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Politica, guerra di tutti contro tutti Confusione, alleanze trasversali, manovre, squallidi compromessi
15 ottobre 2000

di Giulio Calvani "Che la caduta dell'Amministrazione Minervini ed il conseguente commissariamento del Comune di Molfetta, aprissero inevitabilmente una lunga fase elettorale era ampiamente prevedibile, ma che il livello di fibrillazione tra le forze in campo fosse tanto alto già dall'inizio di quella che si prospetta come una estenuante campagna, non era certamente auspicabile. E così tra dure accuse reciproche, voci incontrollabili, smentite, fratture all'interno delle forze politiche, accordi "trasversali", e una valanga di manifesti elettorali (alcuni dei quali, sebbene enormi, non hanno davvero nulla a che fare con la comunicazione politica, dando più l'impressione di pubblicizzare una nota marca di gelati, o un qualche detergente intimo...), non si fa altro che alimentare un clima da "guerra di religione", esiziale per la città e per la sua coesione sociale, confondendo con una quantità enorme di messaggi in palese contraddizione tra loro, una opinione pubblica già ai margini della vita politica, e che un tale spettacolo davvero non può tollerare. E poi non ci si lamenti se le urne rimarranno desolatamente vuote. A noi il compito di ricomporre il puzzle, nella speranza di riuscirvi, considerata la confusione che appare come elemento dominante. E nel far questo non si può che partire dalla manifestazione tenuta da Guglielmo Minervini, qualche giorno fa presso il Cinema Odeon (gremito come non si ricordava da tempo), durante la quale l'ormai ex sindaco della nostra città, con il sostegno e l'appoggio di tutte le forze politiche della coalizione di centrosinistra, ha duramente attaccato i consiglieri comunali che facevano parte della maggioranza che lo sosteneva, ma che durante l'ultima assise consiliare hanno preso le distanze dall'Amministrazione, votando un ordine del giorno presentato dalle opposizioni per poi dimettersi dalla loro funzione, determinando in tal modo lo scioglimento dell'organo consiliare democraticamente eletto e la conseguente caduta dell'esecutivo cittadino. Le motivazioni che li hanno indotti ad assumere questo atteggiamento sono da ricercare, a detta dell'ex sindaco, nel fatto cheuali Quali motivazioni li hanno indot l'Amministrazione non si è prestata ai ricatti, alle pressioni, alle minacce, alle richieste (di assegnazione di presidenze, di assessorati, di incarichi con indennità, di gestione di appalti, ma anche di una "incoronazione", in pieno stile medievale, che assicurasse a qualcuno la successione a primo cittadino) che da più parti erano poste a condizione del proprio sostegno. "Ragioni che davvero nulla avevano a che fare con la politica e con gli interessi della città", esclusivamente questo, ha sostenuto Guglielmo Minervini, ha spinto quei consiglieri comunali ad abbandonare la compagine amministrativa. Una vicenda squallida, "consumatasi in un modo umanamente vergognoso, che non può che determinare nella Molfetta democratica e densa di spirito civico, quella nuova indignazione necessaria affinchè - ha continuato l'ex primo cittadino - si sprigionino le energie positive che la portino ancora al governo della città". Questo il senso di quanto sostenuto dall'ex sindaco di Molfetta il quale ha poi in conclusione affermato di "mettersi al servizio della coalizione" per svolgere al meglio il ruolo che essa dovesse decidere di affidargli. A questo punto, archiviata questa esperienza amministrativa, le forze politiche di tutti gli schieramenti hanno iniziato una serie di febbrili e convulse operazioni al fine di mettere insieme o consolidare le coalizioni che si affronteranno nel prossimo appuntamento elettorale, identificando le personalità che dovranno rappresentare le diverse "opzioni" in campo e ragionando sulle prospettive da dare alla nostra città. La coalizione di centrosinistra in questo senso fornisce l'impressione di essere in difficoltà, avendo al proprio interno questioni ancora irrisolte o di difficile definizione, che costituiscono un ostacolo per la chiarificazione del quadro, dovute anche alla perdita di alcune forze politiche che facevano parte della compagine che si affermò due anni fa e che oggi sono attestate su posizioni distinte e fortemente critiche. A tal proposito è da registrare, preliminarmente, una importante iniziativa promossa dai socialisti dello Sdi volta ad aprire un confronto tra tutte le forze politiche della sinistra locale (e cioè socialisti, appunto, Democratici di Sinistra, Partito dei Comunisti Italiani, Rifondazione e Verdi, sebbene la situazione interna a questo soggetto politico è ancora caratterizzata da estrema confusione, come vedremo) al fine di "recuperare le ragioni dello stare insieme, valorizzare i motivi di convergenza politica ed appianare, laddove possibile, le differenze, pur sempre nel rispetto delle diverse identità". Al di là delle dichiarazioni di intento, non vi è alcun dubbio che tale iniziativa abbia tra i suoi principali obiettivi quello di recuperare il Partito della Rifondazione Comunista, il quale dopo la scissione che determinò la nascita del Pdci, uscì dalla maggioranza a sostegno dell'Amministrazione arroccandosi su posizioni fortemente critiche nei confronti di quest'ultima. Il nodo da sciogliere per recuperare una importante "costola" della sinistra sarà senza alcun dubbio il "giudizio di merito" sulle scelte politiche e amministrative operate da Guglielmo Minervini negli scorsi due anni e dalle forze che lo hanno sostenuto, dal momento che queste ultime non potranno rinnegare gli ultimi ventiquattro mesi di amministrazione e, al contrario, Rifondazione non potrà disconoscere la linea politica adottata nello stesso periodo. Pare comunque che vi sia una buona disponibilità da ambo le parti per giungere ad una soluzione che, politicamente, tenga in debita considerazione le rispettive esigenze, sebbene il percorso sembra ancora lungo. Ad un altro scopo, in stretta relazione con questo, sembra indirizzata questa iniziativa del "tavolo della sinistra", e cioè quello di riportare al voto una consistente fetta di elettorato "deluso" o che comunque non si riconosce nei tradizionali partiti e che rischia alle prossime elezioni di starsene a casa, e per far questo sarà necessario recuperare radicamento nei quartieri e nel tessuto sociale, coinvolgere tutte quelle energie che, storicamente, costituiscono linfa vitale per la sinistra, al fine di promuovere un confronto ampio sulle sfide che la nostra città si appresta ad affrontare. Iniziativa importante quindi, ma che non è escluso possa destare qualche perplessità all'interno delle forze centriste della coalizione. A questo proposito il progetto della Margherita che a livello nazionale ha sancito un'alleanza politica tra Democratici, Partito Popolare, Udeur e Rinnovamento Italiano, non ha nessuna speranza di avere una qualche prospettiva a livello locale, almeno per quanto concerne le elezioni amministrative. Il Partito Popolare locale ha vissuto un'altra (l'ennesima) forte lacerazione con le dimissioni dal Consiglio Comunale dell'avv. Mariano Caputo che ha in tal modo contribuito allo scioglimento dell'organo consiliare e alla fine dell'esperienza amministrativa di Guglielmo Minervini. Decisione maturata in assoluta autonomia rispetto alle scelte del partito, in palese contraddizione rispetto a quanto il congresso cittadino (tenutosi due giorni prima l'ultima seduta consiliare) aveva determinato, e durante il quale, in ogni caso, il consigliere in questione non aveva assolutamente annunciato la sua scelta. A seguito di questo suo atteggiamento l'avv. Mariano Caputo aveva correttamente presentato le sue dimissioni dal Ppi, ma la segreteria locale decideva di non accettarle "ritenendo l'atto gravissimo - così come sostenuto dal neo-segretario prof. Sciancalepore - ma da contestualizzare all'interno di un quadro di responsabilità diffuse, che coinvolgevano anche l'Amministrazione". In sostanza il Partito Popolare non solo sceglieva di non prendere alcun provvedimento disciplinare nei confronti di un consigliere comunale che evidentemente contraddiceva le indicazioni del partito (creando in tal senso un pericoloso precedente), ma giungeva quasi a legittimarlo e giustificarlo, considerando le dimissioni da consigliere solo come il frutto di un "gesto istintivo", opinabile ma comunque dovuto a ragioni condivisibili. Questo già sarebbe grave di per sè, ma la situazione ha assunto i caratteri del grottesco, laddove l'avv. Mariano Caputo confermava le sue dimissioni dal Partito Popolare di Molfetta, lasciando intendere di non averle mai ritenute "in discussione", durante una intervista pubblica con la quale attaccava duramente il proprio ex-partito e la sua dirigenza, rea di essersi "appiattita" sull'attività amministrativa ed incapace di qualsiasi forma di elaborazione politica autonoma. In sostanza, per riassumere, il Partito Popolare condivideva le tesi sostenute dall'avv. Mariano Caputo ma considerava la conseguente scelta di dimettersi, gravissima; decideva, altresì, di non prendere nessun provvedimento nei suoi confronti, legittimando in tal modo il suo comportamento, ma era rappresentato dal suo segretario (a evidente testimonianza dell'appartenenza del Ppi alla coalizione di centrosinistra) sul palco del Cinema Odeon accanto a quel Guglielmo Minervini che attaccava con durezza i consiglieri dimissionari, tra i quali anche l'avv. Caputo. Una enorme serie di contraddizioni davvero difficilmente spiegabile. Ma "il centro del centrosinistra" registra, a livello locale, un'altra evoluzione per la quale occorre spendere qualche parola. L'Udeur ha tenuto qualche giorno fa una manifestazione dal tema "La città tradita. Ed ora cosa fare per la città?" durante la quale alla presenza della coordinatrice regionale del partito di Mastella, sen. Marida Dentamaro, l'onorevole Ermanno Iacobbellis, l'ex consigliere Annalisa Altomare e il segretario provinciale Lillino Di Gioia, hanno duramente attaccato l'ex sindaco Guglielmo Minervini, accusato (ci sia concessa l'iperbole) di tutte le peggiori nefandezze del mondo. "Il bilancio di sette anni di governo è assolutamente disastroso; fallimentare da un punto di vista istituzionale, politico ed amministrativo", questo il senso dell'intervento conclusivo dell'ing. Di Gioia il quale ha ufficializzato l'impegno dell'Udeur nel sostenere la candidatura a sindaco di Tommaso Minervini (ex socialista ed ex democratico di sinistra) le cui lodi sono state tessute con slancio lirico. "E non vi sarà alcuna contraddizione - ha concluso il segretario provinciale dell'Udeur - se ci troveremo a condividere un progetto civico che coinvolga anche forze del centrodestra, confermando al contempo il nostro impegno nel centrosinistra al fine di sostenere le candidature che riterremo più idonee, per quanto concernerà la consultazione politica". Contraddizione che a noi pare del tutto evidente e che sicuramente risultava tale anche allo stesso Di Gioia, visti i disperati tentativi in cui si è prodotto per farla passare come operazione politica assolutamente normale. A tutto questo è da aggiungere che se, così come pare Guglielmo Minervini, dovesse correre per un seggio in Parlamento, l'ing. Di Gioia dovrà spiegare con pari enfasi come potrà considerare quella dell'ex sindaco della nostra città "candidatura idonea a rappresentare il collegio", dopo tutto quanto sostenuto in questi anni. E' inoltre da registrare la rinascita a Molfetta (come la mitica Fenice) della sezione de "L'Italia dei Valori" il movimento che fa capo all'ex pm di Mani Pulite, Antonio Di Pietro, e che fino a poco fa era organicamente parte dei Democratici, dai quali tuttavia si è recentemente scisso. Il coordinatore locale Francesco Nappi, ex consigliere comunale (eletto nelle liste di "Molfetta che Vogliamo", confluito poi nel "partito dell'Asinello", dal quale è recentemente fuoriuscito) si dichiara equamente distante sia dal "centrodestra che dal centrosinistra" ed alternativo ad entrambi gli schieramenti (in linea con la politica "dipietrista") "disposto tuttavia ad aprire un confronto con chiunque si ritrovi sugli ideali di legalità e questione morale" cari al senatore del Mugello. Ma nel centrosinistra continua a permanere un'altra situazione francamente imbarazzante, e cioè quella relativa ai Verdi. La spaccatura interna a questa formazione politica non accenna a sanarsi, e vede schierati su due fronti opposti l'ex consigliere comunale Pino Amato (dimessosi dall'incarico di consigliere comunale) da un lato, e dall'altro l'ex assessore Innominato e l'ex consigliere De Fazio. Al momento la situazione è congelata, nel senso che nessuno può utilizzare il simbolo del "sole che ride" senza l'autorizzazione del portavoce regionale, in attesa di sviluppi che appaiono indispensabili al fine di identificare chi rappresenti i Verdi a Molfetta, ed anche per evitare palesi contraddizioni (ormai appaiono una costante del panorama politico locale) come quelle che vedono da un lato la presenza del simbolo dei Verdi sul manifesto che annunciava il comizio di Guglielmo Minervini, e dall'altro un manifesto firmato dalle opposizioni sulla porta d'ingresso della sezione dei Verdi di Molfetta. Comunque Pino Amato sostiene di "non temere nessun provvedimento disciplinare, semplicemente perchè non ve ne sarebbe alcuna ragione", visto che il suo comportamento, a suo dire, "è stato fondato solo su ragioni politiche delle quali tutti erano a conoscenza", e dichiara di sentirsi nei Verdi "al mille per mille", almeno fin quando non decida lui, di sua iniziativa, di andarsene, certo, comunque, di non poter essere messo alla porta. Il suo sostegno alla candidatura di Tommaso Minervini, a quanto pare, sembra scontato, sebbene lo stesso Amato smentisca dichiarando di essere "alla finestra" per capire quali sviluppi si possano determinare sulla scena politica locale. Resta infine da stabilire l'atteggiamento del Polo delle Libertà. Forza Italia e Alleanza Nazionale, forti anche di un notevolissimo risultato elettorale conseguito alle scorse consultazioni regionali, sembrano (stando a quanto dicono le solite "voci ben informate") disposte a sostenere la candidatura di Tommaso Minervini (il quale è stato visto brindare nella locale sezione di An all'indomani della caduta di Guglielmo Minervini) a condizione che questa sia rappresentativa del centrodestra, non volendola considerare solo come espressione di un "patto di solidarietà civica" così come l'aveva definita Annalisa Altomare, dell'Udeur, ma intendendo fortemente caratterizzarla da un punto di vista squisitamente politico. Disquisizione formale, potrebbe pensare qualcuno, ma non è esattamente così: perchè il primo partito a Molfetta dovrebbe sostenere la candidatura di un "estraneo" che, per giunta, negli ultimi sei anni è stato sempre al fianco di Guglielmo Minervini (ricoprendo anche l'incarico di vice-sindaco) senza che questo compia una "pubblica abiura" sui suoi trascorsi politici? Tutto comunque lascia presagire (a meno che non intervengano ulteriori elementi a scompaginare il quadro) che l'accordo si farà e verrà ufficializzato il 29 ottobre alla presentazione del candidato sindaco Tommaso Minervini e delle forze a suo sostegno (che al momento sembrano tante e profondamente eterogenee). Come si può vedere quindi la situazione è estremamente complessa e confusionaria, ma vede già un candidato in pista in attesa che la coalizione di centrosinistra chiarisca le sue difficoltà interne e giunga ad una soluzione condivisa da tutti. Un dato è certo, i prossimi mesi saranno estremamente complessi. Per tutti."
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