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Pirp, c'è l'accordo Comune-Regione. Restano dubbi e rischi. Le bugie del sindaco Azzollini
15 gennaio 2012

Pirp Madonna dei Martiri, accordo raggiunto tra Regione Puglia e Comune di Molfetta, dopo una diatriba giudiziaria e amministrativa durata quasi due anni. Lo Iacp di Bari stanzierà 2,4milioni di euro, in base alla Legge n.560/93 per il «Reinvestimento in edifici ed aree edificabili per la realizzazione di interventi di Erp», mentre la Regione Puglia finanzierà i restanti 1,6milioni di euro con fondi FESR 2007-2013 (delibera G.C. n.311 del dicembre 2010). Ma è davvero tutto finito? Sono stati dissipati contenziosi, incomprensioni e diatribe? A parte le inutili schermaglie politiche tra Pd e Pdl, con il rimbalzo dei comunicati stampa (scandalosa la velina del Comune di Molfetta allegata al comunicato del Pdl, palese testimonianza della strumentalizzazione politica dell’ente pubblico a fini personali e partitici), un velo di Maya sembra essere poggiato su alcuni passaggi della vicenda. In particolare, sul progetto esecutivo e sulle modalità con cui l’amministrazione Azzollini si è conformata alle richieste dell’AdB. Quali variazioni sono state apportate per convincere Regione e AdB? Il ri schio idrogeologic o L’assenza dello «Studio di compatibilità idrologica ed idraulica» era l’ultimo scoglio da superare per l’accordo di programma: alcune aree incluse nel progetto di riqualificazione erano interessate dalla perimetrazione del Piano Assetto Idrogeologico del 2009 (delibera Settore Territorio n.120 del luglio 2011). Una novità, perché il Pirp disegnato dalle veline del Comune di Molfetta è sempre stato compreso tra la Basilica della Madonna dei Martiri e la Cala Secca dei Pali: un’area urbana esterna alla perimetrazione del Pai. Purtroppo, il progetto esecutivo comprende anche tutta la zona retrostante la Basilica, allocata su Lama Pulo, che sfocia nella cosiddetta “Cala dei crociati” (la stessa piattaforma della basilica costituisce un’ostruzione), e Lama Scorbeto e nella fascia di rispetto di Lama Marcinase. I progettisti del Pirp, tra cui l’ing. Rocco Altomare (ex dirigente del Settore Territorio arrestato lo scorso 23 giugno per l’operazione “Mani sulla città”), ne hanno tenuto conto per la redazione del progetto preliminare? L’amministrazione ha esercitato la sua funzione di controllo? Perché l’opposizione non ha mai evidenziato la “pericolosità” della zona retrostante la Basilica? È possibile ipotizzare che questa collocazione “abusiva” abbia influito sulla prima valutazione della Regione Puglia, che escludeva il progetto di Molfetta dai finanziamenti? Perché il Tar Puglia non ha rilevato questa condizione? Le la me “dimenticate” Il confronto tra la cartografia del Pai e le cartine del Pirp pubblicate sul sito del Comune di Molfetta (S.u.e.t.-S.u.a.p.) non lascia dubbi. Innanzitutto, in quelle cartine gli uffici tecnici hanno riportato solo la parte di nord-est dell’alveo di Lama Marcinase, dimenticando Lama Pulo, che sfocia alla Cala Secca dei Pali ed attraversa il Pirp, e Lama Scorbeto, che è un affluente di Lama Marcinase e confluisce con questa poco prima della sua foce a Cala San Giacomo (attraversa anche il Pip3). Sarà un caso, entrambe interessano proprio l’area del Pirp retrostante la Basilica Allo stesso modo, Lama Pulo e Lama Scorbeto sono scomparse nella cartografia consegnata dal Comune all’AdB per l’adeguamento del Prgc al Putt/p lo scorso aprile 2010. L’ufficio tecnico colloca il Pirp negli ambiti territoriale estesi B e C del Putt/p, in cui sono da evitare la costruzione di nuove strade e l’ampliamento di quelle esistenti, l’allocazione d’insediamenti produttivi e abitativi, tralicci, antenne, condotte sotterranee o pensili, ma soprattutto la modificazione dell’assetto idrogeologico e eventuali opere di mitigazione. Il progetto presentato dal Comune di Molfetta all’AdB rispetta queste prescrizioni? «Credo proprio di no, perché l’ufficio tecnico, capeggiato dall’ing. Rocco Altomare, avrebbe cambiato nelle mappe del Putt/p il percorso di Lama Scorbeto, importante affluente di Lama Marcinase, e quello di Lama Pulo, spostando Pirp e Pip3 con le torri gemelle - ha spiegato a Quindici il dott. Guglielmo Facchini, medico ricercatore e portavoce dei proprietari dei suoli attraversati dalle lame ad alta pericolosità idraulica del Comune di Molfetta - l’ing. Altomare, ha trasmesso quella cartografia all’Autorità di Bacino e alla Regione Puglia e questo è stato anche uno dei motivi del suo arresto». Già in passato il dott. Facchini aveva lanciato l’allarme sul rischio di dissesto idrogeologico nell’area della zona artigianale e industriale (in particolare, il Pip3), un allarme ri- Zona restrostante la Basilica PIRP e lame (cartina Comune) 7 15 gennaio 2012 badito anche da Quindici, dopo che l’AdB aveva invitato l’amministrazione Azzollini a evitare concessioni edilizie all’interno delle lame. La (non) tutela dell ’ambi ente Allo stesso tempo, la zona più a nord del Pirp invade l’Oasi di protezione Torre Calderina. Il progetto esecutivo tutela e valorizza l’assetto ambientale esistente? Gli interventi insediativi e di trasformazione del territorio, compresi quelli del Piano Regolatore del Porto (autoporto), sono compatibili e coerenti con la conservazione del sistema botanico e vegetazionale, con le attività agricole e la conservazione del suolo? O bisogna supporre che dietro la propaganda politica (intervento urbanistico dell’amministrazione Azzollini che migliorerà la qualità della vita dei residenti della periferia Madonna dei Martiri) si nasconda l’ennesimo stupro del territorio molfettese? Per quali interessi e di chi si continua a giocare sulla pelle dei cittadini e dell’ambiente? Che tipo di progetto è stato presentato alle Regione Puglia? È stata stralciata tutta l’area del Pirp sovrapposta alla fascia di rispetto di Lama Marcinase e del suo affluente Lama Scorbeto o si attende l’esito del contenzioso giudiziario con l’AdB ancora in corso al Tribunale Superiore delle Acque? Infatti, Lama Marcinase con tutti i suoi affluenti è inclusa nell’Elenco delle Acque Pubbliche (Regio Decreto n.1775 del 1933), dunque è tutelata dal Codice dei Beni Culturali (D.Lgs. n.22/04). Secondo l’art.142, sono d’interesse paesaggistico e sottoposti alle disposizioni di legge «i fiumi, i torrenti, i corsi d’acqua iscritti negli elenchi previsti dal testo unico delle disposizioni di legge sulle acque ed impianti elettrici, approvato con regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, e le relative sponde o piedi degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna». Una svista tecnica l’invasione della fascia di rispetto di Lama Marcinase da parte del Pirp? O una forzatura intenzionale? Inoltre, ai 150 metri della fascia di rispetto è necessario considerare i 75 metri della fascia di pertinenza fluviale, come fissato dalla Norme tecniche di attuazione del Pai. Ma anche in questo caso è necessario attendere la sentenza del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche di Roma per il contenzioso AdB-Comune. Il “panorama cimitero”. Infine, nel progetto esecutivo è previsto l’abbattimento di alcuni immobili esistenti, che rappresentano comunque un patrimonio immobiliare, finanziato in passato dalla collettività. Sono stati consultati i residenti o si è preferito procedere con i paraocchi, tipico habitué dell’amministrazione Azzollini? Come sarà eseguita la costruzione delle nuove palazzine? Sono stati effettuati studi e carotaggi sulla morfologia del territorio interessato? Quale sarà l’impatto ambientale del nuovo porto commerciale sull’area? Agli inquilini che passeranno dalla “vista mare” alla spettrale “vista camposanto”, è stato chiesto un parere preventivo? Le palazzine con “panorama cimitero” saranno realizzate nella fascia di rispetto del cimitero, come altre costruzioni già edificate negli ultimi anni da Azzollini, oppure no? Il Pirp è anche la squallida scusa per continuare a saccheggiare l’Oasi WWF di Torre Calderina, spostando le palazzine nell’ area del cimitero? Domande prive di risposta perché sul sito del Comune di Molfetta non è stata pubblicata alcuna relazione sul Pirp. Apparentemente senza motivo. Numerosi gli interrogativi di programmazione e progettazione per il Pirp di Molfetta, più di quelli politici. Sarebbe ora di rendere il Pirp uno strumento urbanistico realmente efficace a vantaggio della collettività e non di piccoli interessi politici ed economico-finanziari, nel rispetto dell’ambiente e del territorio per la salvaguardia dei cittadini. Lo stupro del territorio deve finire una volta per tutte

Autore: Marcello la Forgia
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