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Questione legalità – Il sindaco riconosce: emergenza sociale in città Discussione accesa, ieri, in Consiglio Comunale
21 ottobre 2006

MOLFETTA - “Siamo dinnanzi ad una emergenza sociale”. C'è voluta una convocazione urgente di Consiglio Comunale delle opposizioni perché il sindaco riconoscesse pubblicamente, e nella massima assise cittadina, che Molfetta sta attraversando un momento delicatissimo della sua vita. Niente ipocrisie, finalmente. Messo da parte l'armamentario retorico sfoderato negli ultimi tempi, teso a minimizzare gli inquietanti fatti di cronaca che si sono susseguiti a ritmo incessante nelle scorse settimane, il sindaco, Antonio Azzollini, ha parlato con franchezza, e a tratti con durezza, della situazione sicurezza e legalità a Molfetta. Niente “emergenza criminalità”, sia chiaro. Il primo cittadino non ha mai usato questa espressione, sfoderando le statistiche che segnalano come Molfetta sia, sotto questo profilo, in una situazione di gran lunga migliore rispetto ai paesi limitrofi, ma ha posto l'accento su una situazione di disagio sociale che si sta diffondendo in settori sempre più rilevanti della città e che costituisce la premessa inevitabile per pericolose forme di devianza ed illegalità che rischiano di minare pesantemente la sicurezza dei cittadini. “La legge sull'indulto – ha detto il primo cittadino riferendosi al provvedimento di legge varato recentemente dal Parlamento, con il voto di maggioranza ed opposizione – ha determinato, a Molfetta, la messa in libertà di centinaia di detenuti. Il governo centrale aveva promesso 20-30 milioni di euro per favorire processi di inclusione sociale per queste persone ma nessuna provvidenza è stata, poi, effettivamente stanziata. Ci siamo trovati ad affrontare una emergenza con pochissimi margini per operare, mancando fondi adeguati”. Respinge al mittente con fermezza, poi, l'accusa di lassismo o di inoperosità dinnanzi ad una situazione così grave: “Il 15 settembre scorso ho inviato la prima lettera al Prefetto in cui, immaginando quello che sarebbe poi successo, chiedevo di incontrarlo per valutare assieme quali azioni porre in essere per fronteggiare i pericoli che poi si sono determinati. Il 3 ottobre inviai una nuova comunicazione al Prefetto per richiedere nuovamente un incontro dal momento che la situazione stava diventando ingestibile per l'amministrazione, così come i gravi episodi di arroganza nei confronti dei dipendenti comunali dell'assessorato ai servizi sociali dimostravano. Il 10 ottobre, a seguito della sparatoria, ho nuovamente chiesto al Prefetto la convocazione del Comitato per l'ordine e la sicurezza che poi si è tenuto nei giorni scorsi. Come senatore, poi, ho rivolto una interrogazione urgente ai Ministri dell'Interno e della Giustizia perché ci spieghino cosa stanno facendo per fronteggiare l'emergenza indulto che divampa in ogni parte d'Italia, e nel Mezzogiorno, in particolare. Come vedete, l'amministrazione non è mai stata con le mani in mano dinnanzi a questi fenomeni”. Ma allora perché le pubbliche dichiarazioni dei giorni scorsi in cui si tendeva a derubricare gli episodi di illegalità a fatti assolutamente marginali? “In queste situazioni così delicate – ha risposto il sindaco – le istituzioni operano nel silenzio e nella discrezione, inviando alla cittadinanza messaggi rassicuranti, per evitare allarmismi e strumentalizzazioni. Ma l'accusa di lassismo mossa nei nostri confronti è inaccettabile, visto tutto quanto abbiamo fatto”. Accusa, questa, mossa, in un infervorato intervento, dal consigliere comunale dei Democratici di Sinistra, Mino Salvemini. L'intervento del segretario locale della Quercia è stato certamente tra i più duri, nei toni e nella sostanza, che si ricordino nella storia recente del Consiglio Comunale. Un j'accuse vero e proprio verso l'amministrazione e le forze politiche che la sostengono. “Ormai – ha detto Salvemini – vi sono importanti fette del territorio che sono zone franche dalla legge in cui determinati personaggi applicano ed impongono le loro regole a cittadini che non reagiscono, da un lato perché impauriti, dall'altro perché considerano insufficiente l'attività di prevenzione generale e di repressione di certi fenomeni. Tutto questo è l'anticamera della cultura mafiosa”. Ma per far fronte a questa situazione la politica può fare molto, creando un contesto ambientale sfavorevole al germogliare di questa “mala pianta”. E qui Salvemini è andato giù pesante: “La classe politica deve porre in essere comportamenti trasparenti e orientati al bene comune. Non può essere ammessa nessuna interpretazione elastica a riguardo: non si può fare campagna elettorale con metodi opachi, mortificando i diritti di cittadinanza e dando l'idea che la politica sia cosa diversa dal perseguimento dell'interesse pubblico. Quando si accettano i voti di certi personaggi - ha proseguito Salvemini - e la loro campagna elettorale, da un lato la politica subisce un forte degrado, dall'altro, in caso di vittoria, si crea in questi soggetti il convincimento pericoloso di godere di protezioni altolocate se non quello dell'impunità oltre che di poter avanzare inaccettabili proposte”. Le parole del consigliere Salvemini sono state duramente contestate dai consiglieri comunali di maggioranza, in particolare da Giusi De Bari ed Angelo Marzano di Forza Italia che hanno rilevato come, sulla base di certe valutazioni, sia impossibile avviare un confronto tra maggioranza ed opposizione, partendo, quest'ultima, da un pregiudizio infondato e irricevibile. “Io pensavo – ha detto De Bari. che la richiesta di convocazione del Consiglio Comunale della opposizione fosse stata fatta solo per motivi propagandistici e strumentali e le parole di Salvemini hanno rafforzato questa mia convinzione. E' inaccettabile che qualcuno venga qui a dire che ci sono stati rapporti tra la criminalità e parte del ceto politico, in campagna elettorale. Su queste basi manca un terreno comune di discussione tra di noi”. Alle parole del consigliere dei Democratici di Sinistra lo stesso sindaco è sbottato: “Ma che dice! I nostri comportamenti sono sempre stati adamantini e trasparenti, altro che opacità! L'unica amministrazione comunale che, nella storia di questa città, ha avviato una azione rigorosa e ferma contro certi fenomeni di illegalità era capeggiata dall'allora sindaco, Annalisa Altomare, ed aveva come assessori il sottoscritto, Giusy De Bari, Pasquale Mancini, Rocco Altomare, Mimmo Corrieri. Stiamo parlando del 1993 ed il Comune si costituì parte civile nei processi contro la criminalità organizzata locale. Per questo dico con chiarezza che non accettiamo lezioni da parte di chicchessia. Specie da chi era sindaco quel 9 dicembre 1995 quando un figlio di questa città, un bambino di pochi anni, morì per l'incendio della sua abitazione, in condizioni di degrado assoluto. Quel bambino si chiamava Giuseppe De Bari ed io oggi voglio ricordarlo, visto che, allora, i paladini della legalità non organizzarono neanche un Consiglio Comunale sull'accaduto”. “Piuttosto che rilasciare dichiarazioni alla stampa – ha attaccato con durezza Azzollini, riferendosi evidentemente a Guglielmo Minervini – certi assessori regionali dovrebbero venirci a dire cosa sta facendo la Regione per fronteggiare l'emergenza indulto. Quanto hanno stanziato in favore dei Comuni. Niente di niente. Questa è la verità”. La discussione è proseguita, poi, fino a tarda sera con gli interventi di numerosi consiglieri comunali di maggioranza e di opposizione. I primi a difendere l'operato dell'amministrazione, i secondi a evidenziare come poco sia stato fatto sul fronte della sicurezza per i cittadini. Alla fine, su proposta del primo cittadino, si è deciso di rinviare la seduta di Consiglio Comunale a lunedì 30 ottobre quando si cercherà di presentare un ordine del giorno condiviso (su cui lavoreranno in questa settimana i capigruppo consiliari) da tutte le forze politiche in modo che possa essere votato all'unanimità. E a noi piace concludere questo pezzo con le parole di Giusy De Bari, consigliere comunale di Forza Italia: “Qualche anno fa, quando Molfetta attraversò una fase drammatica della sua storia, mi hanno insegnato che in momenti così delicati la classe politica non si spacca, non fugge dinnanzi ai problemi e fa fronte comune”. Quello che, da oggi, ci auguriamo possa essere possibile.
Autore: Giulio Calvani
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Dire che non ci sono appoggi politici di certa di Molfetta in questa Giunta e Consiglio Comunale è a dir poco scandaloso. Le voci girano è qualche commistione è sotto gli occhi di tutti. Non ho avuto la possibilità di seguire l'intero consiglio comunale, ma ho sentito che il sindaco si è scandalizzato quando il consigliere Salvemini ha annoverato tra l'elenco dei fatti rimasti impuniti il mancato sanzionamento delle "cacche" dei cani sui marciapiedi. Il sindaco ovviamente sottovaluta l'intelligenza dei molfettesi, perchè i vigili urbani se non sono in grado di sanzionare le "cacche" dei cani, figuriamoci se sono nella condizione di imporre il rispetto delle concessioni di suolo pubblico. Ormai alcune famiglie che abitano al piano terra non hanno più il diritto di uscire di casa, perchè l'ingresso delle loro abitazioni è ostruito da cassette e banchi per la frutta, ai conducenti di automobili non è concesso più lo spazio di manovra ed ai pedoni la libertà di passeggiare sui marciapiedi senza il rischio di essere investiti dalle automobili. Tanto di cappello al sindaco per l'episodio di grave degrado sociale ricordato, del bambino morto nell'incendio, ma credo che non sia normale andare al fruttivendolo e rimanere feriti da un proiettile vagante...credo sia altrettanto grave. Mia auguro che tutti in quella Giunta e in quel Consiglio Comunale, nessuno escluso, si facciano un esame di coscenza; certa gente deve stare lontana dalle politica e dall'amministrazione della città.

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