La sinistra unita si gioca la partita per il futuro governo di Molfetta
A Molfetta lo scenario politico si è fatto chiaro. Si sono creati due fronti di chiara identità politica, uno conservatore e l’altro progressista. Queste due forze si richiamano in maniera netta e distinta alla dialettica che da sempre attraversa il dibattito politico. L’approccio conservatore, com’è noto, tende a preservare la continuità con l’ordine sociale esistente, con annesse gerarchie e forme sociali ereditate, considerate legittime in virtù della loro storicità. Di qui la tutela dei valori tradizionali, nonché di una concezione piramidale del potere, in linea con la struttura della sovranità moderna. Dall’altra parte, la prospettiva progressista è quella che sfida l’ordine vigente per promuovere diritti ed equità sociale, allargando l’accessibilità delle tutele e delle forme di protezione sociale a nuove soggettività e aprendosi alle trasformazioni della società. Da una parte l’idea della decisione politica sovrana, il Politico che decide sullo stato d’eccezione e che dà forma alla società, conformandola alle leggi di natura e salvandola da appetiti primordiali; dall’altra una concezione plurale della decisione politica e della trasformazione sociale, che passa attraverso forme di autodeterminazione collettiva e processi di condivisione e cura dei beni comuni.
Accanto a queste due proposte (con i due rispettivi candidati sindaco: Adamo Logrieco per l’area conservatrice e Manuel Minervini per quella progressista), che riflettono due visioni legittime e opposte della politica e dell’ordine sociale, una terza proposta, rappresentata da Pietro Mastropasqua, che gioca a negare la dialettica politica stessa. La retorica è quella della buona amministrazione come dispositivo tecnico, che attinge il suo valore evidentemente a dei principi descritti come trascendentali, universalmente buoni. È la narrazione fiorita a Molfetta grazie a Tommaso Minervini: l’amministratore è quello che fa le cose per bene, che attinge ad un ricettario al di sopra delle parti per guidare la comunità verso lo sviluppo. Eppure, non esiste un modello di sviluppo buono per chiunque, per tutte le stagioni: la politica non coincide con l’ordinaria amministrazione, non è mera applicazione di regole, ma è fatta di scelte, che indirizzano il futuro di una città verso direzioni precise, tutt’altro che neutrali. Governare significa sempre scegliere quali interessi rappresentare, che futuro e che visione perseguire. Lo sviluppo come categoria “depoliticizzata” è un artificio astratto, una categoria senza senso, che non a caso è servita a tante persone come cappello per rifarsi una verginità, rinnegando il proprio passato politico. Sotto quel velo, molto spesso, i vecchi potentati locali hanno continuato ad annidarsi e alimentarsi, rinsaldando asimmetrie e rafforzando i rapporti di forza esistenti.
Ora, eventi rocamboleschi, talvolta tutt’altro che intenzionali, hanno prodotto incredibilmente l’unità del centro-sinistra, e questo è un fatto inedito, che sta nutrendo entusiasmi e allargando la partecipazione. La sinistra sta trovando un’identità condivisa, e qui si aprono una serie di sfide, ardite eppure stimolanti. La prima sfida è quella di valorizzare la pluralità che caratterizza la coalizione, evitando le polarizzazioni. La sinistra tutta intera, insieme al candidato sindaco Manuel Minervini, che ne è il portavoce per queste elezioni, e che è persona capace, dovrà farsi carico di questo complesso compito di sintesi, che può però moltiplicare, anziché restringere, le energie e le idee. È un vento nuovo, che riporta la sinistra su un terreno chiaro e per questo assai fruttuoso. Molfetta si avventura in una fase avvincente: viviamola insieme, per provare a riscrivere un futuro condiviso.
© Riproduzione riservata
Autore: Giacomo Pisani