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Scandalo del nuovo porto verso il “sì” del Senato all'uso delle intercettazioni telefoniche dell'indagato ex sindaco sen. Azzollini La conclusione dell'inchiesta giudiziaria favorirebbe il dissequestro del cantiere, ora fermo, e la prosecuzione dei lavori
15 luglio 2014

Il Senato della Repubblica sarebbe orientato verso il sì all’autorizzazione dell’uso delle intercettazioni telefoniche dell’ex sindaco di Molfetta sen. Antonio Azzollini, presidente della commissione Bilancio del Senato, in merito alla presunta truffa dei lavori del nuovo porto, nella cui inchiesta, denominata D’Artagnan (dal nome della draga), è indagato con altre 60 persone. Dopo che l’argomento è stato rinviato per mesi, giovedì si è entrati nel merito e il relatore al Senato Felice Casson (PD), è orientato a dire sì all’autorizzazione richiesta dalla Procura di Trani. Ma il partito di Azzollini, Nuovo centrodestra, appoggiato da Forza Italia, sta facendo muro per impedire che tale autorizzazione venga concessa, sostenendo che i nuovi atti esibiti durante la seduta, dimostrerebbero “anomalie” rispetto alle carte che i magistrati pugliesi hanno trasmesso a gennaio. Azzollini, secondo i senatori Ncd, sarebbe stato intercettato anche dopo essere stato iscritto nel registro degli indagati per il reato di truffa, perciò, i suoi ascolti non sarebbero “casuali”, ma effettuati senza aver chiesto la preventiva autorizzazione della giunta di Palazzo Madama. Questa affermazione ha portato ad un ulteriore rinvio per accertare se tale ipotesi corrisponda alla realtà, chiedendo ulteriori atti alla Procura di Trani. Ricordiamo che lo scandalo del nuovo porto di Molfetta ad ottobre 2013 ha portato all’arresto di due persone (l’ex dirigente comunale ing. Enzo Balducci e il direttore del cantiere dellaCmc di Ravenna Giorgio Calderoni, poi scarcerati) con l’accusa di associazione per delinquere, truffa ai danni dello Stato (147 milioni di euro), abuso d’ufficio, frode in pubbliche forniture, attentato alla sicurezza dei trasporti marittimi e reati ambientali. L’ex sindaco si era dichiarato sempre innocente e aveva sostenuto di voler collaborare con la magistratura, ma in realtà ora sembra voler creare ostacoli alla Procura, evitando che si possa arrivare all’accertamento dei fatti sulla presunta truffa, della quale hanno parlato tutti i media italiani e che è ancora più sotto i riflettori dopo lo scandalo del Mose di Venezia, altra grande opera pubblica marittima, come quella del porto di Molfetta. Tra l’altro rallentare l’inchiesta della magistratura, significa allungare i tempi del dissequestro del porto, per consentire la prosecuzione dei lavori. Ricordiamo che i magistrati della Procura di Trani sostengono, tra l’altro, che per la realizzazione della diga foranea e del nuovo porto commerciale di Molfetta sarebbe stato veicolato in favore del Comune, all’epoca dei fatti guidato da Antonio Azzollini, un ingente ‘fiume’ di danaro pubblico: oltre 147 milioni di euro, 82 milioni dei quali sino ad ora ottenuti dall’ ente comunale, a fronte di un’opera il cui costo iniziale era previsto in 72 milioni di euro. L’opera (appaltata nell’aprile del 2007 con consegna lavori nel marzo 2008) non solo non è stata finora realizzata a causa della presenza sul fondale antistante il porto di migliaia di ordigni bellici, ma non vi è neppure la possibilità che i lavori possano concludersi nei termini previsti dal contratto di appalto assegnato ad un’Ati composta da tre grandi aziende italiane: Cmc (capofila), Sidra e Impresa Cidonio. Secondo l’accusa, dal Comune di Molfetta, pur sapendo dal 2005 (circa due anni prima dell’affidamento dell’appalto) che i fondali interessati dai lavori erano impraticabili per la presenza degli ordigni, hanno attestato falsamente che l’area sottomarina erano accessibile. In questo modo si è consentita illegittimamente, secondo l’accusa, la sopravvivenza dell’appalto e l’arrivo di nuovi fondi pubblici, sono state fatte perizie di variante ed è stata stipulata nel febbraio 2010 una transazione da 7,8 milioni di euro con l’Ati appaltatrice.

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