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Perché non fare le primarie a Molfetta? INTERVENTO
15 settembre 2005

Le primarie per il candidato sindaco. E' ormai chiaro lo scenario politico amministrativo per le amministrative del prossimo anno. A destra i giochi sembrano fatti e, quindi, il candidato più probabile è Tommaso Minervini, nel mentre il centrosinistra annaspa e si presenta diviso pur evidenziando un'insieme di forze, sicuramente più eterogenee rispetto al centrodestra ma certamente vincente sul piano più propriamente elettorale. I candidati possibili dell'Unione (che va da Rifondazione Comunista alla Margherita) sono, al momento, in numero di 2 (Salvemini dei DS e Lillino Di Gioia della “triade” , Il riscatto della città, Ambientalisti e la Democrazia Cristiana). Mancano all'appello, poiché indecisi e perplessi sulle due citate candidature, una parte considerevole dell'elettorato molfettese, quali Il laboratorio politico (forte di ben tre qualificati consiglieri comunali Centrone, Angione e De Robertis) ed il Nuovo PSI (oramai schierato a sinistra e, comunque, in attesa delle decisioni, del movimento nell'ottobre prossimo, a livello nazionale). Attorno a questi due pezzi dell'elettorato molfettese ruotano circa 6 mila voti, visti i risultati delle regionali ultime delle liste “Primavera Pugliese” e “Nuovo PSI”. L'Unione, quindi, ha bisogno per vincere di ricostruire quel fronte di alleanze che riuscì a dare a Niki Vendola, con la sorpresa generale degli stessi schieramenti del tradizionale centrosinistra, una vittoria clamorosa, con ben 1.000 voti di scarto rispetto al candidato più gettonato, almeno sulla carta, che si chiama Raffaele Fitto. Il problema vero, ordunque, sta nella capacità di saper unire partiti e movimenti il che significa mettere insieme, attorno ad un candidato credibile e vincente, l'elettorato formatosi attorno alla figura di Niki Vendola nelle ultime elezioni regionali, ivi compreso quel corposo significativo voto disgiunto espresso nel segreto delle urne tra voti di preferenza al candidato presidente e voto di lista. A fronte di una tale situazione politica cosa fare per sconfiggere il centrodestra? A mio modesto parere bisogna, perintanto allargare il numero dei candidati dell'Unione, indicando un terzo nome della cosiddetta “società civile” i cui nomi potrebbero essere, tutti validamente concorrenti alle “primarie” (lo si può fare il 16 ottobre prossimo, data in cui si è chiamati a votare per Prodi, Bertinotti, Mastella, Pecoraro Scanio et ect.), personalità del mondo della cultura, delle donne e dei giovani. Il terzo candidato potrebbe essere una donna ed il centrosinistra registra la presenza di nomi adeguatamente qualificati, cito per tutte Annalisa Altomare (gia Sindaco di Molfetta, ruolo svolto con grande dignità ed impegno), Maria Sasso (già assessore della giunta di Guglielmo Minervini, intelligente ed operosa) e Lella Salvemini (cui si deve una innata e robusta passione per la politica militante). Fin qui ho parlato di schieramenti e di candidati, con la proposta fortemente credibile, delle primarie per il candidato Sindaco dell'Unione. L'economia molfettese ed i guasti del centro destra Ritengo, però, intrattenermi sullo stato di degrado economico – politico della nostra Città, non ignorando il quadro di riferimento dei diversi settori dello sviluppo: il commercio e l'artigianato, un tempo fiore all'occhiello dell'economia produttiva molfettese, ora ridotti a registrare una moria impietosa di aziende; la pesca, ricchezza tradizionale oramai allo sfascio totale (una netta riduzione della flottiglia peschereccia ridotta al terzo posto, dopo Manfredonia e Mola di Bari ed un mercato ittico degradato a negoziare l'asfittico pescato “della giornata”); l'agricoltura, sostanzialmente rimasta al palo di fronte allo sviluppo di aree specializzate del barese, con un mercato ortofrutticolo paurosamente in crisi di volume d'affari e, quindi, di ruolo primario della provincia di Bari; il turismo, che continua ad essere la nota dolente, con spiagge libere impraticabili e di difficile acceso, con un centro storico (nonostante tutto e gli interventi episodici degli ultimi anni) abbandonato a se stesso e con un'attrazione partecipativa assai carente (nel mentre Bisceglie e Giovinazzo diventano i punti di approdo specie della nostra gioventù, per il lavoro ben fatto, specie in quel di Bisceglie, nel segno della valorizzazione delle coste); lo sviluppo economico, cui manca una visione omogenea di prospettiva, con le zone industriale e artigianale totalmente slegate dai nostri tradizionali settori quali l'agricoltura e la pesca, con un porto in mano ai politici ed in attesa dell'investimento dei famosi e conclamati cento miliardi delle vecchie lire; l'edilizia che, grazie anche alla pianificazione prodotta dall'amministrazione di Guglielmo Minervini, registra un impetuoso e nuovo miracolo di costruzioni edilizia abitative, cui manca, però, una politica di edilizia pubblica a favore delle categorie più deboli, capace di calmierare i prezzi di mercato divenuti scandalosamente speculativi non al di sotto di cinque milioni del “vecchio conio” a metro quadrato. I nuovi palazzinari ed il “pacchetto di voti” Si aggiunga alla situazione socio – economica, appena innanzi enunciata, una considerazione di ordine politico, specie quando si parla di edilizia a Molfetta, non dimenticando che al settore della costruzione di case di abitazione sono sempre risultati, oggettivamente e soggettivamente, connessi i passaggi più importanti della storia del potere politico, negli ultimi 50 anni. Sono stati sempre i cosiddetti “palazzinari” a governare la nostra città, sia con la presenza diretta e personale nella vita pubblica e sia a mezzo di “mediatori” della politica municipale. Di qui la preoccupazione per il prossimo futuro perché ai palazzinari di una volta, che pur avevano una derivazione di mestiere (erano carpentieri edili, piccoli imprenditori della categoria, et ect.), si prospetta la presenza diretta in politica dei nuovi palazzinari (la cui derivazione sociale ed economica è certamente di altra natura, un po' spuria e chiaramente speculativa rispetto al settore dell'edilizia). Sono diventati, nel tempo, i nuovi detentori del “pacchetto di voti”, molto più provvisti di danaro contante, così accumulato in quest'ultimi mesi del “nuovo miracolo della casa”, cui non è estranea la politica militante del centrodestra. Questi – esaminando i voti di preferenza delle ultime elezioni Regionali, a questo o a quest'altro candidato di centrodestra – hanno svolto un ruolo di primo piano, controllando (dati alla mano………) un 5,6 mila voti (clamorose le1.800 preferenze in favore di un illustre sconosciuto candidato per la lista di Alleanza Nazionale), che fanno di già la differenza sulle scelte politiche del momento, atteso le sostituzioni di incarichi pubblici, le assegnazioni di nuove prebende gestionali della vita municipale, le stesse migrazioni di consiglieri all'interno del centrodestra……. . Ho voluto chiudere con quest'ultimo importante richiamo, rivolto soprattutto ai partiti e ai movimenti dell'Unione, per porre all'attenzione questo incredibile problema, tutto nostrano e molfettese, dello scambio dei voti, del quale avvertire con urgenza e da subito la sua pericolosità per il possibile inquinamento del voto elettorale del 2006. Tutti insieme questi signori della politica “spicciola” hanno una valenza decisiva nel risultato del voto perché strano a dirsi nella città di Gaetano Salvemini, mettono in campo (a conti fatti) un bel 5, 6 mila voti, con un buon 10% di dotazione approssimativamente calcolato, ma forse in difetto e non per eccesso. Eppur si tratta di un reato penale sul quale nessuno seriamente indaga a Molfetta, nel mentre in Sicilia, ad esempio, per tale reato ci sono stati arresti e processi che, con rilevanza nazionale, hanno fatto notizia considerati peraltro le persone illustre del centrodestra, colpiti da avvisi di garanzia da parte della Magistratura. Peccato, disponendo di un gruppo di giovani, potrei raccogliere i tantissimi episodi, aneddoti e fatti (ovvero misfatti…..) per fare una ricerca attenta e profonda sul fenomeno, per capire motivazioni e finalità di un tal mal costume, giunto oramai a livelli non più tollerabili per una città che vanta, nella sua lunga e ricca storia politica, un Gaetano Salvemini autore del famoso libro, intorno alle elezioni politiche del 1913 nel collegio Molfetta – Bitonto, Giolitti, il Ministro della malavita. Sandrino Fiore
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