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Politiche, stravincono Azzollini e FI
15 aprile 2006

I risultati definitivi conseguiti a Molfetta dalle diverse formazioni politiche, in occasione delle elezioni per il rinnovo di Camera e Senato tenutesi lo scorso 9 e 10 aprile, offrono, senza alcun dubbio, una fotografia abbastanza credibile di quale sia lo stato dei rapporti di forza tra i diversi partiti nello scacchiere politico locale, specie in vista delle imminenti consultazioni amministrative per l'elezione del sindaco e del nuovo Consiglio Comunale. Difficile, ovviamente, fare delle previsioni concrete per l'esito delle elezioni del prossimo 28 maggio senza esporsi al rischio di essere clamorosamente smentiti dalle urne, anche in considerazione del fatto che le due competizioni elettorali sono tra loro profondamente diverse sia per significato politico che, in particolare, per il sistema elettorale che, in questi casi, può davvero fare la differenza. Ricordiamo infatti che alle elezioni amministrative vige il meccanismo delle “preferenze” per i candidati alla massima assise cittadina e, in una competizione elettorale che si preannuncia davvero molto equilibrata tra i quattro candidati finora in lizza (Antonio Azzollini, Lillino Di Gioia, Tommaso Minervini e Matteo D'Ingeo), questo è sicuramente un elemento da non sottovalutare. Tuttavia il risultato delle elezioni politiche rappresenta certamente un termometro per valutare quale sia l'orientamento in città e, quindi, in che condizioni si presentino ai “blocchi di partenza” le diverse coalizioni che si contenderanno la guida della città per i prossimi cinque anni. Sotto questo profilo vanno innanzitutto raffrontati i dati tra i due schieramenti principali: centrodestra e centrosinistra. La Casa delle Libertà resta maggioranza in città con il 50,95% dei voti alla Camera (17.227 su un totale di 34.629) sebbene continui il lento e continuo processo di erosione del suo vantaggio rispetto all'altra coalizione. L'Unione, infatti, raccoglie il 48,88% dei consensi (pari a 16.529 voti) e registra un sensibile incremento rispetto alle regionali dello scorso anno, in cui si fermò alla 44,7% a fronte del 53.5% raggiunto dai partiti di centrodestra che sostenevano l'ex governatore della Puglia, Raffaele Fitto. Questo dato può spiegarsi innanzitutto con il fatto che lo scorso anno all'interno della Casa delle Libertà c'era anche il Nuovo Psi che ottenne un ottimo risultato tanto da eleggere in Consiglio Regionale l'ex assessore ai Lavori Pubblici, Franco Visaggio, oggi transitato nelle fila del centrosinistra. Per quanto riguarda i partiti non si può che iniziare con la straordinaria ed indiscutibile affermazione di Forza Italia che ha senza alcun dubbio goduto dell'effetto di trascinamento rappresentato dalla presenza in lista del sen. Antonio Azzollini, l'unico candidato locale che (tra i tanti) aveva la certezza di essere rieletto in Parlamento e, per questo, l'unico che si è dato davvero da fare per la sua campagna elettorale. Indubbiamente ha raccolto anche i frutti dell'egregio lavoro svolto a Palazzo Madama (per altro in qualità di Presidente della Commissione Bilancio del Senato) con i tanti finanziamenti fatti pervenire a Molfetta. Forza Italia, quindi, ottiene alla Camera il 33,78% dei voti (circa 11.500 voti su complessivi 34.629), dato di gran lunga superiore al 12,54 % ottenuto alle scorse regionali (cui, tuttavia, partecipava anche la lista “Puglia prima di Tutto” dell'on. De Cosmo che in questa tornata elettorale ha sostenuto il sen. Antonio Azzollini). Il grande risultato di Forza Italia, però, ha di fatto prosciugato le altre forze politiche della coalizione di centrodestra. Sotto questo profilo sintomatico è il caso di Alleanza Nazionale che passa dal 15,88% dello scorso anno al 9,28% delle politiche. Tiene bene, invece, l'Udc che, rispetto alle scorse regionali, sale dal 4,29% al 5,68%. Un cenno merita la “Lega Nord” nella cui lista era candidata l'ex assessore Titti Lioce, segretaria del movimento civico “Città per tutti” (ispirato dal sindaco, Tommaso Minervini): il “partito padano” ha raccolto a Molfetta 270 voti con una percentuale da prefisso telefonico, segno evidente che la città non ha compreso questa alleanza insolita e del tutto innaturale. Nel centrosinistra “La Margherita” si conferma primo partito con il 15% al Senato, anche se deve registrare un decremento di un punto percentuale rispetto alle scorse regionali in cui era candidato l'attuale assessore regionale Guglielmo Minervini. Ottimo il risultato ottenuto dai Democratici di Sinistra che, dopo un lungo periodo di difficoltà, salgono ad un lusinghiero 9,5%, di fatto raddoppiando i voti dello scorso anno e diventando il secondo partito della coalizione. Va detto che, alla Camera, la lista dell'Ulivo (Ds+Margherita) ha ottenuto una affermazione notevole attestandosi al 29,1% e cioè quasi cinque punti percentuali ed oltre tremila voti in più rispetto alla somma dei due partiti che la compongono. Un valore aggiunto che indica chiaramente quale sia la strada da percorrere da queste due forze politiche (sia a livello nazionale che, ci auguriamo, locale) per la costruzione di un soggetto politico unitario, democratico e riformista. Rifondazione Comunista, nonostante le bufere che ha dovuto attraversare, tiene bene e conferma il risultato dello scorso anno (6.5%) anche se deve cedere ai Ds il posto di secondo partito dell'Unione. Occorre però dire che alle prossime elezioni amministrative parte dell'elettorato del partito guidato da Fausto Bertinotti potrebbe sostenere la candidatura di Matteo D'Ingeo. E' quindi, quello di Rifondazione, un risultato da prendere con le pinze in vista dell'appuntamento di maggio. Buona affermazione dell'Italia dei Valori che si ferma al 2,8% e dei Verdi che raddoppiano i voti ottenuti lo scorso anno, mentre i Comunisti Italiani registrano una leggera flessione. Discorso a parte merita tutta l'area socialista. La Rosa nel Pugno ottiene alla Camera 967 voti fermandosi al 2,86% dei consensi e di fatto sembra non giovarsi per nulla dell'appoggio annunciato da parte del consigliere regionale Franco Visaggio. Stando alle voci, tuttavia, sembrerebbe che lo stesso Visaggio non si sia speso più di tanto per questa campagna elettorale, forse in polemica con i livelli regionali del partito che non gli hanno riconosciuto la titolarità del simbolo in città. Un vero e proprio flop è, invece, il risultato dei “I Socialisti”, formazione politica all'interno della quale sono confluiti i “Socialisti Autonomisti” di Alberto Tedesco, rappresentati a livello locale da Pietro Centrone. Gli innesti in questo partito dei vari Tammacco, De Nicolò e De Nichilo (tutti provenienti da Alleanza Nazionale) sono valsi alla Camera la miseria di 586 voti, pari all'1,73% (al Senato risultato leggermente migliore), segno che mutamenti così repentini di schieramento non vengono sempre ben digeriti dagli elettori. Il dato che sembra emergere ad una prima lettura di questi numeri è che il cosiddetto “terzo polo” che dovrebbe sostenere la candidatura a sindaco di Tommaso Minervini è “politicamente inesistente” come ha sostenuto il presidente della locale sezione dei Ds, Mimmo Favuzzi. In particolare il blocco socialista ha ottenuto risultati davvero deludenti. “Questi numeri non contano nulla – fanno sapere da ambienti vicini al terzo polo – quando scenderanno in campo i nostri candidati e quando inizieremo la campagna elettorale per le amministrative gli equilibri cambieranno”. Sarà pure così ma di sicuro Tommaso Minervini non starà dormendo sonni tranquilli.
Autore: Giulio Calvani
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