don Tonino e la filosofia di Levinas, il quale definiva l’uomo “un volto che mi viene incontro”. Il grande vescovo sapeva interpretare queste profonde immagini in una lettura squisitamente cristiana, rivelandosi, oltre che un uomo dal cuore nobile, un abilissimo comunicatore. La comunicazione messa in atto da Don Tonino partiva dall’ultimo, dall’oppresso, che egli definiva sempre l’anonimo insegnante che permette a se stessi di attivare il proprio processo di umanizzazione. «Con Don Tonino, che possedeva un›intrinseca dimensione di sinergia con il mondo e una straordinaria capacità di entrare nella sofferenza altrui, nessuno si è mai sentito escluso. Ognuno veniva investito da un compito in tutti luoghi in cui il grande vescovo s i faceva portatore di quella che era la sua missione». La missione affidatagli direttamente da Dio e trasmessa a noi in tutta la sua potenza emotiva. © Riproduzione riservata

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