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Rischio idrogeologico braccio di ferro Comune- Tsap in Cassazione
15 aprile 2012

Un braccio di ferro senza fine. Il Comune di Molfetta ricorre in Cassazione contro la sentenza del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche (TSAP) che aveva rigettato il ricorso comunale contro la perimetrazione del Piano di Assetto Idrogeologico (Pai) dell’Autorità di Bacino (AdB). Un estremo tentativo per trovare un cavillo giuridico e annullare la procedura burocratica amministrativa del Pai dell’aprile 2009. Se ciò dovesse accadere, la Cassazione non potrà comunque invalidare la pericolosità idraulica perimetrata nel 2009, che resta per Molfetta immutata. La decisione del TSAP era stata adottata in base alla perizia del consulente tecnico d’ufficio, il prof. Maurizio Giugni dell’Università degli Studi Federico II di Napoli, che aveva riconosciuto «accuratezza ai dati assunti dall’AdB». Perciò, il giudice non aveva potuto «ribaltarne i risultati, né assumere sua sponte altri o differenti parametri, sì da sostituire il proprio giudizio alla valutazione complessa e articolata dell’AdB». E pare il Comune abbia proprio contestato questa posizione. La stessa sentenza considerava il PAI «rigoroso e molto cautelativo » perché «destinato non a fotografare una situazione, ma a governarla anche per il futuro». Infatti, a Molfetta il rischio inondazioni è concreto, aggravato dall’obliterazione, dalla deviazione e dall’impermeabilizzazione delle lame e delle relative fasce fluviali e di rispetto (75 + 160 metri dall’alveo). Persino il prof. Enrico Larcan, ordinario del Dipartimento di Ingegneria Idraulica, Ambientale, Infrastrutture Viarie e Rilevamento, del Politecnico di Milano, luminare in campo internazionale e consulente del Tribunale di Trani ha giudicato ineccepibile il Pai dell’AdB, e, guardando la situazione attuale, ha intuito la gravità del rischio idrogeologico a Molfetta, aggravato dalla linea ferroviaria e dalla SS 16bis (perciò, ha consigliato di stappare i tombini ostruiti e demolire i manufatti che ostruiscono il deflusso delle acque). Il ricorso in Cassazione appare il frutto di un delirio di onnipotenza, che costerà alle casse comunali almeno 15mila euro (parcella dell’avvocato). Era un diritto del Comune di Molfetta ricorrere contro la sentenza del TSAP, ma perché insistere con ottusità politica a scapito della salvaguardia della collettività? A quanto pare, l’AdB potrebbe emettere un nuovo Pai, dopo quello del 2009, ma peggiorativo, per l’urbanizzazione selvaggia degli ultimi 3 anni, come denunciato dalle associazioni locali, tra cui Legambiente, e dai partiti di opposizione Pd, Sel e Prc. Basti pensare alle nuove aree di espansione residenziale su Lama Martina-Cupa, ai nuovi manufatti nella zona industriale e ASI su Lama Marcinase e sui suoi affluenti, peggio ancora le lame Sedelle e Scotella, urbanizzate negli ultimi 30 anni. La sentenza del TSAP aveva, invece, indirizzato il Comune di Molfetta verso la valorizzazione della qualità ecologica e paesaggistica, inficiando però il programma edilizio, urbanistico e finanziario azzolliniano. Sarebbe bastato un po’ di buon senso, ma l’amministrazione Azzollini ha preferito correre da sola a testa bassa.

Autore: Marcello la Forgia
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