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Quel pasticcio brutto dei test di Medicina all'Università di Bari
15 ottobre 2007

L'annullamento dei test per l'ammissione alle Facoltà di Medicina e Odontoiatria dell'Università di Bari, decisa dal rettore Corrado Petrocelli, dopo che la magistratura aveva accertato irregolarità nella prova di alcuni candidati che avevano utilizzato anche i telefonini, ha suscitato una vasta eco e profonda rabbia da parte degli studenti onesti. Costoro, infatti, per colpa di gente disonesta, si son visti annullare i sacrifici di mesi di studio per una decisione che riteniamo molto discutibile. Riteniamo, infatti, che quella del Rettore Petrocelli sia stata una scelta sbagliata, dettata dalla volontà di fare giustizia in buona fede, ma che si è rivelata altamente ingiusta nei confronti proprio degli studenti onesti. Non potendo accusare esplicitamente i presunti disonesti, anche perché potrebbero essere scagionati successivamente dalle indagini in corso, ha deciso di punire tutti, col rischio che qualche onesto che ha superato la prima prova, resti fuori dalla seconda. La soluzione migliore, a nostro parere, sarebbe stata quella di considerare valido il primo test, salvo a espellere dall'Università coloro che sarebbero stati riconosciuti colpevoli dalla magistratura e a togliere valore al titolo di studio a coloro che, nel frattempo (si sa che la giustizia in Italia ha tempi lunghi di anni) si fossero laureati o avessero addirittura iniziato la professione, come avviene con le false lauree di cui la cronaca è ricca. Questo significava fare giustizia e garantire gli onesti. Considerata la vasta eco che ha avuto la vicenda, che vede coinvolti molti studenti di Molfetta che hanno partecipato al test, abbiamo pensato di chiedere a una delle studentesse oneste – che tra l'altro è anche redattrice di “Quindici” – di raccontare in prima persona la cronaca di questa sconcertante vicenda, il diario di un protagonista. Una testimonianza diretta, che diventa un documento importante raccontato da chi ha vissuto tutti gli avvenimenti sulla propria pelle. Alina Cormio ha accettato di farlo, anche senza nascondersi dietro l'anonimato, ma con il coraggio che una persona onesta e soprattutto un giornalista obiettivo deve avere. La ringraziamo per questo.
Autore: Felice De Sanctis
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