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Quando la memoria diventa poesia. “Palpiti del cuore” di Susanna de Sario è un lungo viaggio dentro la vita: oltre sessant’anni di versi tra amore, solitudine, ricordi, Molfetta e la speranza di un mondo migliore
24 settembre 2026

MOLFETTA - Ci sono libri che si leggono e libri che, invece, si attraversano. Palpiti del cuore di Susanna de Sario appartiene alla seconda categoria. Perché nelle sue pagine non c’è soltanto una raccolta di poesie, ma una lunga storia personale che prende forma attraverso il tempo, i luoghi, gli incontri, gli amori, le assenze e le emozioni.

È un viaggio iniziato molti decenni fa e arrivato fino ai nostri giorni. I primi componimenti risalgono infatti agli anni Sessanta, quando l'autrice era giovanissima, mentre gli ultimi sono datati 2022 e 2023. In mezzo ci sono più di sessant'anni di vita e di scrittura. Molfetta, Atri, Pineto, Termoli diventano così le coordinate geografiche di una memoria che non vuole disperdersi.

Il volume, pubblicato da Aletti Editore, raccoglie le poesie in italiano accompagnate dalla traduzione inglese. Una scelta che allarga il pubblico dell'opera, ma che non ne modifica la natura profondamente personale.

A leggere Palpiti del cuore si ha infatti l'impressione di entrare lentamente nella stanza privata dei ricordi dell'autrice. Il primo testo, Un fiore sbocciato fuori stagione, scritto a Molfetta nel dicembre del 1960, riporta all'infanzia, alla solitudine, agli anni difficili della guerra, alla povertà di allora e a quella bambina che osserva gli altri giocare e sente di essere rimasta ai margini. È un'immagine che, a distanza di tanti anni, acquista quasi il valore di una dichiarazione d'intenti: la poesia nasce quando qualcosa dentro di noi chiede di essere ascoltato.

Da quel momento in poi il libro procede per frammenti. Non c'è una storia raccontata secondo un ordine tradizionale, ma una successione di momenti, persone e sentimenti. Ogni poesia conserva una data e spesso un luogo, come se l'autrice avesse voluto mettere un segnalibro nella propria vita.

Il tema dell'amore occupa naturalmente uno spazio centrale. Ma è un amore osservato nelle sue molteplici forme: quello della scoperta, dell'attesa, della felicità, della lontananza, della nostalgia e della perdita. In Un messaggio d'amore, ad esempio, un piccolo cuore di cioccolata diventa il simbolo di una parola che non riesce a essere pronunciata. In L'attesa, invece, il sentimento vive ancora prima che l'amore abbia un volto preciso: basta aspettare qualcuno che ancora non si conosce per affidare alla speranza una parte del proprio futuro.

È proprio l'attesa, forse, uno dei sentimenti che attraversano più profondamente la raccolta. Attendere una persona, un ritorno, una primavera, una risposta, uno sguardo. E quando ciò che si attende non arriva, resta la memoria.

Così il cuore della poetessa dialoga continuamente con il passato. In Ricordo di baci il viaggio in treno diventa un movimento attraverso la memoria; in L'ultimo giorno il ricordo di un amore si lega al canto di una cicala e al calore di un abbraccio; in Aria di settembre basta il cambiamento della luce per riportare alla mente una persona che non c'è più.

La natura accompagna costantemente questo percorso. Il mare, il vento, le rondini, le cicale, gli alberi, i fiori, il sole, le stelle e le stagioni non sono semplici elementi del paesaggio. Diventano interlocutori della poetessa, quasi strumenti attraverso i quali leggere il proprio stato d'animo.

È un rapporto particolarmente evidente nelle poesie ambientate a Pineto. Il mare diventa consolazione, ma anche luogo di incontri casuali e di confidenze. In L'unica consolazione una donna sconosciuta racconta le proprie sofferenze durante una passeggiata sulla riva. La poetessa non conosce nemmeno il suo nome, ma ne ascolta il dolore. È una delle pagine nelle quali la poesia di de Sario supera il racconto personale per aprirsi all'empatia.

Ed è proprio l'attenzione verso gli altri a rappresentare un altro elemento importante del volume. Ci sono gli amici, gli amori, le persone incontrate per caso, ma anche i poveri, gli anziani, gli sconosciuti, gli animali. In Nerone e Pippo perfino due cani diventano protagonisti di un sentimento che lentamente passa dalla diffidenza all'affetto.

La poesia, in questo caso, diventa uno strumento per accorgersi degli altri.

Anche Molfetta occupa un posto significativo. Non soltanto perché è il luogo di nascita di molti versi, ma perché la città è parte della memoria dell'autrice. Le strade, il mare, i paesaggi, le persone e i ricordi compongono una sorta di geografia sentimentale. La città non viene raccontata attraverso la cronaca, ma attraverso ciò che ha lasciato nella sensibilità di chi la osserva.

E proprio quando la poesia sembra più intimista, improvvisamente si apre alla dimensione collettiva.

È il caso di Tutto l'amore, dove la diossina e la minaccia all'ambiente fanno da sfondo a una dichiarazione di fiducia nella vita: i fiori devono continuare a sbocciare, i bambini a crescere, le rondini a volare. È una risposta alla cattiveria e all'indifferenza che assume un significato quasi civile.

La stessa sensibilità ritorna in I poveri del paese, dove la poetessa racconta il legame con persone che nemmeno conosce ma con le quali condivide la consapevolezza di una mancanza. E diventa ancora più esplicita in Per un mondo migliore, scritta nel 2015, quando, dopo più di cinquant'anni, il cuore continua a cantare parole come libertà, giustizia e amore.

È interessante osservare come, con il passare degli anni, anche lo sguardo poetico cambi. Nei versi della giovinezza prevalgono l'amore, il desiderio, l'attesa e la scoperta. Nei testi più recenti emerge invece una maggiore consapevolezza del tempo, della perdita e della necessità di guardare oltre la propria esperienza.

Le foglie morte, del 2022, è emblematica in questo senso. Le foglie, ormai cadute, producono sotto i passi un ultimo rumore che diventa quasi un canto. La morte non è più soltanto una fine: può trasformarsi in memoria, e la memoria in poesia.

Anche I tigli, del 2023, contiene una promessa di rinascita. Gli alberi spogli sembrano rivolgere i loro rami verso il cielo come braccia in preghiera, aspettando la primavera. È un'immagine semplice ma significativa: dopo l'inverno arriverà comunque una nuova fioritura.

E il libro arriva così alla sua parte più universale. In Stamattina un incontro casuale al mercato con un uomo di colore diventa occasione per una riflessione sulla bontà e sulla speranza. In Lo stesso sogno, una delle poesie più recenti, l'io poetico si rivolge a uno straniero e scopre una condizione comune: orizzonti diversi, ma lo stesso cielo e soprattutto lo stesso desiderio di pace e amore.

È quasi il punto di arrivo di un lungo percorso.

La bambina che all'inizio del libro si sente sola e guarda gli altri giocare è diventata una donna capace di guardare oltre se stessa. Il dolore personale non è scomparso, ma si è trasformato in capacità di ascoltare quello degli altri. L'amore perduto è diventato memoria; la solitudine è diventata riflessione; il tempo è diventato poesia.

È questa, forse, la cifra più autentica di Palpiti del cuore: la capacità di trasformare una vicenda individuale in qualcosa nel quale anche il lettore può riconoscersi.

Non è una poesia che cerca effetti spettacolari o costruzioni linguistiche particolarmente complesse. È una poesia che preferisce la semplicità dell'immagine e la sincerità del sentimento. A volte sono sufficienti un fiore, uno sguardo, un ricordo, una strada, una cicala, una foglia o il rumore del mare per aprire una finestra sulla memoria.

E proprio per questo il libro va letto lentamente.

Perché ogni poesia è un piccolo frammento di tempo salvato dall'oblio. Un incontro, una persona, un dolore, una felicità, una speranza che altrimenti rischierebbero di scomparire insieme agli anni.

Palpiti del cuore è dunque molto più di una raccolta poetica. È il diario sentimentale di una vita, ma anche la testimonianza di una fedeltà alla scrittura che attraversa le stagioni dell'esistenza.

Alla fine rimane una certezza: il tempo passa, le persone cambiano, gli amori finiscono, i ricordi si fanno più lontani. Ma finché qualcuno continua a raccontarli, attraverso la poesia, una parte di quella vita continua a vivere.

E forse è proprio questo il compito più bello della poesia: dare un'altra possibilità al tempo che è passato.

Susanna de Sario. Autobiografia
Sono nata a Bari il 25 ottobre 1940. Ho trascorso i primi anni a Molfetta, nella casa dei nonni materni, fino alla fine della guerra, quando conobbi mio padre, tornato dalla prigionia in India. Ricordo ancora il sapore del pane bianco degli inglesi e gli scarafaggi che qualche volta circolavano indisturbati per la vecchia casa. Ricordo ancora la solitudine i sogni, i primi balli in casa dei fratelli Forte, dove conobbi Riccardo Muti, fratello di Mario, compagno di scuola di mia sorella Maria. Nacque un amore adolescenziale, grande e puro, ma con la famiglia si trasferì a Napoli dove continuò gli studi musicali. Ci fu lo scambio di alcune lettere, poi ognuno proseguì per la propria strada Dopo alcuni anni, ne sposai il cugino valente medico, che, per un caso avverso del destino, ebbe la sfortuna di morire all'età di 35 anni, lasciandomi sola con una bimba. Laureata in lingue, incominciai a insegnare francese negli istituti superiori. Gli anni sono passati, ho perduto molte battaglie, ma, credo, nonostante tutto di aver vinto la guerra, armata di un simbolico scudo.

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