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Riordino province: Molfetta, Bari o Foggia? Il bluff elettorale di Azzollini
31 ottobre 2012

ROMA - Brindisi-Taranto e Foggia-Bat, queste saranno le nuove Province della Puglia nel riordino ratificato a mezzogiorno dal Consiglio dei Ministri. Come previsto dal Decreto Legge n.95 e dalla Legge n.135, la Regione sarà suddivisa in 4 enti territoriali: le province di Foggia-Bat, Brindisi-Taranto e Lecce e la Città metropolitana di Bari (nell’immagine, il confronto tra la vecchia divisione provinciale e la nuova varata dal Governo).
Per ora nessuna ulteriore informazione sui casi specifici, come quello del Comune Molfetta che nell’atto d’indirizzo varato a maggioranza dal Consiglio comunale aveva rigettato l’adesione alla Città metropolitana di Bari, attivando la procedura sancita dall’art.133 della Costituzione per la formazione di un nuovo ente territoriale. Del resto, non si hanno notizie certe nemmeno per quei Comuni che avevano deciso di aderire alla Città metropolitana o di spostarsi da Brindisi-Taranto a Lecce.
Se la riforma istituzionale sarà applicata sic et simpliciter senza tener conto della volontà espressa dai Comuni, Molfetta rientrerà nella Città metropolitana. Diversamente, la nuova Provincia di appartenenza sarà quella di Foggia. In entrambi i casi, è stata completamente sconfessata la linea fallimentare del dimissionario sindaco di Molfetta, Antonio Azzollini, che ha costruito un vero e proprio bluff elettorale. Per di più, con il rischio di cambiare la storia del Comune con una scelta padronalistica e autoritaria passata dal solo Consiglio comunale, senza la consultazione dei cittadini attraverso un referendum o un dibattito pubblico, come accaduto in altri Comuni pugliesi o provinciali.
Con la riforma, dall’1 gennaio 2013 tutte le Province italiane saranno commissariate e il decreto-leggedovrà poi essere convertito in legge dal Parlamento. Nel novembre 2013 si terranno le elezioni per decidere i nuovi vertici, come ha dichiarato il ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi. «Nella fase di transizione sarà possibile per il presidente delegare non più di tre consiglieri - ha spiegato Patroni Griffi - questo fino a quando il sistema non andrà a regime nel 2014».
In sostanza, come già annunciato, saranno ridotte le Province da 86 a 51 e istituite le 10 Città metropolitane italiane (Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria), comprese nel totale di 51, chiudendo così la fase di riforma introdotta con l'articolo 17 della spending review.
Secondo gli intenti dei Governo, le Province saranno enti di secondo livello (avranno un Consiglio provinciale e il presidente della Provincia) con funzioni di area vasta e saranno chiamate ad occuparsi di pianificazione territoriale e valorizzazione dell'ambiente, pianificazione dei servizi di trasporto, classificazione e gestione delle strade provinciali, regolazione della circolazione stradale, programmazione della rete scolastica e gestione dell'edilizia scolastica per le scuole secondarie di secondo grado.
Si prevedono ricorsi, ma il ministro Patroni Griffi è stato chiaro: «Alcuni già ci sono stati, noi andiamo avanti con il nostro timing perché crediamo nella legittimità degli atti. Ovviamente come ogni atto in questo Paese, sono soggetti a un sindacato giudiziario».
 
A breve maggiori aggiornamenti.

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TRANIWEB. Riordino Province approvato, il commento del Presidente Ventola. Secondo quanto si apprende dal comunicato stampa del Consiglio dei Ministri, è stato approvato quest'oggi il decreto-legge che completa il percorso avviato nel mese di luglio, finalizzato al riordino delle Province ed all'istituzione delle Città Metropolitana. Il numero delle Province delle Regioni a statuto ordinario si ridurrà dunque da 86 a 51, comprese le Città Metropolitane. Sull'argomento è intervenuto a caldo il Presidente della Provincia di Barletta - Andria - Trani Francesco Ventola. «In attesa di approfondire nel dettaglio il decreto, non ancora pubblicato, balza subito agli occhi ciò che da tempo sospettavamo: il Governo ha concesso diverse deroghe rispetto al dettato normativo iniziale - ha affermato Ventola -. Un caso sintomatico, in tal senso, è quello che riguarda l'accorpamento tra le Province di Brindisi e Taranto, sebbene né il Comune di Brindisi né quello tarantino abbiano mai deliberato nulla in tal senso, almeno fino ad oggi». Quali sono, a questo punto, i prossimi passi da percorrere? «Ho già convocato i Sindaci della Provincia per condividere come sempre ogni eventuale percorso a tutela del territorio e dei decenni di lotta che ne hanno portato all'autodeterminazione - ha poi concluso Ventola -. Seguiremo con attenzione anche l'iter che prevede l'approvazione del decreto in Parlamento, quando si deciderà davvero in maniera definitiva il futuro di questo territorio».

(ASCA) - Roma 31, ott - Con l'approvazione nella giornata mondiale del risparmio da parte del Cdm del decreto legge finalizzato al riordino delle Province (completa il percorso avviato a luglio), si pone ora il quesito del riordino delle Fondazioni bancarie, organismi i cui organi direttivi sono in gran parte espressione di regioni, comuni e di province. Il governo ha soppresso 36 delle 86 province delle Regioni a statuto ordinario, con l'effetto collaterale che alcune fondazioni perderanno l'ente di riferimento e dovranno portare la gestione dei loro patrimoni sotto il controllo di nuove figure politiche in parte estranee al territorio di riferimento. Le 88 fondazioni bancarie italiane associate all'Acri controllano una cinquantina di Casse di risparmio con un peso complessivo di 4.756 sportelli, oltre 38mila addetti, piu' di 219 miliardi di euro di attivo, oltre 146 miliardi di raccolta diretta e 15,65 miliardi di patrimonio. Le Fondazioni a risentire maggiormente del taglio delle Province dovrebbero essere la MontePaschi di Siena e la Cariplo: la Provincia di Siena perdera' infatti i cinque rappresentanti che nomina nella Fondazione in quanto li dovra' condividere con Grosseto a seguito dell'accorpamento, mentre in Lombardia il riassetto avvantaggiera' la nascente Area metropolitana milanese che da sola raccogliera' 6 designazioni nella Fondazione che opera nella regione. Al momento i sei voti in questione sono suddivisi tra Comune e Provincia. Stessa questione dovrebbe riguardare la Cassa di Risparmio di Torino. Un impatto sulle Fondazioni arrivera' anche dalla proposta di riordino delle Camere di Commercio che mira ad una diversa definizione dell'assetto rispetto al riordino delle Province, appunto per superare l'attuale formulazione della spending review che accorpa le Province e di conseguenza anche le Camere di Commercio. Il presidente della Camera di Commercio di Roma, Giancarlo Cremonesi ha spiegato che il sistema proposto ''sgancia il numero delle Camere di Commercio da quello delle Province'', assicurando ''l'efficienza del sistema e un risparmio dei costi''. Accade infatti che una Provincia soppressa e accorpata ad un'altra debba mantenere la Camera di Commercio perche' caratterizzata da una forte concentrazione di imprese.
SienaFree.it. Inizia con oggi, mercoledì 31 ottobre 2012, quello che lo stesso Ministro Patroni Griffi ha definito il “processo irreversibile” del riassetto istituzionale del Paese. Da 86 si arriva a 51 province. E così il panorama toscano appare stravolto e, soprattutto, lascia interdette le istituzioni locali, che una soluzione così, proprio non se l'aspettavano. Arezzo ottiene la deroga e si conquista un posto tra le 51 nuove amministrazioni provinciali italiane, al fianco dell'unione di Siena e Grosseto e la super provincia che comprende Massa Carrara, Lucca, Livorno e Pisa. Poi c'è la Città Metropolitana. E qui c'è la sorpresa, annunciata ieri, come nuova ipotesi studiata dal Governo e che già aveva suscitato polemiche. La città metropolitana di Firenze si allunga, infatti, fino a comprendere anche Prato e Pistoia, in una grande area unica delle tre Province della Toscana centrale. Quella che si configura è, dunque, una nuova mappa regionale che non piace molto ad Anci Toscana che, come si capisce bene dalle parole del suo presidente e sindaco di Livorno, Alessandro Cosimi, non la vede come una soluzione equilibrata. “Mi sembra strano che il sistema che così si prefigura possa trovare un equilibrio”, dice infatti Cosimi, secondo cui “Innanzitutto l'Area metropolitana, se si è capito bene il decreto (il cui testo non è ancora uscito) così strutturato determina una serie di prerogative ex articolo 18 che nulla hanno a che fare con le province. In più – sottolinea il presidente Anci – quest'area produce il 60% circa del pil della regione, il che prefigura dei rapporti di forza all'interno dei confini toscani che potrebbero risultare sbilanciati”. In sostanza, secondo Anci, ancora si deve capire bene qual è la ratio che sta dietro all'estensione dell'Area metropolitana, tanto che, dice ancora Cosimi, verrebbe quasi da pensare che sia un tentativo di “sopprimere l'Area metropolitana, cosa non possibile – peraltro – per legge”. Nulla da eccepire, invece, sulla deroga tecnica per Arezzo né per la provincia della Toscana sud Siena-Grosseto, con quest'ultima capoluogo. Altri problemi sorgono, invece, per l'Associazione dei comuni toscani, per la super provincia costiera: “Quando la nuova provincia è formata da più di due province, per determinare il capoluogo, nel caso non si voglia rispettare il criterio stabilito dalla norma (ovvero che il capoluogo sia la città con più abitanti)e se ne voglia introdurre un altro, occorrerà votare dentro gli organismi di secondo livello. Il che, è evidente, apre nei territori interessati, situazioni di conflitto non banali. Anche qui, però, aspettiamo di studiare il testo del decreto per fare le nostre valutazioni definitive.” In attesa, dunque, che l'Associazione possa leggere il testo ed esprima la propria posizione ufficiale, Cosimi ribadisce che, “per quello che ci è dato sapere al momento, questo nuovo quadro istituzionale apre, almeno in Toscana, uno scenario che si fatica a comprendere e non favorisce certo l'equilibrio all'interno del territorio regionale”. Il decreto ha anche scatenato le ire del Comune di Prato che ha già annunciato "azioni forti ed eclatanti” e l'insoddisfazione della Regione, dato che nessuna delle due ipotesi prese in considerazione dalle Istituzioni toscane e trasmesse al Governo, è stata avallata dall'esecutivo. Né quella che prevedeva l'istituzione della Città metropolitana di Firenze e di quattro province: Arezzo, Prato-Pistoia, Siena-Grosseto, e l'area vasta della costa Pisa-Livorno-Massa-Lucca (quest'ultima in realtà ratificata). Né, tantomeno, la seconda proposta, quella dell'UPI Toscana, che contava sulla Città metropolitana più 5 province: Siena-Grosseto, Pisa-Livorno, Prato-Pistoia, Arezzo e Massa-Lucca.

Crotone, 31 ott. - (Adnkronos) - "La decisione approvata oggi in Consiglio dei ministri sul riordino delle province si palesa come una vera e propria farsa. Si tratta di un percorso che non porta nulla di buono a cominciare dall'unita' politica e gia' stiamo assistendo ad uno scenario che mette gli uni contro gli altri i territori provinciali. Il ricorso presentato alla Corte Costituzionale e la richiesta di deroga sono il frutto di un accordo bipartisan raggiunto e votato in consiglio regionale il 24 ottobre scorso, che ha alle spalle un lungo e onesto lavoro politico volto all'unico scopo di mantenere l'assetto delle province calabresi immutato". Lo dichiara in una nota la vicepresidente della Regione Calabria Antonella Stasi. "Bisogna prestare attenzione alle altre province italiane - prosegue - che hanno ottenuto deroghe e stabilire le strategie da mettere in campo affinche' anche la nostra venga presa in considerazione. Questo conferma quanto l'attuazione della riforma si stia rivelando a livello nazionale disomogenea e incongruente". Secondo la vicepresidente Stasi "non c'e' alcuna ragione campanilistica come qualcuno gratuitamente sostiene, anzi l'assetto e l'equilibrio attuale delle autonomie provinciali non poteva non rafforzare l'ipotesi di mantenimento dello status quo". "La volonta' da me sempre espressa -aggiunge- e' stata quella di serbare la provincia di Crotone e quella di Vibo nella loro identita', cosi' come tutte le altre. Ora bisogna pensare alle azioni da mettere in atto e per questo sara' necessario il supporto di tutti i parlamentari calabresi in sede di governo affinche' si rispetti quello che la Regione Calabria ha deciso con delibera formale approvata dalla massima assise regionale".
Ecco gli accorpamenti. 1)La Lombardia passa da 12 a 7: Varese, Como e Lecco insieme, Monza-Brienza inglobata nell'area metropolitana di Milano, e un'altra provincia sara' formata da Lodi, Cremona e Mantova. 2)Il Piemonte passa da 8 a 5: vengono riunite Asti e Alessandria, Biella e Vercelli e ancora Verbano-Cusio-Ossola e Novara. 3)Il Veneto vede una riduzione da da 7 a 5: sono accorpate Verona e Rovigo, Treviso e Padova. 4)L'Emilia Romagna passa da 9 a 5: vanno insieme Piacenza e Parma, Reggio Emilia e Modena, Ravenna, Forli'-Cesena e Rimini. 5)La Liguria passa da 4 a 3 con l'accorpamento di Imperia e Savona. 6) La Toscana addirittura da 10 a 4: insieme in un'unica provincia Massa-Carrara, Lucca, Pisa e Livorno; Firenze, Pistoia e Prato insieme, e ancora Siena con Grosseto. 7)Le Marche passano da 5 a 3: in base all'accorpamento di Macerata, Fermo e Ascoli Piceno. 8) L'Umbria da 2 a 1: Perugia e Terni insieme. 9)Il Lazio passa da 5 a 4: con Latina e Frosinone insieme. 10) L'Abruzzo da 4 a 2: L'Aquila e Teramo riunite e Pescara con Chieti. 11) Il Molise passa da 2 a 1: Isernia e Campobasso insieme. 12) La Campania da 5 a 4: con l'accorpamento di Benevento e Avellino. 13) La Puglia da 6 a 4: si accorpano Foggia con Barletta-Andria-Trani e Taranto con Brindisi. 14) La Basilicata: da 2 a 1: Matera e Potenza insieme. 15) La Calabria passa da 5 a 3: insieme Crotone, Catanzaro e Vibo Valentia. Si salvano dall'abolizione le Province di Sondrio e di Belluno che restano autonome pur non rientrando nei paletti fissati dall'esecutivo per i nuovi enti (almeno 350mila abitanti e 2500 kmq di estensione). Anche Arezzo, su cui c'era era stata inizialmente una 'battaglia' di cifre legata agli ultimi dati disponibili del censimento sulla popolazione, non viene accorpata ad altri enti. Le Regioni Umbria, Molise e Basilicata restano invece con una sola provincia. In Umbria, infatti, la provincia di Terni, che non rientrava nei paletti fissati dall'esecutivo (350mila abitanti e 2500 kmq), viene accorpata a quella di Perugia. Per lo stesso motivo in Molise la Provincia di Isernia viene accorpata a quella di Campobasso e in Basilicata la Provincia di Potenza viene accorpata a quella di Matera.





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