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Operazione antidroga, scarcerato Balsamo. Notizia data dai CC alla stampa prima della convalida dell'arresto
15 luglio 2005

MOLFETTA – 15.7.2005 Un episodio sconcertante si è verificato a Molfetta e ha coinvolto non solo l'interessato e la sua famiglia, ma anche tutti i mezzi di informazione, senza loro colpa, indotti in errore da una conferenza stampa convocata dai carabinieri per annunciare l'arresto di tre persone in un'operazione antidroga, avvenuta alla stazione ferroviaria di Molfetta, dove militari in borghese avrebbero arrestato i tre, due provenienti da Milano e il terzo di Molfetta che avrebbe avuto il compito di rilevarli al loro arrivo. I carabinieri di Molfetta nel corso della conferenza stampa avevano indicato anche le generalità degli arrestati: Federico Boni, di 23 anni, un dj di Milano, Mushhie Hagos, un cittadino eritreo di 33 anni, residente a Morbegno (Sondrio) e Nilo Balsamo, di 30, di Molfetta. La destinazione dell'hascish (tre chili di hasish, due flaconi contenenti olio hasish e 30 grammi di marijuana) sarebbe dovuta essere, secondo i militari, quella di un “rave party” in programma proprio a Molfetta con la partecipazione di Boni come dj. I carabinieri avrebbero sospettato di Balsamo perché avrebbero notato che il giovane “nervosamente entrava e usciva dalla stessa stazione ferroviaria dopo aver controllato ansiosamente il tabellone degli arrivi e delle partenze dei treni” e inoltre, prima dell'arrivo del treno da Milano, avrebbe avvicinato la vettura a un cancello di uscita secondaria. I fatti sono andati in modo completamente diverso. Non solo. La conferenza stampa fatta dal comandante della compagnia dei carabinieri di Molfetta cap. Paolo Vincenzoni è stata quantomeno intempestiva, perché sono stati comunicati i nomi degli arrestati, e in particolare del Balsamo, prima ancora che il giudice delle indagini preliminari convalidasse l'arresto. Tant'è che lo stesso Gip ne ha ordinato l'immediata scarcerazione insieme a quella del Boni, convalidando la misura cautelare agli arresti domiciliari per il solo eritreo. La conferenza stampa ha indotto in errore i giornalisti, che non hanno alcuna responsabilità per la pubblicazione e la diffusione delle notizie in quanto non avevano l'obbligo di verificare l'attendibilità delle stesse, provenendo direttamente da una fonte qualificata di informazioni, il comando dei carabinieri, per cui non si aveva motivo di dubitare dell'autenticità della notizia, ripresa anche dall'Agenzia ANSA e diffusa su tutto il territorio nazionale a disposizione di tutti i media. Nello scusarci con gli interessati per l'involontario errore, commesso da tutti i giornali, le televisioni e gli altri mezzi di informazione, restiamo perplessi per l'accaduto e ci chiediamo come mai i carabinieri non abbiano provveduto, una volta avvenuta la liberazione degli arrestati, a convocare una nuova conferenza stampa per darne notizia, ammettendo l'errore e l'intempestività della diffusione, prima della convalida dell'arresto da parte della magistratura. Il legale della famiglia Balsamo, avv. Bepi Maralfa, e lo stesso padre del giovane, ci hanno fatto pervenire copia dell'ordinanza di scarcerazione del Gip e una lettera, che volentieri pubblichiamo, per riportare nella giusta luce i fatti e ridare dignità a una persona non colpevole del reato attribuitogli. Crediamo che questo sia il modo più corretto di fare informazione, un metodo al quale ci siamo sempre attenuti nel rispetto della verità. Ecco il testo della lettera (nella foto, la copia dell'ordinanza di scarcerazione del Gip, con la quale il magistrato specifica che “tra i detentori dello stupefacente non vi era alcuna relazione che lasciasse presumere consapevolezza ed accordo sulla detta detenzione”… “la sostanza in sequestro è evidentemente riconducibile al solo detentore manifesto, Hagos Mussie; il predetto ne ha rivendicato l'esclusivo possesso e disponibilità, affermando espressamente che doveva spacciarla durante la festa a cui doveva partecipare il Boni come dj, ma della quale né il Boni né il Balsamo sapevano nulla”). “A difesa di Nilo, mio figlio. Ho il dovere di morale e giustizia, oltre che di legame paterno, dopo che la stampa ed i notiziari televisivi hanno fatto credere l'incredibile, di mettere ordine nella notizia conclamata e ripetuta ossessivamente degli arresti alla stazione di Molfetta, riportando due racconti d'essi: quello ascoltato dalla voce dei carabinieri e l'altro dalla voce dell'innocente assolto. Alla famiglia del malcapitato giovane, che accetta di rilevare un dj forestiero per una festa della sera e si trova in una situazione inattesa, i carabinieri, maresciallo Garofano e brigadiere Petruzzelli, raccontarono di due momenti della passeggiata mattutina: uno con amici e l'altro solitario. Mi fa orrore pensare a quello che possano pensare di me, ogni volta che io attendo un treno per partire o aspetto qualcuno che deve scendere da un treno ed apprendo un ritardo. Indispettito, consulto continuamente sul tabellone mobile o sul teleschermo l'annuncio degli arrivi ed ad ogni aumento del ritardo divengo più insofferente, ho la voglia d'andar via, se aspetto qualcuno, e la prudenza di restare, perché non si sa mai… Ma non mi do pensiero d'occhi che guardino, esattamente come mio figlio alla stazione. Dunque i carabinieri ci dissero che, dopo essersi allontanato, mio figlio tornò e trovò la stessa situazione: un ritardo non recuperato. Gli stessi carabinieri ci dissero che era chiaro che l'attendente nulla sapeva dell'arrivo imprevisto ed indesiderato, perché, vistili e riconosciutili, rimase ad attendere. Assicurarono che era stato necessario per loro procedere all'arresto, ma ci esortarono alla ricerca d'un buon avvocato, perché la situazione d'estraneità al trasporto pericoloso non fosse offuscata da imponderabili fattori. Tutto ciò che essi avevano fatto, l'arresto, il sequestro del mezzo non di proprietà del sospettato, la perquisizione domiciliare, erano obbligati, dissero, a farlo per legge. La legge è legge anche quando una cosa arriva da Milano e si va a perquisire una casa di Molfetta. La versione riportata dalla stampa ed attribuita ad una conferenza stampa dei carabinieri, mi lasciò perplesso (sul piano mentale; non parlo d'emozioni e sentimenti). Assolto senz'ombre e liberato mio figlio, ascoltato il suo racconto, il movimento incomprensibile da chi guarda diventa una cosa ovvia. Prima andata alla stazione, constatazione del ritardo e ritorno a casa, per prendere i cani e portarli un po' fuori. Seconda andata con cani, incontro con amici e amiche, conversazione e battute varie, fumate di sigarette (mio figlio se le confeziona con tabacco e cartina), allontanamento, dato il ritardo cospicuo del treno, consumazioni nel bar Universo. Lasciati gli amici e i cani, terza andata alla stazione ed attesa con le più varie occupazioni, strane agli occhi d'alcuni, già individuati nonostante gli abiti civili (chi resterebbe sempre nello stesso luogo senza salire in alcun treno?), ma non alla mente di chi deve aspettare che il tempo passi ed a cui, per occuparlo, una cazzata vale l'altra, anche per non fumare troppo. Anche una giratina con l'automobile e poi il rendersi definitivo alla stazione a non troppi minuti dall'arrivo del treno. Non era stato un'ora e mezza ad arrovellarsi sotto lo schermo degli arrivi. Quello che avvenne all'arrivo del dj e del terzo inatteso, lo narrerò in tempi più tranquilli. A noi la sofferenza e l'umiliazione della tregenda innescata da stampa e televisione per un normale cazzeggiamento d'un giovane che si mette sempre a servizio di quanti ne abbiano bisogno e non dà importanza all'aspetto, al colore, alla posizione sociale (estranei alla sua concezione di vita).
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