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Processo per la tragedia del Truck Center a Molfetta, il sopravvissuto Ventrella: mai usato maschere con autorespiratore Prossima udienza venerdì 5 presso il tribunale di Trani. Ieri ascoltati otto testimoni
01 giugno 2009

MOLFETTA - “Non ho mai usato mascherine con autorespiratore”: questa la drammatica ammissione di Cosimo Ventrella, 57 anni, unico sopravvissuto alla tragedia dell'autolavaggio Truck Center alla seconda udienza del processo in corso presso la sezione staccata di Molfetta del tribunale di Trani, davanti al giudice dott. Lorenzo Gadaleta. “Usavamo solo le normali mascherine con normale boccale o filtro” ha aggiunto Ventrella che oggi è responsabile della sicurezza per la stessa azienda e ha anche ammesso di non aver seguito alcun corso sulla sicurezza sul lavoro e di non sapere se anche gli altri suoi compagni di lavoro li avessero frequentati. Una testimonianza, quella del sopravvissuto con molti “non so” e “non ricordo”. Su questo argomento dell'uso delle maschere sono stati sentiti anche Felice Tridente, autotrasportatore cliente dell'autolavaggio, che ha detto di aver lasciato l'azienda qualche giorno prima dell'incidente e di aver visto Mangano, una delle vittime, indossare solo tuta da lavoro e stivali mentre i figli del titolare dell'azienda Vincenzo Altomare, morto anch'egli nella cisterna, hanno dichiarato che le procedure di sicurezza erano di competenza del padre. Cosimo Ventrella ha ricostruito le varie fasi dell'incidente, sostenendo che è avvenuto tutto rapidamente: ad un tratto non ha visto più i suoi compagni di lavoro Tasca e Farinola con i quali aveva appena finito di lavare una Fiat Tipo, scomparso anche Guglielmo Mangano che aveva visto in piedi sulla cisterna, e ha pensato che si fossero fermati per fumare una sigaretta. Poi la drammatica constatazione: si è girato verso la cisterna e ha intuito la tragedia. Ha gridato, è salito in cima, ha guardato dentro e ha visto i tre compagni supini nel fondo; ha provato a smuovere i corpi con la scaletta e, una volta constatata la loro immobilità, è stato investito da una puzza di uova marce che lo hanno stordito, perciò ha deciso di scendere da quel maledetto contenitore. Una decisione che gli ha salvato la vita. Ma non è stato così per Sciancalepore e Altomare, che arrivati poco dopo, non gli hanno dato il tempo di parlare e si sono precipitati verso la cisterna, senza tornare più indietro. Testimoni presenti anche uno dei vigili del fuoco, l'ex comandante dei carabinieri cap. Pierluigi Buonomo, Fabio Colasante, apprendista nella Truck Center. A causa della presenza di numerose persone tra avvocati, testimoni e pubblico, si è deciso di spostare il processo a Trani, dove la prossima udienza si terrà venerdì 5 giugno. Nella tragedia del Truck Center, il 3 marzo dello scorso anno, morirono 5 persone il giovane Biagio Sciancalepore (24 anni), Vincenzo Altomare (di 64 anni, di Molfetta), Guglielmo Mangano (44 anni, di Andria), Luigi Farinola (37 anni, di Molfetta) e un altro giovane di 20 anni, Michele Tasca. Le accuse, formulate dal Pm, Giuseppe Maralfa, a carico degli indagati accusati, a vario titolo a seconda delle presunte rispettive responsabilità, sono di omicidio colposo, lesioni colpose e violazione della normativa in materia di sicurezza sula lavoro. Secondo il Pm la morte dei 5 operai fu provocata da intossicazione acuta da acido solforico. Questi gli indagati: Alessandro Buonaparte e Mario Castaldo, entrambi responsabili della Fs Logistica, proprietaria della cisterna, Pasquale Campanile, rappresentante della "Cinque Biotrans snc", ditta incaricata del trasporto della cisterna e di Filippo Abbinante, l'autista che portò la cisterna alla Truck Center. Imputate anche tre persone giuridiche, le società Sas Truck Center, Fs Logistica e Cinque Biotrans.
Autore: Paolo Marzocca
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