Recupero Password
Sicurezza sul lavoro, un problema tristemente attuale, conferenza al Rotary
15 marzo 2009

MOLFETTA - Uno dei temi drammatici della cronaca è la sicurezza sul lavoro e ogni anno una media del 6% (un milione) dei lavoratori italiani è vittima di un incidente, di cui 600mila con esiti di inabilità superiore a tre giorni, oltre 27mila determinano un'invalidità permanente e più di 1.300 ne causano la morte (ogni giorno tre persone perdono la vita per disgrazie legate alla propria attività lavorativa). La legge 626 sulla sicurezza nel lavoro ha introdotto importanti innovazioni modificando l'impostazione della tecnica di prevenzione della legislazione precedente (DPR 547/1955 e 303/1956): si passa da una normativa incentrata su un intervento riparatorio ad una focalizzata sulla prevenzione e sull'informazione, coinvolgendo tutti i lavoratori nella messa a punto di un sistema di sicurezza che prevenga e riduca i rischi. Il decreto legislativo 81/2008 ha introdotto il Testo unico sulla sicurezza sul lavoro che raccoglie, ritocca ed armonizza la precedente normativa, ampiamente disquisito nel convegno “Sicurezza sui luoghi di lavoro. Enti ed istituzioni. Compiti e competenze”, organizzato dal Rotary Club di Molfetta e tenutosi nelle sale dell'Hotel Garden, cui hanno partecipato il prof. Giorgio Assennato (direttore dell'Agenzia Arpa Regione Puglia), l'ing. Vincenzo Annoscia (direttore del Dipartimento Ispesl – Bari), il dott. Fulvio Rana (direttore del Dipartimento Spesal Asl – Bari), l'ing. Giovanni Micunco (comandante provinciale dei Vigili del Fuoco – Bari) e l'ing. Giovanni Attolico (dirigente Ispettorato del Lavoro – Bari) ed il dott. Fulvio Longo (direttore del Dipartimento Prevenzione dell'Assessorato alla Sanità della Regione Puglia), moderatore dell'incontro. Nel corso del convegno si sono delineate alcune disposizioni-chiave del decreto 81/2008, come l'inasprimento delle sanzioni per i datori di lavoro che non rispettano le regole, l'obbligo di quest'ultimi di designare il responsabile del servizio di prevenzione e nominare il medico competente, la nullità dei contratti di appalto, subappalto e somministrazione che non indichino in modo chiaro i costi della sicurezza, la maggiore tutela per i lavoratori precari e stranieri; la valutazione, la riduzione ed il controllo dei rischi per salvaguardare la salute e la sicurezza dei lavoratori attraverso il servizio di prevenzione e protezione RSPP, la nomina di un rappresentante territoriale (qualora sia assente il responsabile dei lavoratori per la sicurezza), ma soprattutto la maggiore formazione dei lavoratori e dei datori di lavoro, per la corretta gestione delle emergenze. “Ciò significa impostare il problema secondo i criteri dell'autotutela - afferma il dott. Micunco - creando un sistema autoregolante e non impositivo, che abbia l'uomo come fine e non come semplice mezzo”, secondo quanto regolamenta l'art. 43. (Nella foto, da sinistra: Giovanni Attolico, Fulvio Rana, Giorgio Assennato Governatore del Rotary Club Distretto 2110, Rosario Mastrototaro presidente Rotary Molfetta, Fulvio Longo, Vincenzo Annoscia, Giovanni Micunco). Analizzare i rischi ed i pericoli concerne “la valutazione del contesto reale e l'adeguamento delle norme di protezione a questo contesto” (dott. Annoscia, ndr): è la consapevolezza di come la sicurezza sia un processo in continua evoluzione, necessitante di un'operatività elastica e di una formazione di qualità (le statiche 2008 evidenziano la diminuzione degli infortuni solo nelle grandi aziende, che forniscono capitali per le attività corsuali e maggiori disponibilità di tempo rispetto alle piccole e medie aziende). Tuttavia, i corsi di formazione raramente hanno dimostrato la loro efficacia: da un lato è molto difficile poter formare un lavoratore anziano, che pretende di avere le giuste conoscenze in base agli anni di anzianità, dall'altro occorre tener conto che nel 40% dei casi la causa degli infortuni è il fattore umano (la disattenzione, la sottovalutazione dei rischi, gli elevati ritmi di lavoro, lo stress, la tendenza ad evitare dispositivi di protezione allo scopo di manovrare più agevolmente ed aumentare la produttività). Questi due elementi rendono fallimentari le azioni pianificate, che dovrebbero, dunque, mirare al benessere organizzativo ed alla quantificazione umana, ovvero edificare la cultura della prevenzione e della gestione dei mezzi di prevenzione (che oggi sono carenti o assenti). La metafora del “bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno” esemplifica il problema della sicurezza sul lavoro, relativo “alla frammentazione delle competenze, alla sovrapposizione delle operatività, alla lentezza degli interventi e ad una preoccupante disattenzione alle reali esigenze del lavoratore”: secondo l'ing. Assennato “occorre un allineamento funzionale delle competenze tra le strutture pubbliche, sanitarie e di vigilanza, per evitare disfunzioni, disarticolazioni e sprechi quando determinate competenze non sono affidate agli enti di riferimento”. L'intento è quello di determinare una operatività sinergica, che non sia solo ideale, ma concreta, definibile sul campo attraverso la crescita comune e l'affiancamento: purtroppo “il disegno di legge non offre risposte sufficienti che qualifichino questo tipo di operatività e lascia irrisolte questioni come il depotenziamento e l'autoreferenzialità”. Seppure l'unificazione ed il coordinamento degli interventi siano previsti dal decreto 81/2008 (come dimostra l'inaugurazione nel dicembre 2008 dell'Istituto del Nucleo operativo integrato in via sperimentale), esso si manifesta molto lacunoso, perché “incolla norme diverse senza omogeneizzarle”: è opportuno unificare i principi generali, identificando le normative particolari che abbiamo carattere storico, ovvero possano essere continuamente aggiornate. Sinergia di intenti e pianificazione della prevenzione, con il reperimento delle risorse necessarie, possono essere le linee da seguire, cui è necessario affiancare la vigilanza sull'applicazione della normativa, che non dev'essere svolta in modo repressivo, ma deve cercare la partecipazione e la collaborazione dei datori di lavoro, soprattutto delle piccole e medie imprese, spesso lasciate sole o estranee alla questione della sicurezza. Il decreto di legge 81 delinea un nuovo approccio alla prevenzione: l'azione di formazione-informazione e di affiancamento nei posti di lavoro; il cambio della mentalità e progetti concreti di sicurezza per la scuola, la sanità, l'edilizia, etc.; la razionalizzazione delle operatività. Ma, mentre la normativa tende all'omogeneità, si palesano la parcellizzazione delle competenze, la marginalizzazione delle imprese ed il business della nozione di formazione: è logico chiedersi, allora, quali siano le attese dell'opinione pubblica italiana, qualora fosse davvero interessata alla problematica.
Autore: Marcello la Forgia
Nominativo  
Email  
Messaggio  
Non verranno pubblicati commenti che:
  • Contengono offese di qualunque tipo
  • Sono contrari alle norme imperative dell’ordine pubblico e del buon costume
  • Contengono affermazioni non provate e/o non provabili e pertanto inattendibili
  • Contengono messaggi non pertinenti all’articolo al quale si riferiscono
  • Contengono messaggi pubblicitari
""
Quindici OnLine - Tutti i diritti riservati. Copyright © 1997 - 2023
Editore Associazione Culturale "Via Piazza" - Viale Pio XI, 11/A5 - 70056 Molfetta (BA) - P.IVA 04710470727 - ISSN 2612-758X
powered by PC Planet