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Ricordo di Michele la Forgia, persona straordinaria
15 luglio 2009

Oltre un mese fa un giovane avvocato di Molfetta, Michele la Forgia, collaboratore e amico di Quindici, è tragicamente scomparso a Genova. Per ricordare questa straordinaria persona, buona e generosa (impegnato socialmente come volontario dell’Unitalsi), di rara intelligenza e competenza, con il quale, purtroppo, la vita non è stata generosa, abbiamo chiesto ai suoi amici del Liceo Classico di tracciare un breve ricordo. È veramente difficile ricordare un amico che non c’è più senza indulgere alla tentazione di spiegare a se stesso e agli altri ciò che un senso non ce l’ha. E’ quindi più opportuno e rispettoso del carattere del nostro amico Michele limitarsi a tracciarne un breve profilo, recuperando quello che l’avere a tratti condiviso segmenti dell’esistenza ha lasciato in ognuno di noi. E’ bello, allora, ricordare il periodo magico della nostra adolescenza o incipiente giovinezza, quando condividevamo le esperienze liceali ed i primi momenti di vera spensieratezza e libertà, le partite di pallone al “Paolo Poli”, la gita in Grecia al Terzo Liceo. E poi, le prime responsabilità all’inizio dell’università. Eravamo un plotone a Giurisprudenza e tra le lezioni nelle affollatissime aule del primo anno, che, dopo levatacce alle cinque del mattino per recuperare un posto a sedere (mai trovato), puntualmente disertavamo per una più rilassante sosta con cappuccino e bombolone al “bar della posta”, e le ripetizioni di gruppo, arrivavano gli impegni degli esami estivi. Ben presto il nostro cammino si è diviso, perseguendo ciascuno i suoi obiettivi secondo i tempi ed i modi che un po’ il destino un po’ le aspirazioni, un po’ la determinazione hanno dettato ad ognuno di noi. Ci siamo persi di vista, è vero, ma con la consapevolezza che ad ogni incontro, anche casuale, il tempo sembrava non essere mai trascorso, come se l’avere mosso insieme i primi passi della formazione avesse preservato quell’aura di complicità propria dell’età più giovane. Mi ha fatto piacere allora sentire della sua affermazione professionale (vera? Presunta?) che mostrava di avergli regalato finalmente un momento di serenità, e che non aveva mutato ed anzi rafforzato il suo affetto per gli amici di un tempo, per le cose semplici come la squadra di calcio che seguiva con maniacale passione. Tra i momenti dell’età più matura ricordiamo proprio un convegno da lui organizzato per un anniversario della squadra di calcio cui era vicino (Bari Sport) e nella quale coinvolse gli amici di un tempo, anche se inizialmente un po’ titubanti, per approfondire il rapporto tra il diritto e lo sport, i suoi grandi interessi. Ma era proprio il grande entusiasmo per le cose più insolite che lo caratterizzava e che, tutto sommato, ha impedito a chi gli è stato più vicino di rendersi conto di quanto accadeva in realtà; una realtà che forse non era in grado di ammettere neppure a se stesso.

Autore: Gli Amici del Liceo
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