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Rivoluzione all'Asm il sindaco caccia il presidente Nappi
15 settembre 2009

Co m i n c i a n o i primi problemi per la giunta di centrodestra del sindaco Antonio Azzollini: è stato, improvvisamente e senza spiegazioni, revocato l’incarico al presidente dell’Asm, Francesco Nappi. E’ stato lo stesso sindaco a prendere questa decisione che in città viene considerata come un siluramento in vista di possibili conseguenze su altri fronti. Si tratta solo di voci, ma una destituzione così rapida e senza alcuna spiegazione ufficiale, farebbe pensare che dietro questo episodio ci possano essere risvolti politici o giudiziari. Come mai Azzollini non ha dato alcuna spiegazione di questa decisione? Teme che la sua maggioranza possa perdere colpi? Certamente questo episodio è l’ultimo di una politica amministrativa della giunta Azzollini che è ampiamente criticata dai cittadini che finora non hanno visto nulla di positivo a favore della città se non ricorsi al Tar, perduti in partenza, che sono costati soldi ai contribuenti per inutili battaglie di principio (caserma capitaneria, donne in giunta, nuovo pip, ecc.). Se ci sono stati comportamenti scorretti da parte del presidente Asm, è necessario che i cittadini siano informati nella massima trasparenza. Se, invece, la decisione di sostituire Nappi è solo politica, è anche giusto che vengano spiegati i motivi che potrebbero nascondere una crisi latente della giunta Azzollini. Il silenzio del centrodestra, abituato a livello nazionale e locale, a non rendere conto ai cittadini-elettori, non è certamente democratico e nasconde gestioni personalistiche del potere che non possono essere accettate. E Pasquale Mancini, come “Quindici” aveva previsto e anticipato in anteprima sul quotidiano on line, è stato nominato nuovo presidente. La nomina non ha mancato di suscitare polemiche e soprattutto divisioni all’interno della coalizione di centrodestra, che, però, alla fine, come sempre, è stata ridotta al silenzio dal padre-padrone del partito del quale sono vittime perfino i giovani di destra che subiscono e non hanno il coraggio di ribellarsi a questa impostazione autoritaria. Com’è nella “regola” del sindaco-senatore, tutti i suoi fedelissimi vassalli e servitori di partito vanno risarciti delle sconfitte subite e vanno accontentati tutti i canditati che sono andati in lista con lui, perfino coloro che hanno ottenuto un solo voto, come dimostra l’avvicendamento di consiglieri comunali in una girandola di dimissioni, dietro “prebende” e incarichi vari nel sottogoverno. Insomma la fedeltà al padrone, paga nel Popolo della Libertà. E’ questo anche il caso di Pasquale Mancini, che ha subito una pesante sconfitta alle Provinciali da parte degli elettori di centrodestra, non riuscendo ad accarezzare il sogno, a lungo inseguito, di diventare consigliere provinciale o comunque di avere un ruolo da protagonista (all’ombra del senatore azzurro). Ora ha avuto la possibilità di ricevere la ricompensa per il suo servizio fedele di tanti anni di vassallaggio. Ma la poltrona sulla quale si è accomodato, è una poltrona che scotta e il suo compito non sarà facile, soprattutto perché dovrà fare pulizia di tante situazioni accumulatesi nel corso degli anni. Oppure continuerà nella gestione tradizionale che ha dato come risultato una città sporca e un’immagine poco edificante di Molfetta. Anche le cosiddette “Tabulae rasae” non sono riuscite a riportare la città a un decoro accettabile. Ma, come chiede giustamente il consigliere dell’Udc, Pino Amato, andrebbe azzerato l’intero consiglio di amministrazione. Se errori ci sono stati, non possono essere semplicemente attribuiti solo al presidente Nappi, perché nessuno del consiglio si è ribellato e quindi è stato solidale con Nappi per gli eventuali errori commessi. Vi è soprattutto la necessità di rendere tutto trasparente. Il sindaco deve comunicare al consiglio comunale i motivi della sua decisione di estromettere Nappi, perché i cittadini hanno il diritto di conoscere cosa c’è dietro questa vicenda. Se ci sono delle responsabilità, deve essere anche il sindaco Azzollini a dimettersi. Non può continuare a fare come Berlusconi che resta al governo, attaccato alla sua poltrona, malgrado gli scandali che lo vedono coinvolto. Ma, evidentemente, il suo vassallo locale ha imparato la lezione. I cittadini di Molfetta sono stanchi e vogliono una immediata inversione di tendenza di questo stato di degrado in cui è precipitata la città. In realtà l’Asm avrebbe avuto bisogno di una gestione straordinaria o commissariale per riportare sotto controllo una situazione del personale dell’azienda e dell’igiene pubblica che lasciano molto a desiderare, come sottolineano sempre tutti i cittadini disgustati per vedere una città sempre sporca e come “Quindici” da anni non manca di mettere in evidenza, anche con documentazione fotografica che denuncia uno stato di degrado della città che appare inarrestabile. Non dimentichiamo che gli errori li pagano solo i cittadini con aumenti delle tasse, per un servizio inefficiente.

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