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Porta: Quel monumento a don Tonino e a Papa Francesco costa troppo ed è inutile. Il sindaco: critiche qualunquiste
15 marzo 2019

Ancora in azione l’assessore ai Lavori pubblici, Mariano Caputo. Cosa ci riserva questa volta l’instancabile assessore “cantiere perenne”? Quanti soldi dei cittadini spreca un amministratore che non è in grado di fare le scelte prioritarie per lavori veramente urgenti come, ad esempio, le strade tutte piene di buche, oppure si spera di far intervenire l’esercito come vuole fare a Roma il sindaco Virginia Raggi (altro inadeguato personaggio politico, finito alla guida di una capitale)? Invece, ogni giorno, non fai in tempo a girarti, che appare una nuova recinzione, un nuovo cantiere, per dare l’idea del cambiamento e di una città in movimento verso i… debiti, che pagheranno i cittadini. Ce lo dice il consigliere comunale dell’opposizione di sinistra Gianni Porta (Rifondazione): «In questi giorni abbiamo notato recinzioni e lavori di scavo nei pressi di Piazza Garibaldi, vicino una nota gelateria cittadina, e in corso Dante, sempre nei pressi di un’altra nota gelateria. Scorrendo l’albo pretorio, temiamo si tratti di lavori previsti dalla Delibera di Giunta n. 319 del 16 novembre 2018 e dalla Determina del Settore Attività Produttive n. 101 del 21 dicembre 2018. Anche se speriamo vivamente in questo caso di essere smentiti quanto prima. Di che si tratterebbe? In poche parole, della realizzazione di due monumenti a ricordo dei luoghi dall’evento della visita di Papa Francesco nello scorso aprile che costeranno alla comunità cittadina 141.414 più Iva, insomma 150.000 euro o giù di lì. E ci chiediamo se davvero la nostra comunità non abbia davvero altre emergenze e altre necessità che possano essere soddisfatte dall’Amministrazione comunale con l’impiego di questi 150.000 euro in ben altre opere meritorie a testimonianza dello spirito di solidarietà e carità cristiana e in ricordo del “XXV anniversario del Dies Natalis del servo di Dio, don Tonino Bello”. Abbiamo capito che i “grandi eventi”, secondo alcuni, apporterebbero benefici economici alle comunità che li ospitano ma ci sembra che l’amministrazione comunale stia attuando uno specie di “keynesismo religioso”: spesa pubblica associata al grande evento per creare e moltiplicare reddito e profitti. Dopo il keynesismo economico nel New Deal di Roosevelt e il keynesismo militare del secondo dopoguerra, l’amministrazione Minervini si rende protagonista di una stagione di keynesismo “religioso” al fine “di favorire l’accesso delle microimprese, piccole e medie imprese”, come scrive il dirigente del settore, Ing. Balducci, che procede a suddividere gli appalti per i lavori in lotti funzionali tutti – dico tutti – rigorosamente sotto la soglia dei 40.000 euro. Lungi da noi cimentarci con le questioni di fede ma riteniamo che ben altro poteva essere l’uso di queste risorse pubbliche, ovviamente sempre in corrispondenza allo “spirito Cristiano della Celebrazione Eucaristica”». Ma il sindaco Tommaso Minervini è al corrente di questi sprechi? Oppure ha lasciato all’assessore Caputo (che lui non riesce più a controllare nella sua frenesia cantieristica) una delega in bianco per i suoi inutili cantieri perenni. Fa parte dell’accordo di governo della coalizione di destracentro “ciambotto” delle 8 liste civiche che hanno anche ucciso il Pd a Molfetta, facendo diventare anch’esso una lista civica al servizio dello spreco, del liberi tutti e accontentiamo tutti? Di questo passo, forse il sindaco non se ne rende conto, ma si viaggia dritti verso il dissesto: l’allarme “Quindici” lo sta lanciando da tempo. Forse questa amministrazione non si rende conto che i cittadini non possono essere d’accordo con questi sprechi che alla fine pagheranno di tasca loro, con le tasse in più, che verranno scaricate alle future amministrazioni? Oppure questi politici credono di continuare ad amministrare in eterno e gestire la cosa pubblica come fosse casa propria? Una volta un buon amministratore si giudicava dall’oculata gestione delle finanza pubblica, oggi si giudica dalle spese e dallo sperpero di denaro, per… abbellire la città con opere inutili? Per carità: fermate i cantieri perenni, finché siete in tempo! P.S. A Papa Francesco e a don Tonino questi monumenti non sarebbero piaciuti. Qualcuno lo ricorda al sindaco Minervini e all’assessore Caputo, che forse non ci hanno pensato? Pronta la replica del sindaco Tommaso Minervini replica a queste voci contrarie con una nota diffusa dall’ufficio stampa del Comune: «Ogni comunità vive grazie a una memoria condivisa, che cementifica il rapporto del gruppo formando una identità comune. Quando questa memoria viene trasmessa e collettivizzata diventa testimonianza e narrazione che si fa storia. La memoria storica di una comunità, che è al tempo stesso calda e fragile, va alimentata e tramandata di generazione in generazione. La costruzione della memoria e la sua custodia hanno bisogno di cerimonie collettive, riti e celebrazioni, luoghi simbolici e monumenti, per saldare il sentimento di solidarietà e condivisione delle donne e degli uomini che vivono insieme e appartengono alla stessa comunità. Sin dagli albori dell’umanità, i monumenti sono stati testimonianza attiva e significativa della storia e degli eventi che l’hanno composta. La loro conservazione e fruizione risponde a un interesse pubblico e collettivo, utile per custodire sanamente le radici, i principi condivisi, la storia comune. Una statua, una colonna, un obelisco, rappresentano la memoria che vive, pulsa e testimonia quello che è stato per dirlo oggi e per ribadirlo alle prossime generazioni. Nella nostra città, in queste settimane, stiamo “inchiodando” con due monumenti un pezzo della nostra memoria collettiva: la storica visita di Papa Francesco in occasione della celebrazione del venticinquesimo anniversario della scomparsa di don Tonino Bello. Una croce e un ulivo nei luoghi simbolici dell’abbraccio della nostra comunità al Pontefice. La costruzione di un monumento per tale evento della storia cittadina è un dovere verso le future generazioni. Tutto il resto è noioso qualunquismo ». Ma la polemica non si placa e il consigliere di opposizione di sinistra Gianni Porta di Rifondazione risponde duramente (ricordandogli le sue contraddizioni dalla condivisione del palco con i fascisti al dichiararsi salveminiano) al sindaco di Molfetta Tommaso Minervini, che aveva replicato alla denuncia dell’ex candidato sindaco sullo spreco di soldi pubblici (150.000 euro) per la realizzazione dei monumenti a Papa Francesco e a don Tonino Bello. «Il sindaco Minervini – dice Porta – ha deciso di replicare alla nostra denuncia sullo sperpero di 150.000 euro per la realizzazione di due monumenti a ricordo della visita di papa Francesco: 150.000 euro di lavori affidati direttamente, 150.000 euro di spesa pubblica che fanno a pugni con lo spirito di solidarietà e carità. Il sindaco ci accusa di essere noiosi qualunquisti e decide di “volare alto” nella sua replica, pilotando come lui sa fare l’elicottero della retorica ecumenica a buon mercato. Lui che parla di memoria storica condivisa, avendo condiviso ogni stagione politica degli ultimi vent’anni di Molfetta sempre dalla parte dei potenti protettori nazionali e regionali di turno. Lui che ha condiviso palchi con i fascisti e si dichiara salveminiano. Lui che si erge a maestro (cattivo) di buona amministrazione e copre affidamenti diretti di lavori e opere pubbliche. Lui che si aggiunge opportunisticamente alla schiera di non disinteressati ferventi devoti. È vero, i momenti cruciali di una comunità meritano di essere ricordati, solo che il sindaco intende farlo con sfarzo munifico, ostentando i segni del potere, anziché testimoniando la sobrietà del potere dei segni. Ma evidentemente per il sindaco Minervini, abituato a saltellare da uno schieramento all’altro, insuperabile esempio di italico trasformismo, questi segni di sobrietà sono troppo noiosi».

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