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Presentato a Molfetta il libro “La Badessa di San Giuliano” Alla libreria “Il Ghigno” il romanzo di Marisa di Bello, una storia di tante altre donne, con la partecipazione di Gianna Sallustio
31 ottobre 2010

MOLFETTA - Proposto già all’attenzione del pubblico qualche mese addietro presso la Laterza di Bari, nei giorni scorsi  è stata la libreria di Molfetta “Il Ghigno” di Molfetta ad ospitare la presentazione dell’ interessante romanzo dal titolo: “La Badessa di San Giuliano”, pubblicato da Besa editrice e nato dalla penna e dal cuore di Marisa Di Bello (a sinistra nella foto, con Gianna Sallustio).
La giornalista lucana, con all’attivo numerose collaborazioni per periodici rinomati tra i quali “Cosmopolitan”e reduce di recenti inchieste tra cui “Donne nere”, che affronta la delicata questione delle mutilazioni sessuali perpetrate ai danni di donne musulmane, si cimenta ora con il genere romanzesco. E senza tradire quello spirito critico e di osservazione che connaturano un personalità giornalistica, si avventura nella narrazione di una vicenda realmente accaduta agli inizi del secolo scorso, in un luogo di confine tra regione Puglia e Basilicata.
Come già da titolo, questa è la storia della badessa di San Giuliano,  Suor Crocifissa (al tempo Lucrezia Iacobellis), che può facilmente adattarsi, per i suoi tanti spunti critici, a ricoprire il ruolo di storia di “donne che non possono disporre liberamente della propria vita e di coloro che sanno amare senza calcolare perdite e profitti”, figure dedicatarie del romanzo come tiene a precisare la scrittrice stessa in apertura di serata.
Venuta in possesso del fitto carteggio tra Curia e convento, in origine opera edilizia difensiva e di avvistamento, trasformata nel corso dei secoli e adeguata nell’impianto architettonico alla sua nuova funzionalità di struttura religiosa, la scrittrice lucana racconta di questa suora che “non era stata mandata lì dalla famiglia, né l’avevano spinta delusioni amorose o l’impossibilità di un matrimonio adeguato alla sua condizione sociale. Era stata una scelta la sua, nata spontanea e ritenuta giusta finché non era successo l’irreparabile… finché un sentimento forte, incoercibile, non si era impossessato del suo cuore e dei suoi pensieri, travolgendo certezze fino a quel momento incrollabili”.

Marisa Di Bello ha ceduto la scena alle dirette pagine del suo libro per narrare il momento di rottura dell’equilibrio su cui fino ad allora si era poggiata l’esistenza della badessa. Uno stato influenzale, un malessere improvviso e la presenza di Pietro Forzano, ricco proprietario terriero, diventerà, da quel momento in poi, costante nella sua vita. L’amore che ne scaturisce è però figlio di un tempo che più o meno indistintamente non lascia libertà di azione, uomini e donne ugualmente stretti nelle loro realtà immobili e immutabili, per quanto pur sempre differenti.
E’ un amore fonte di tormento e insicurezza quello vissuto  dalla badessa di San Giuliano nei solitari corridoi del convento, alimentati da un intrecciarsi di peccato ed esiti di vicende interne al convento stesso, testimoniati tra l’altro dall’inserimento nel romanzo, di due autentiche lettere anonime del carteggio, inviate al Vescovo dalla comunità paesana.
Accanto a suor Crocifissa si raccolgono donne dalla bassa estrazione sociale, avvicinatesi a quel mondo spinte da una manovra utilitaristica, ignare di cosa sia la vera vocazione religiosa e per questo troppo lontane dal sentire cristiano, per non divenire ben presto marionette di suor Benedetta e delle sue aspirazioni di potere.
Ad accompagnare l’autrice del romanzo in questo viaggio attraverso le sue pagine più significative, è Gianna Sallustio, scrittrice e collaboratrice di “Quindici”, affermata nel panorama italiano e non, grazie anche alle recenti traduzioni di sue opere in lingua francese e serba, che forse in alcuni momenti rischia di contendere, con la sua presenza carismatica, la scena alla collega, complice forse quell’ “empatia culturale” che lei stessa aveva dichiarato all’inizio della serata.
E che in effetti la scrittrice molfettese senta questo romanzo vicino al suo sentire è palesato dal grande pathos con cui legge alcune delle pagine di questo libro. La descrizione della frana che colpisce una località lucana dal terreno argilloso e dal destino già segnato, non può che richiamare fatti attuali e tanto più drammatici se li si considera avvenuti, a distanza di oltre mezzo millennio, in modalità quasi del tutto similari.
Il suo contributo procede oltre, attraverso una ricostruzione che tocca le tappe dell’unificazione del Regno d’Italia fino al “Terroni ”, libro del giornalista e scrittore Pino Aprile del quale riportiamo, sintetizzando e semplificando al massimo il pensiero, la sua riflessione: “le due Germanie, pur divise da una diversa visione del futuro, dalla Guerra Fredda e da un muro, in vent’anni sono tornate una. Perché da noi non è successo?”.
Un libro ricco di spunti, forse troppi per poter esser condensati nell’arco di una sola serata, ma sicuramente utile strumento per un primo approccio esplorativo di una realtà poco conosciuta dall’esterno.
E mentre il lettore si addentra  progressivamente, attraverso le pagine del libro, in questo mondo conventuale a lui poco familiare, quasi specularmente, suor Crocifissa ne esce man mano che la lettura procede, fino alla descrizione del suo viaggio a Roma, caput mundi, crogiuolo di sentimenti e esperienze tanto diverse, ma in fondo tutte figlie dell’animo umano.
 
© Riproduzione riservata
 
Autore: Daniela Gesmundo
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