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Quel matrimonio in carrozza che ha fatto tanto discutere, a me ha fatto commuovere
22 maggio 2022

MOLFETTA - Qualche giorno fa, passeggiando su corso Dante, sono stato attratto dalla presenza di un bel furgoncino colorato che distribuiva bibite davanti al cancello dell'entica dove molte volte mi fermo a godere lo spettacolo della torre e degli angoli delle costruzioni che lo contornano.

All'ingresso della cattedrale addobbato a festa, sostava una piccola folla tra cui non ho potuto fare a meno di notare, davanti al sagrato, uno dei venditori del mercato minuto pesce vestito in nero e con un bastone dal pomo dorato fra le mani: era lo sposo, emozionatissimo, commosso e frastornato dagli abbracci di parenti e amici che lo circondavano affettuosamente. Senonché, a causa dei tanti pizzicotti e schiaffetti ricevuti, il nostro, aveva la guancia destra arrossata, un tantino più gonfia dell'altra e tuttavia appariva, come è giusto, soddisfatto, contentissimo ed orgoglioso di quelle 'vigorose' manifestazioni di affetto. Più in là, gli invitati, commossi, parlottavano scambiandosi i saluti di rito. C'era comunque nell'aria un’atmosfera molto 'partecipata', una specie di tensione contenuta, differente da quella dei soliti sposalizi dove, regna un’allegria lieve, quasi di circostanza mentre là aleggiava una 'serietà' composta quasi antica, fuori dai tempo.

Dopo poco è arrivata una romantica carrozza rotonda in vetro trasparente trainata da due tranquilli cavalli e guidata da un cocchiere ed un palafreniere, in frak entrambi e con tanto di cilindro. Lo spettacolo era certamente inusitato e gradevole per me, spirito romantico, per cui mi sono emozionato notevolmente.

A stento ho riconosciuto la sposa che aspettava il momento giusto per scendere; altri non era se non la compagna dello sposo che al mercato, coi capelli rosso acceso saltella, come un camoscio dalla tra le rocce, spostandosi veloce da una parte all'altra mentre chiacchierando con i clienti decantava la merce, 'faceva il prezzo’, incassava gli euro e calcolava i resti con una velocità incredibile, uasi danzando tra i banchi, e tutto contemporaneamente! La stessa persona era lì, timida e trepidante nell'attesa. Quando è entrata nella Chiesa poi, aveva addosso una solennità un'aria di dignitosa e pacata gioia per un momento che immagino da tempo da lei agognato e, giustamente desiderato con ferma e decisa volontà. Completamente diversa dalla donna che ero abituato a vedere al mercato, per via dell'abbigliamento, ho tuttavia avvertito in lei, la stessa fermezza, ed il consueto piglio di tutti i giorni. Giorgino, il simpatico Jack Russell terrier di famiglia, spirito libero che trotterella per le strade del quartiere, indossava per l'occasione un elegante smoking nero con tanto di cravattino e, simpatico come al solito, annusava qua e là tra le affettuose carezze degli astanti divertiti.

Insomma sembrava la coreografia brillante e romantica di un'operetta di Lehar o di Ranzato. Richiamato dai miei impegni me ne sono andato via con un sorriso in più, mentre ascoltavo qua e là i soliti commenti, compiaciuti, degli invitati. Insomma un matrimonio un po' fuori dal tempo che rispecchiava la volontà di fare qualcosa fuori dagli schemi e non senza un tocco di voluto umorismo.

Qualcuno mi ha riferito che il sacerdote che ha officiato il rito lo avrebbe simpaticamente definito 'il matrimonio del secolo' ed in effetti ho sentito e letto commenti di vario tipo che non posso vedere nella giusta luce perché essendo tornato da poco dopo svariati decenni vissuti al nord non conosco vicende e storie di Molfetta e comunque mi limito alla descrizione del fatto in sè per sè, una delle tante scene della commedia, o, a volte, tragedie della vita.

Maurizio Sancilio

 

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