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Ritrovati in casa di don Graziano Bellifemine morto a febbraio, manoscritti e incunaboli preziosi
26 luglio 2003

MOLFETTA - 26.7.2003 Erano in casa di un sacerdote di Molfetta, mons. Graziano Bellifemine, morto il 6 febbraio scorso quasi ottantenne, una serie di manoscritti, incunaboli, libri antichi di valore, documenti storici, che i carabinieri del Nucleo tutela del patrimonio culturale di Bari. Probabilmente don Graziano,come tutti lo chiamavano, studioso di valore, apprezzato per i suoi studi e le sue opere, aveva conservato quelle opere nel timore che potessero andare smarrite, tenuto conto del cattivo stato di conservazione di alcune di loro e del disordine di alcuni archivi esposti anche alla polvere e all'umidità. Le opere datate in un periodo compreso tra il 1296 e il 1965, sarebbero state sottratte nel tempo in archivi ecclesiastici, comunali e statali e in biblioteche di enti religiosi e pubblici della Puglia. Altre opere sono state trovate a Venezia nella sede della casa d'aste «Semenzato» di Venezia. I carabinieri hanno precisato che il valore dei beni recuperati è inestimabile e di notevole interesse storico e culturale. (Nella foto: un carabiniere mostra alcune delle opere ritrovate). A Molfetta sono stati ritrovati, tra gli altri, 302 atti e documenti datati a partire dal 1200, e 3.235 beni librari: tra questi, 35 manoscritti, 30 incunaboli, 634 cinquecentine, 497 edizioni del 17° secolo, 1013 edizioni del 18° secolo, 782 edizioni del 19° secolo, 237 edizioni del 20° secolo e altre 17 edizioni non ancora datate. A Venezia sono stati invece recuperati 11 fogli in pergamena miniati provenienti da un libro corale, di cui quattro con le iniziali istoriate, risalenti al 15/mo secolo e un manoscritto anch'esso in pergamena del 1495 completo di sigillo in cera. Tra i beni di maggior pregio, alcuni pezzi pregevoli e rari quali un manoscritto in pergamena del 1301, un incunabolo del 1470 e una rarissima edizione foggiana del 1646. Le opere sono state trovate nel corso di perquisizioni domiciliari. L'operazione è stata compiuta a conclusione di lunghe indagini, coordinate dal sostituto procuratore del tribunale di Trani Luigi Scimè. Non è mai stato fatto in Italia un sequestro di beni librari, pergamene ed incunaboli dell'entità di quello compiuto a Molfetta e Venezia. Nel catalogo della casa d'aste anzi - è stato detto dagli inquirenti in un incontro con i giornalisti - erano fotografati, e messi in vendita per oltre 13.000 euro, 11 fogli pergamenacei datati 1448, che erano stati tolti da un libro corale di proprietà dell' archivio diocesano di Polignano a mare, ed una pergamena del 1495, completa di sigillo in ceralacca, con cui Carlo VIII, l'ultimo dei Valois, nella sua conquista del Regno di Napoli concedeva benefici al vescovo di Molfetta. Tre le persone indagate. «Si tratta sicuramente - ha detto il ten. Michele Miulli, comandante del nucleo carabinieri di Bari per la tutela del patrimonio artistico - del più importante recupero di beni librari fatto in Italia, non soltanto per la quantità (3.300 volumi) ma anche per la qualità dei beni sequestrati tra i quali figurano tra l'altro ben 35 manoscritti, 30 incunaboli, 634 cinquecentine, 497 edizioni del XVII secolo e un volume datato 1470, la «Naturalis historia» di Plinio, stampato a Roma da allievi di Gutenberg. Il patrimonio sequestrato, che ha un valore di vari miliardi di vecchie lire, proviene al 90% - a quanto è stato reso noto - da patrimoni ecclesiastici pugliesi, anche dalla basilica di San Nicola di Bari (donde proviene un codice del '400 stampato a Basilea), pochi altri da biblioteche e archivi pubblici. «La raccolta - ha detto ancora il ten. Miulli - denuncia una certa accuratezza nella scelta del materiale da conservare. Molto è stato sequestrato, e sarà restituito agli archivi da cui proviene, ma si ha timore che molto materiale sia stato selezionato su commissione e poi venduto in Italia e all'estero». Il pm inquirente, Luigi Scimè, della procura della Repubblica presso il tribunale di Trani, ha reso noto che le indagini sono partite nel marzo scorso dopo che il direttore di un archivio ecclesiastico di Molfetta aveva denunciato la scomparsa di incunaboli dall'archivio. Furono fatte - ha detto - perquisizioni tra le quali una nell' abitazione di un ecclesiastico, che aveva fama di essere uno studioso e che era morto da poco: qui fu trovata un'ingente quantità di materiale cartaceo di ingente valore (quasi tutti i volumi sequestrati) che venne posto sotto sequestro. Poi si accertò che i libri appartenevano ad archivi ecclesiastici sia del nord barese sia del resto della regione sia della Basilicata. «Il sacerdote - ha aggiunto Scimè - sembra raccogliesse per motivi di studio, secondo quanto è stato finora accertato, materiale cartaceo di ingente valore ma anche altre opere d' arte in merito alle quali sono in corso ulteriori indagini». Per il pm, questo sequestro «è particolare»: è più usuale trovare reperti archeologici risalenti all'epoca della Magna Graecia o a quella romana, più difficile - secondo gli inquirenti - trovare beni appartenenti ad archivi ecclesiastici, e ancor meno beni librari, non perché non venissero sottratti, ma perché «le Curie avevano scarsa consapevolezza della necessità della sorveglianza e solo da poco hanno iniziato la catalogazione dei loro beni».
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