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Paola Natalicchio si candida alle Europee: ho ascoltato l’istinto e il cuore
15 aprile 2019

Anche Molfetta avrà il suo candidato al Parlamento europeo. E’ l’ex sindaco Paola Natalicchio, attuale consigliere comunale dell’opposizione di sinistra a Molfetta, che parteciperà alle elezioni nel Collegio Sud Italia per la lista di Sinistra europea. La Natalicchio si presenterà in un collegio abbastanza ampio che comprende Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia con l’altro candidato di Sinistra italiana, Alessandro Fucito, presidente del consiglio comunale di Napoli. La proposta della candidatura è arrivata da Nicola Fratoianni ed è stata accettata dalla direzione. Paola Natalicchio, come mai questa decisione di candidarsi alle Europee? «Mia madre mi ha detto qualche giorno fa: “fai una cosa pericolosa, non è più tempo in politica per quelli come te”. È stato in quel preciso istante che ho deciso di accettare la candidatura. È un momento molto scomodo per fare politica, soprattutto a sinistra, è vero. Ma non possiamo rassegnarci a pensare che fare politica fuori dagli interessi sia diventato pericoloso, sconveniente, quasi motivo di emarginazione. Non possiamo ritirarci a vita privata, non adesso. Il centrodestra sembra più forte che mai. Ha conquistato in pochi mesi regioni come l’Abruzzo, la Sardegna, la Basilicata. Sempre più gente, in giro, ripone la sua fiducia in un personaggio come Matteo Salvini, che fa della paura e della fragilità economica diffusa degli italiani un terreno di speculazione xenofoba e razzista. La delusione verso i Cinque Stelle, in cui io stessa avevo riposto alcune speranze – ad esempio sulla questione dell’ambientalismo o del reddito minimo – è forte: il movimento è in calo clamoroso. Il Partito Democratico ha deluso il popolo di centrosinistra, dopo le scandalose alleanze con Alfano e Verdini e le politiche renziane al ribasso su scuola, lavoro, sanità. Penso che non si possa stare a guardare l’avanzata del centrodestra, né lasciare al governo Conte le politiche sul reddito di cittadinanza, su “quota cento”, sulla tassazione sostenibile, che stanno trovando inevitabilmente consenso in una Italia fiaccata dalla crisi, dal lavoro povero, dalla contrazione dei servizi sociali. Credo anche che non si possa rinviare la costruzione di una famiglia politica progressista, ecologista, femminista. Il Pd di Zingaretti è ancora una promessa tutta da verificare. E comunque non basta il miraggio del “grande partito” per riportare l’Italia fuori da questa stagione oscura e oscurantista. Il PD potrà recuperare forza, nei prossimi mesi, ma certamente non potrà tornare a governare da solo. Bisogna ricostruire una sinistra, aperta, coraggiosa, battagliera. Fuori dal PD. E non si può non partire dalle prossime elezioni europee. Qualcuno mi ha detto che correre in un collegio enorme, con le preferenze, in una campagna di poche settimane, senza soldi e senza grandi partiti alle spalle è una follia, un salto nel vuoto. Io credo che sia una follia dire: “le elezioni europee non servono”. Oppure: “saltiamo un giro”. Se non ci mettiamo in gioco, in prima persona, rischiamo che l’ondata nera, del razzismo, della xenofobia e anche dell’egoismo estremo e del liberismo sfrenato, monti e travolga anche Bruxelles e Strasburgo. Non ho ragionato calcoli alla mano. Ho scelto di istinto e di cuore. Non è tempo di Aventino, ma di nuovo impegno, di maniche rimboccate e militanza. Mettere a disposizione la mia storia, il mio tempo, le mie energie in una fase così difficile per la nostra democrazia mi è sembrato il minimo. Un dovere civico, morale. Risponderemo tutti di questi anni. Un giorno i bambini e i giovani ci chiederanno: dove eravate mentre in Italia tornavano gli anni Venti e Trenta del Novecento? Voglio poter rispondere a testa alta a questa domanda. Schierarmi e poter dire: ero dalla parte dell’accoglienza, dei diritti sociali, civili e ambientali. Dalla parte dei giovani e delle donne. Dalla parte di un’Europa utile, larga, inclusiva e senza recinti né confini». Perché la sinistra non è riuscita a presentarsi unita? Non sono bastate le sconfitte alle politiche? «Bella domanda. Che io sappia, sono stati i Verdi a voler andare da soli. Per provare a costruire anche in Italia un partito ecologista sganciato da logiche di parte. L’ho trovata una scelta sbagliata. Ho lavorato fino all’ultimo secondo per evitare questa divisione. Mi sono confrontata in lunghissime telefonate con Elly Schlein, europarlamentare uscente, donna di straordinario valore che fino all’ultimo ha lavorato alla lista unica. Ancora oggi non ho compreso il veto dei Verdi a lavorare con le forze della sinistra. La gente ci chiede unità. A sinistra del Partito Democratico serve un partito unico, una sinistra unita. Che dopo le europee con il Pd probabilmente dovrà tornare a parlarsi. Ma su basi solide, chiare, vicine ai bisogni reali delle persone. Non credo nel “partito dell’ambiente” come partito a parte. Essere di sinistra oggi significa soprattutto occuparsi della sostenibilità del nostro modello di sviluppo economico. Penso, peraltro, con tutto il rispetto per i Verdi, che la mia esperienza a Molfetta, come sindaco, sulla difesa dell’ambiente abbia espresso politiche inattaccabili. Ci siamo battuti per arginare il consumo di suolo e proporre un’urbanistica pianificata e centrata sulla difesa della qualità e della salute urbana. Abbiamo rimesso in funzione il depuratore e riavviato la bonifica da ordigni bellici a Torre Gavetone. Abbiamo fatto partire la raccolta porta a porta, in città e in zona industriale. Abbiamo lavorato nel circuito delle Citta Sane d’Italia e approvato il PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile) e il PAES (Piano di Azione Energetica Sostenibile). Abbiamo approvato il primo progetto esecutivo di piste ciclabili nella storia della città. Abbiamo difeso il Pulo e ci siamo battuti per la sua riapertura, con durissime proteste contro l’inerzia della Città Metropolitana. E in questi giorni ci stiamo battendo contro la variante sul MaxiComparto, che rischia di cementificare con palazzine alte oltre 20 metri le zone di Lama Martina e Villaggio Belgiovine. Siamo gli unici in città che si stanno opponendo a questo scempio, a cui il PD cittadino ha contribuito con il suo voto favorevole. Non vedo altre forze ambientaliste in città. I Verdi, a Molfetta, nemmeno esistono. La parte dei Verdi, in questi anni, l’abbiamo fatta noi. E continuiamo a farla. Fino in fondo». A Molfetta è ancora grande la delusione per tanti che l’hanno sostenuta, dopo la caduta della tua amministrazione. Dall’altro lato ci sono quelli che non hanno mai accettato il cambiamento preferendo tornare al passato mascherati da liste civiche. Non crede che sarà difficile avere molti consensi in loco, malgrado lei sia l’unico candidato molfettese? «Spero che queste settimane di campagna elettorale siano un momento di possibile confronto con la città, ricucitura, chiarimento. Capisco la delusione per le mie dimissioni e sono pronta a tornare sulle ragioni di quella difficilissima scelta. Nei miei 3 anni di governo ho dedicato a Molfetta tutta la mia onestà, la mia passione, il mio tempo. E credo che abbiamo assicurato alla città una stagione di pulizia, risanamento, cambiamento profondo. Purtroppo abbiamo toccato interessi enormi e, sicuramente, commesso alcuni errori. Ho governato finché ho potuto. Ho scelto di non scendere a compromessi, ma forse avrei dovuto resistere fino alla fine del mandato e cercare un’alleanza con la città diffusa, la Molfetta della legalità, dell’impegno, senza farmi stritolare da una parte delle forze politiche con cui siamo entrati in contrasto sulla spinosa partita del Piano Urbanistico Generale. Questo ritorno al passato è tremendo, a volte lo vivo con un enorme senso di colpa, ma so di aver fatto il possibile e so che i molfettesi perbene lo sanno, sanno quanto mi sono battuta per “cacciare i mercanti dal tempio” e liberare il Palazzo di Città dagli affarismi e dalle pressioni di sempre. In questi tre anni sono tornata a fare il mio lavoro: la giornalista e l’autrice televisiva. Senza però lasciare la politica, né la città. Ho provato con umiltà a ricominciare dal consiglio comunale e dall’opposizione. Ho cercato di dimostrare a Molfetta e ai molfettesi che non mollerò la presa, cercando sempre di lavorare in un’ottica di servizio, battendomi contro le grandi opere inutili, contro lo spreco di denaro, contro gli intrecci pericolosi e il clientelismo diffuso, portando in consiglio comunale i bisogni delle persone. Fare il consigliere comunale mi sta insegnando tanto, forse se lo avessi fatto prima di fare il sindaco avrei evitato molti errori. Penso che portare un’esperienza di prossimità come quella da sindaco e da consigliere in una dimensione sovranazionale potrebbe essere utile. Unire il locale e il globale è la vera sfida del nostro tempo». Che tipo di campagna elettorale pensa di fare? Su quali temi puntare? Arrivare al 4% sarà molto difficile, specialmente ora che i Verdi vanno per conto loro. «Girerò molto, ho già cominciato. In Campania, Abruzzo, Basilicata, Molise, Calabria e molto, moltissimo, nella nostra Puglia. Proverò a raccontare le iniziative e i luoghi che visiterò attraverso i social. Non ho soldi da investire, nemmeno quelli per stampare i manifesti. Sono una precaria, come tanti trentenni o quarantenni di questo Paese. Proverò a rappresentare la mia generazione, che in Europa è abituata a muoversi per studio o per lavoro e che chiede un futuro con maggiori certezze, in cui la protezione sociale, i diritti ambientali e quelli civili si tengano insieme, in un progetto aperto e cosmopolita. Il contrario di quello gretto, chiuso, spaventato e spaventoso di Salvini e co. Sono contenta di essere candidata nel mio Sud, la porta del Mediterraneo. Il Mezzogiorno d’Italia è un patrimonio dal valore inestimabile per l’Europa. E dall’Europa il Sud può prendere tanto. Molte delle politiche che oggi facciamo sui territori arrivano da Strasburgo e da Bruxelles. Pensiamo per Molfetta alla questione della tutela della pesca o del settore agroalimentare. Ma anche i finanziamenti delle politiche sociali e di molte opere pubbliche arrivano dai fondi europei. Penso che avere un molfettese al Parlamento Europeo potrebbe essere un valore aggiunto per la città. Io mi metto a disposizione. Voglio mostrare ai cittadini di Molfetta che possono ancora contare su di me.

Autore: Felice de Sanctis
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