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Porto, primo dragaggio: ma i 7,8milioni di euro? E le indagini della Procura? E la Posidonia?
15 marzo 2011

Effetto di un imprevisto tipico di una grande opera pubblica. Così spiegati dal sindaco Antonio Azzollini i maggiori oneri da 7,8milioni di euro per il porto commerciale di Molfetta. Una nonrisposta che dribbla la domanda di Quindici nella conferenza stampa di presentazione dei lavori di dragaggio il 21 febbraio scorso. Non si riesce ancora a sapere se saranno posti in bilancio (e su quale capitolo), da dove saranno rastrellati e a chi saranno realmente versati quei 7,8milioni di euro che il Comune di Molfetta deve all’Ati Cmc-Sidra-Cidonio per il ritardo nei tempi di esecuzione dei lavori, dovuto alla presenza dei residuati bellici in quantità superiore rispetto alle stime. La città, che teme di dover pagare di tasca propria quei «maggiori oneri», merita vere spiegazioni. Perché silenzi e mezze risposte? Ci sono forse delle “anomalie”? Se tutto fosse stato limpido, sarebbe stata già data una spiegazione e oggi non avremmo avuto tante perplessità. PRESUNTO “TESORETTO” Secondo indiscrezioni, ci sarebbe una copertura finanziaria. Nel numero di giugno 2010 («Il mistero del tesoretto del bilancio per pagare i risarcimenti del porto»), Quindici aveva rivelato che 5,8milioni di euro sarebbero stati a carico del Comune di Molfetta, mentre i restanti 2milioni sarebbero stati trasferiti dal Ministero delle Infrastrutture. Un’operazione fuori bilancio? Esiste un “tesoretto”? Nessuna voce nel bilancio 2010, nessun chiarimento dall’amministrazione Azzollini. «In Italia se non partono i lavori, si rischia di non realizzare mai un’opera. È sempre meglio avviare i lavori con qualche problema, tanto poi si trova il modo e i soldi per aggiustare tutto»: vademecum azzolliniano. A un anno dalla delibera G.C. n.25 dell’1 febbraio 2010, scoperta da Quindici, il mistero resta. I lavori continuano «su tutti i fronti», per il sindaco Azzollini: solito spot della politica del «far credere»? La draghetta sembra sia stata ferma anche nei giorni di mare calmo, tra marzo e febbraio. Perché? Ci sono ancora bombe che impediscono il proseguo del dragaggio? E LE INDAGINI DELLA PROCURA DI TRANI? Accusati 47 amministratori e alcuni tecnici comunali di presunti illeciti nelle procedure di affidamento dei lavori e eventuali conflitti di interesse. Numerose nel 2010 le “visite” degli agenti del Corpo Forestale dello Stato in uffici comunali, studi di professionisti e tecnici legati all’amministrazione per sequestrare documenti sul porto. Oggi tutto sembra caduto nel dimenticatoio. Altro oggetto dell’indagine della magistratura, la distruzione di un’intera colonia di Posidonia, pianta acquatica necessaria al ripopolamento ittico-faunistico dell’Adriatico tutelata dalla UE. Semplice alga, per il sindaco Azzollini, la cui distruzione non ferma il porto «destinato a rilanciare il Sud, a dare posti di lavoro e permettere la realizzazione di importanti infrastrutture strategiche per lo sviluppo della città» (dichiarazioni di maggio 2010). I lavori non avrebbero considerato la presenza di questa colonia (forse spostata nel progetto rispetto alla sua reale posizione): accusa di presunta lottizzazione abusiva e danneggiamento ambientale, che avrebbe coinvolto anche funzionari del Ministero dell’Ambiente per le autorizzazioni concesse. Per tutti bocche cucite con filo spinato. Con il vincolo ambientale, è possibile eseguire il dragaggio, sapendo di distruggere l’intera colonia tutelata dall’UE? L’art.4 del Regolamento CE 1967/06 lo vieta. La Regione, come gestore del vincolo, deve concedere il nulla-osta per l’esecuzione dei lavori, dopo il Comune può rilasciare la concessione urbanistico- edilizia, secondo il D.L. n.490/99 (Legge Galasso n. 431/85). Il Comune di Molfetta ha saltato questa procedura o quel vincolo è stato cassato da “mani sapienti”? O la Regione Puglia ha sub-delegato la gestione del vincolo ambientale al Comune, che è diventato arbitro di se stesso, creando un paradosso giuridico? Presunto “abuso in bianco”? “RAPIDISSIMA” BONIFICA INTERNA Rapida bonifica degli ordigni sul fondale interno del porto di Molfetta, nonostante i 10mila ordigni rinvenuti dopo le ultime prospezioni. «Dato parziale - ha evidenziato l’ing. Gianluca Loliva, direttore operativo dei lavori - ci sono una serie di zone che non sono state ancora prospettate e che riguardano la parte esterna, a breve saranno liberate le aree all’imboccatura del porto». Nel consiglio comunale del 6 agosto 2010, il sindaco Azzollini aveva ribadito lungaggini nei lavori per la presenza di oltre 7mila ordigni e per le numerose autorizzazioni (Prefettura, Arpa, Ispra, Forze di Polizia, Marina, Esercito, ecc.) su rimozione e trasporto dei residuati bellici. Concertazione burocratica che non si realizza in così poco tempo. Intanto, il nucleo SDAI (Servizi Difesa Automezzi Insidiosi) continua la bonifica della cosiddetta “zona rossa”, a quasi 200 metri dalla punta della diga Salvucci. Il protrarsi del servizio di alaggio costa alla città quasi 23mila euro, ma nella delibera LL.PP. n.41/11 non è specificato né su quale bilancio, né su quale capitolo questa presunta spesa sarà impegnata. IL DRAGAGGIO Operazione completa a fine marzo, programmato per la prossima estate l’arrivo della draga «D’Artagnan» per rompere lo strato roccioso del fondale. «La draga Vlandereen XVI sarà in funzione solo in condizioni meteo favorevoli - ha spiegato l’ing. Loliva - il disgregatore rompe gli strati superficiali del fondale, la parte meno dura, per poi spruzzarla nella colmata del bacino con una grossa pompa aspirante». Spese aggiuntive per la draga, rimasta ferma un anno dal gennaio 2010? «Nessuna spesa aggiuntiva - ha risposto a Quindici il direttore operativo - perché nel bando di gara era prevista la disponibilità per tutta la durata dei lavori della draga e, essendo questo un appalto a corpo, non è possibile valutare il singolo costo del mezzo». Concluso il primo dragaggio (600mila m3, 400mila nell’attuale bacino), «sarà realizzato il secondo braccio di protezione del porto di Molfetta dalla testata della diga Salvucci verso Giovinazzo e un ponte di collegamento tra porto, terraferma e statale 16bis, con l’eliminazione dell’attuale piattaforma di raccordo tra la diga e la terraferma - ha aggiunto - e inizieranno i lavori del centro servizi direzionale, posizionato nel bacino che raccoglie la colata del dragaggio». Rispettati i tempi di consegna dei lavori? Altri tre anni per ultimare la realizzazione del porto (oltre il limite del 2012), ma «con lo di Marcello la Forgia marcello.laforgia@quindici-molfetta.it Porto, primo dragaggio: ma i 7,8milioni di euro? E le indagini della Procura? E la Posidonia? Il sindaco Azzollini sul cantiere del porto sblocco del dragaggio faremo una grossa fetta di lavoro», secondo l’ing. Loliva. «Io, al più presto possibile - la chiosa del sindaco Azzollini - ma non si può prevedere una data perché opere complesse di un certo tipo trovano degli ostacoli». LA PROFONDITÀ DEL DRAGAGGIO Rispetto ai 7 metri attuali, sarà di 9 metri la profondità del fondale, come l’ing. Loliva ha spiegato alla trasmissione «Conteiner» il 23 febbraio scorso: smentiti i 14 metri, come alcuni vorrebbero far credere. Dunque, stessa profondità, ma compiti diff erenti per le due draghe, la Vlandereen XVI e la D’Artagnan. «Un porto di medie dimensioni», quello di Molfetta, come ha dichiarato l’ingegnere, che accoglierà le navi con un pescaggio di 6-6,5 metri e «mezzi marittimi lunghi 200 metri con un grosso tonnellaggio». Gigante di cartapesta, questa l’opportunità per Molfetta. Non sarebbe stato conveniente un porto solo turistico, piuttosto che commerciale, tale da portare a Molfetta denaro privato, sviluppare e arricchire anche l’indotto locale?

Autore: Marcello la Forgia
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