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Scandalo all’ospedale di Molfetta 30 indagati 12 arresti
15 luglio 2019

Scandalo all’ospedale di Molfetta: 30 indagati, 12 arrestati ai domiciliari, un terremoto sulla sanità a pochi giorni dal declassamento a ospedale di base, mentre Corato diventa di 1° livello. Truffa per assenteismo per un sistema di solidarietà fraudolenta che permetteva una specie di mutuo soccorso nel timbrare il cartellino del collega, permettendogli di assentarsi durante l’orario di servizio all’Ospedale Don Tonino Bello. I provvedimenti sono stati notificati a Molfetta, Giovinazzo, Bisceglie, Barletta e Foggia. Questi i noti i nomi delle 13 persone arrestate dalla Guardia di Finanza delle 30 indagate. Complessivamente si tratta di cinque medici, una caposala, una infermiera professionale, diciassette impiegati amministrativi, cinque impiegati tecnici manutentori e uno esterno alla Asl di dirigenti medici, personale paramedico, impiegati amministrativi, tecnici manutentori nonché un soggetto esterno all’Azienda Sanitaria Locale. TUTTI I NOMI DEGLI ARRESTATI Sono ai domiciliari i dirigenti medici Marco Bellapianta e Raffaele Croce, «le cui assenze – secondo l’accusa - si sono protratte nel tempo» e le cui condotte «inducono a pensare che operino sistematicamente e senza alcun freno con quelle modalità». E poi le collaboratrici amministrative Vincenza Farinola, Isabellangela Sgherza e Filomena Squeo, scoperte a timbrarsi il cartellino a vicenda e «unite da un vincolo fraudolento di solidarietà». Quindi l’autista Salvatore Boccanegra, l’operatore tecnico Francesco Dimiccoli, l’assistente tecnico Francesco De Bari, il collaboratore tecnico Giovanni Gadaleta (classe 1955), il coadiutore amministrativo Luigi La Forgia, l’assistente tecnico Demetrio Losciale, il magazziniere Giuseppe Piccinni. Per tutti c’è il pericolo di reiterazione del reato. Obbligo di firma per Tommaso Cormio. E l’interdizione è stata chiesta per Vincenzo Cantatore, Giacomo Dell’Olio, Umberto Esposito, Salvatore Mario Gadaleta, Marta Marino, Domenico Rana, Lucrezia Ribera, Marcella Scrima e Angelo Sciancalepore. Sono accusati, a vario titolo, di truffa aggravata ai danni di ente pubblico, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale, abuso d’ufficio e peculato. LE INDAGINI DELLA FINANZA Sarebbero ben 300 gli episodi di assenteismo. L’indagine dei Finanzieri della Tenenza di Molfetta, con il comandante ten. Chiara Iale, coordinati dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Trani dott. Silvia Curione, hanno compiuto una complessa indagine denominata “Quinto Piano”, protrattasi per oltre due anni. Ad emettere il provvedimento è stato il G.I.P., Dott.ssa Maria Grazia Caserta. Le condotte fraudolente rilevate hanno riguardato sistematiche assenze dal luogo di lavoro in orario di ufficio, spesso formalmente autorizzate da permessi sindacali o da Legge 104/92, per svolgere attività presso altre strutture o per motivi privati, anche utilizzando le autovetture di servizio. In taluni casi è stata constatata la collaborazione di un soggetto esterno all’Azienda Sanitaria Locale, il quale si presentava per “smarcare” ai rilevatori la presenza. Si assentavano anche alcuni impiegati dell’Ufficio rilevazioni presenze e assenze preposti al controllo del corretto rispetto dell’orario di lavoro di tutti gli altri dipendenti che, approfittando della possibilità di accedere al sistema informatico, modificavano manualmente e fraudolentemente orari di lavoro. Tra i comportamenti emersi dall’inchiesta della Guardia di Finanza c’era anche il medico che comprava il pesce e lo metteva nel frigo; l’impiegata che si faceva diagnosticare la cefalea e poi andare a fare shopping o il medico che risultava assente in ospedale e faceva visita in altre strutture private. Ma c’erano anche gli addetti al controllo dell’orario di lavoro e coloro che avevano accesso al sistema informatico e modificavano manualmente e fraudolentemente gli orari di lavoro. Fatta salva per tutti la presunzione di innocenza, questi comportamenti, se provati, destano non poca preoccupazione e indignazione nei cittadini e nei dipendenti onesti dell’ospedale, che si sono visti trascinare indirettamente in questa vicenda da chi ha fatto di tutta l’erba un fascio, ma non è così.

LA ASL: SARANNO LICENZIATI La direzione generale dell’Asl di Bari “ha offerto, e continuerà ad offrire, massima collaborazione alle Autorità Giudiziarie competenti, e assicura la massima celerità nell’apertura dei procedimenti disciplinari previsti per legge e nella sospensione cautelare dal servizio prevista dalla legge a carico di tutti coloro che hanno abusato della loro qualità di dipendenti pubblici ». Così il dg dell’Asl di Bari, Antonio Sanguedolce, commenta in una nota l’inchiesta e gli arresti per i casi di assenteismo all’Ospedale di Molfetta. «L’Asl di Bari licenzierà senza indugio i dipendenti interessati dalla vicenda – prosegue la nota – se i fatti contestati dalla Procura di Trani dovessero essere confermati nelle modalità previste dalla legge». «In questi casi – spiega la nota – la legge (art. 55 quater del d.lgs 165/2001 e s.m.i) oltre alla sospensione cautelare dal servizio prevede anche il licenziamento disciplinare per tutti coloro che hanno falsato l’attestazione della presenza in servizio, e della violazione risponde anche chi abbia agevolato con la propria condotta attiva o omissiva la predetta condotta fraudolenta». EMILIANO: IN GALERA E’ IL LORO POSTO Lo scandalo dei dipendenti assenteisti all’ospedale di Molfetta con 30 indagati, di cui 13 arrestati, ha offerto l’occasione al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, per disprezzare questi comportamenti, ma anche per dire di aver avuto ragione nel fare i tagli, di fronte a situazioni come quella locale, dove bastava poco personale per mandare avanti la struttura. Ecco le sue dichiarazioni: «Noi abbiamo collaborato con la Guardia di Finanza, li abbiamo fatti arrestare e siamo contenti che siano finiti in galera perché quello è il posto che si meritano. Quelli che non vanno a lavorare e non hanno voglia di farlo bisogna licenziarli: d’altra parte, voglio solo ricordare che c’è qualcuno dei nostri dipendenti che si lamenta del fatto che viene trasferito grazie al Piano di riordino, per esempio nei PTA, i Presidi Territoriali di Assistenza: questi sono i dipendenti che vogliono i vecchi ospedali come funzionavano una volta e che vanno a protestare dai Sindaci quando noi ristrutturiamo e riorganizziamo un po’ per migliorare le strutture sanitarie. Avete visto come si comportano? E quindi abbiamo proprio ragione alle volte a mettere in atto il piano di riordino perché se un’organizzazione come quella di un ospedale riesce a sopportare gente che non va a lavorare o si assenta così facilmente, evidentemente quelli sono ospedali che vanno ridimensionati anche perché è evidente che servono a meno, perché non c’è altra spiegazione. Sarebbe concepibile in una redazione di un giornale, in una televisione, in una fabbrica un fenomeno di assenteismo come quello, peraltro di massa dove uno copre l’altro? No, infatti quelli che sono stati arrestati sono i nemici di quelli che lavorano. Sono i nemici di quelli che si ammazzano di fatica per aiutare il Presidente e soprattutto tutti i cittadini e i pazienti e che lavorano dalla mattina alla sera. Rivolgo un invito a tutti i dipendenti onesti: se non hanno diciamo voglia di dirlo al direttore generale, avvisate me, tanto il mio numero di telefono ce l’ hanno tutti, 3358402227. Se chiamano me, li faccio arrestare io. Non c’è nessun problema». L’EX SINDACO NATALICCHIO: NOTE STONATE DI EMILIANO L’ex sindaco e attuale consigliere comunale dell’opposizione di sinistra Paola Natalicchio, invita Emiliano a non generalizzare: “Mi piace ragionare sulle cose andando a fondo e analizzando i dati. E mi dispiace che nel baccano delle dichiarazioni stonate del presidente Michele Emiliano e nello shock generalizzato che ha travolto la città nessuno lo abbia fatto finora. Anche chi ricopre attualmente cariche ben più rilevanti della mia. Comunque ecco i dati dell’organico del nostro ospedale. Sono pubblicati sul sito della Asl, tutti li possono cercare e verificare su Internet. A fronte di 30 indagati, i dipendenti dell’ospedale sono 382. Il personale sanitario della struttura si compone di 84 dirigenti medici ospedalieri ne sono stati indagati 2, se ho ben ricostruito le informazioni diffuse dalla stampa. Gli infermieri sono 167. É indagato, tra loro, 1 coordinatore infermieristico. Indagato anche un tecnico di radiologia. Stop. Aggiungo che gli indagati non sono solo dell’ospedale. Ci sono dipendenti del distretto e del servizio veterinario. Dunque, togliendo i nomi degli amministrativi e dell’ufficio tecnico, i sanitari indagati o agli arresti domiciliari dell’organico ospedaliero sono 4. Questo non sminuisce la posizione di chi è coinvolto, visto che sono scattate misure molto serie come l’arresto i l’interdizione dall’esercizio della professione. Però siamo in un’altra storia. Non possiamo parlare di “ospedale degli assenteisti o dei fannulloni”. Né fare inferenze e dire (vergognosamente) che l’ospedale era bacato e quindi meritava di essere declassato. Ribadisco la mia vicinanza a chi ogni giorno nel nostro ospedale timbra il cartellino e lavora in silenzio, al suo posto, per assicurare la sicurezza sanitaria e la salute pubblica a questo territorio. Non è giusto però, travolgere l’onorabilità del nostro presidio senza fare corretta informazione e andare a capire fino in fondo cosa è accaduto e dove”. © Riproduzione riservata

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