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Riscrivere il destino per non essere solo vittime: a Molfetta l’incanto civile di “Nuovi finali”
Annaely Nappi e Caterina Tattoli
23 settembre 2026

MOLFETTA – Piazza Rosa Luxemburg si è trasformata, la sera del 23 agosto 2026, in un agorà viva di riflessione e riscatto civile. Nell’ambito della rassegna “Centri di Gravità Temporanei” – promossa dalla compagnia Malalingua all'interno del cartellone comunale Luci Diffuse – è andato in scena “Nuovi finali”, intenso spettacolo teatrale scritto e diretto da Annaely Nappi e portato sul palco dall'autrice stessa insieme a Caterina Tattoli e alla danzatrice Marina Roselli.

Un evento nato in stretta sinergia con il Centro Antiviolenza (CAV) della città di Molfetta, la cui presenza e collaborazione hanno dato linfa e sostanza a un testo che fa della parola lo strumento primario di liberazione.

Il contenuto: un ponte tra tabù, miti storici e testimonianze reali

L’opera prende le mosse dal concetto narrativo orientale del kishotenketsu, una struttura in quattro tempi (introduzione, sviluppo, colpo di scena e conclusione aperta) usata come metafora dell’esistenza femminile: nascere, ereditare il peso delle aspettative sociali, deviare il filo del destino e annodare nuovi percorsi.

Con una freschezza disarmante, la pièce abbatte dapprima i tabù legati all’anatomia, al corpo, al piacere e alle imposizioni di genere («chi ha deciso cosa ci rende donne?»), per poi intrecciare finzione e realtà attraverso potenti figure-simbolo:

  • Judith Shakespeare, l’immaginaria sorella del Bardo inventata da Virginia Woolf, che rifiuta il suicidio e sfida il teatro patriarcale elisabettiano travestendosi per farsi ascoltare;
  • I monologhi corali e contemporanei, frammenti autentici di donne che hanno trovato il coraggio di spezzare relazioni tossiche, superare l'invisibilità del lavoro di cura o allontanarsi da famiglie e contesti soffocanti;
  • Rosa Picca e il sacco di Molfetta del 1529: la riscrittura viscerale della giovane concittadina immortalata dalla lapide vicino alla Sala dei Templari in Piazza Municipio. Lo spettacolo demolisce l'oleografia maschile della «vergine suicida per purezza» per restituire una Rosa viva, carne e sangue, capace di scegliere il proprio amore e infine fuggire verso l'autodeterminazione;
  • Ondina Peteani, giovanissima staffetta partigiana e deportata ad Auschwitz, la cui memoria (omaggiata anche attraverso le parole di Marta Cuscunà) celebra la Resistenza come «l’irrefrenabile bisogno di libertà».
Il significato e il legame con il Centro Antiviolenza di Molfetta

Il cuore pulsante dell’opera risiede nella possibilità di «cambiare il finale». Contro una narrazione secolare che vuole le donne relegate al ruolo di vittime sacrificali – o celebrate come eroine solo dopo essere state messe a tacere o uccise – lo spettacolo lancia un messaggio di ribellione attiva.

Il legame con il Centro Antiviolenza di Molfetta si rivela organico e profondo: i racconti di chi è riuscita a «smettere di cercare amore dove c'era sopraffazione, abuso, menzogna e manipolazione» e ad «uscire dall'isolamento e chiedere aiuto» riecheggiano l’operato quotidiano del CAV sul territorio. Il teatro diventa così un'estensione concreta dello sportello antiviolenza, uno spazio protetto e corale dove il dolore individuale si fa coscienza collettiva e dove si dimostra che la violenza non è un destino ineluttabile, ma una catena che si può spezzare.

Sul piano artistico, “Nuovi finali” è una prova di maturità teatrale e civile.

La drammaturgia di Annaely Nappi brilla per ritmo, intelligenza e audacia linguistica. L’autrice riesce nell’impresa non banale di far convivere il registro comico e dissacrante della stand-up comedy con il rigore del teatro di narrazione civile e la commozione del documento storico. Il suo testo ha il coraggio di nominare le cose con il loro nome, alternando vernacolo, ironia tagliente e poesia, senza mai cadere nella retorica consolatoria.

In scena, l'affiatamento tra Annaely Nappi, Caterina Tattoli e la danzatrice Marina Roselli è stato impeccabile. Le tre interpreti si muovono con generosità scenica e fluidità straordinaria, scambiandosi ruoli, registri emotivi ed energie con tempi comici perfetti e pause drammatiche di rara intensità. Le tre artiste infondono alle voci del testo una tridimensionalità vibrante, passando dall'ingenuità alla rabbia, dalla complicità di piazza alla solennità della testimonianza civile con una grazia autentica.

Uno spettacolo necessario, accolto dagli applausi convinti del pubblico, che dimostra come la cultura a Molfetta possa e debba essere presidio di libertà, consapevolezza e solidarietà civica.

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