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Oscar Wilde e la cultura europea all'Università Popolare di Molfetta
16 gennaio 2008

MOLFETTA - “Oscar Wilde e la cultura europea”, se ne è parlato all'Università Popolare di Molfetta, relatore il prof. Onofrio Antonio Ragno. Wilde (foto) fu una figura fra le più discusse nel mondo culturale e ancor più sociale, tanto da diventare “un simbolo dell'orgoglio gay” come ha detto Ragno, e da far sentire il proprio peso anche in merito all'abolizione, nel 1967, della legge in base al quale era stato condannato. Per questo Ragno fa una distinzione fra il Wilde “fisico”, il personaggio tanto gettonato quanto frainteso, e lo scrittore inglese “che tutti hanno letto”, citando Richard Ellman. Un personaggio unico nella varietà delle sue attività, sempre brillanti, accompagnate da un'irriverenza mai domata, neanche dopo gli anni di prigionia, a seguito del quale scrisse il “De Profundis”. Proprio da quest'opera Ragno prende spunto per evidenziare la denuncia da parte di Wilde dell'assurdità di una società, quella vittoriana, che giudicava l'omosessualità come reato punibile. Ma Wilde non ha mai mentito, ha sofferto quella tragedia da cui irrimediabilmente si sentiva circondato e che forse lo segnò per tutta la vita, la quale seguì un andamento quasi teatrale. Egli nacque in un'Irlanda governata solo dall'oppressione della Chiesa, vista l'incapacità degli amministratori, i quali non furono all'altezza neanche dei nuovi caratteri della società vittoriana stessa. Le tappe successive della sua vita furono la “medievale” Oxford, Roma, Londra. Fu proprio dalla società inglese che nacque l'estetismo dello scrittore, che trasse ispirazione dall'angosciante ipocrisia della gente, che trascurava l'intelligenza a favore dello sperperio e dell'apparenza. Le coppie infatti dovevano essere unite agli occhi della gente, i vescovi dovevano essere ascoltati, la beneficenza era d'obbligo. Il suo culto della Bellezza, la sua abilità di esteta cominciarono a denunciare l'inciviltà paradossale del mondo borghese, mettendo in discussione la morale comune, tanto inconsapevole e passiva quanto ambigua. Il ruolo che gli piaceva rivestire era di “spettatore divertito e insolente”, la sua polemica era politica in senso lato, in quanto l'unico partito che Wilde appoggiava era quello della civiltà. Il suo obiettivo fondamentale non era quello di impartire lezioni, di far conoscere agli altri determinate verità, bensì di invitare gli altri a ragionare, a non abboccare ai pregiudizi che il senso comune imponeva e di cui la maggior parte della gente rimaneva assuefatta, a cadere nel dubbio. Così diventavano eclatanti gli aspetti dell'assistenzialismo e della beneficenza, pratiche appariscenti nella loro forma, che contemporaneamente tutelavano bene le classi povere da una possibile emancipazione. Oscar non smise mai di condurre una vita all'insegna di se stesso, visse poi la sua omosessualità a discapito del matrimonio, affrontò due anni di carcere duro e lavori forzati, un'esperienza massacrante, che descrisse nel “De Profundis”. Scriverà: “La crudeltà è semplicemente stupidità”. La conferenza è apparsa tutt'altro che estemporanea, mostrando ai presenti il topos di un personaggio vittima del proprio spirito critico nei confronti di coloro che lo condannarono. Essi non trovarono altro pretesto che il costume di una vita in contrasto con i luoghi comuni dell'epoca. Un'epoca povera di contenuti, in cui contava ostentare la giusta dose di conformismo e nella quale bastava poco per addentrarsi nell'eresia. Risulta spontaneo affiancare il palcoscenico di tale realtà, almeno in certi casi, all'attuale cultura di massa. Essa infatti spesso si rivela debole, cedendo ad un qualunquismo che risulta rasserenante e tutore della nostra pigrizia. Emerge dunque il coraggio di personalità come Wilde o Petronio, che Ragno audacemente accomuna nello spirito di denuncia nei confronti delle proprie rispettive società. Il discorso quindi, pur restando strettamente fedele alla vita del geniale intellettuale inglese, sembra voler evadere dal suo tempo, per venirci a spronare ad un'indagine continua e attenta e soprattutto mirata ai valori, che si discosti dalla routine. Solo la consapevolezza delle proprie azioni può indurre a vivere al di fuori dell'abitudine, della forma spesso sterile, rispecchiando invece un contenuto ricco di personalità e davvero vicino a noi stessi.
Autore: Giacomo Pisani
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