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Omicidio La Forgia a Molfetta, fermato un minore di 16 anni ritenuto l’autore materiale del delitto. La magistratura blocca una possibile faida criminale
Antony La Forgia, la vittima dell'agguato
09 luglio 2026

MOLFETTA – Evitare l’insorgere di una faida, questo l’obiettivo della magistratura e dei carabinieri, dove si allarga il quadro investigativo sull'omicidio di Antony La Forgia, il giovane ucciso nella notte tra il 15 e il 16 giugno nel quartiere Ponente di Molfetta. Nelle scorse ore la Procura per i Minorenni di Bari ha disposto il fermo di un ragazzo minorenne, ritenuto dagli inquirenti il presunto autore materiale del delitto. Il provvedimento arriva al termine di un'intensa attività investigativa condotta dai Carabinieri della Compagnia di Molfetta e rappresenta un ulteriore sviluppo in un'inchiesta che ha profondamente scosso la comunità locale, facendo emergere scenari criminali nei quali risultano coinvolti anche giovanissimi.

Contestualmente è stato arrestato anche un giovane di 23 anni, destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari di Trani con l'accusa di porto illegale di armi in luogo pubblico. Secondo gli investigatori, le armi sequestrate avrebbero potuto essere utilizzate nell'ambito di una possibile azione di ritorsione per l'omicidio di La Forgia oppure per difendersi da eventuali vendette.

I due provvedimenti si aggiungono ai precedenti arresti del 53enne già noto alla giustizia e membro di una famiglia malavitosa di Molfetta e di un altro giovane di 23 anni, entrambi ritenuti presenti sul luogo dell'omicidio insieme al minorenne. I due sono attualmente detenuti rispettivamente negli istituti penitenziari di Trani e Potenza. La Procura ha motivato i provvedimenti cautelari evidenziando il concreto rischio di reiterazione del reato e di fuga. Il 53enne, in particolare, è stato bloccato dai Carabinieri di Molfetta con il supporto della Polizia di Frontiera del porto di Bari mentre tentava di imbarcarsi su un traghetto diretto a Durazzo, probabilmente per sfuggire ad un agguato.

La svolta investigativa è arrivata a circa tre settimane dall'omicidio grazie al lavoro congiunto della Procura di Trani e della Procura per i Minorenni di Bari. Gli elementi raccolti sono confluiti in un decreto di fermo di oltre cento pagine, corredato da immagini estratte dagli impianti di videosorveglianza che hanno consentito di ricostruire i movimenti dei presunti responsabili prima e dopo il delitto. Determinanti, secondo gli inquirenti, anche le intercettazioni telefoniche e l'analisi dei messaggi scambiati tra gli indagati e persone vicine alla vittima, ai suoi familiari e agli ambienti riconducibili ai presunti autori dell'omicidio.

L'inchiesta, tuttavia, è ancora aperta. Gli investigatori intendono approfondire ulteriormente le circostanze che hanno portato all'assassinio per definire con precisione il movente. L'ipotesi investigativa continua a collocare il delitto nell'ambito delle tensioni legate al controllo delle attività di spaccio e della gestione del traffico di sostanze stupefacenti sul territorio.

Tra gli elementi contestati dagli inquirenti figura anche la premeditazione. Secondo la ricostruzione della Procura, l'omicidio sarebbe stato pianificato nei dettagli: La Forgia sarebbe stato attirato sul luogo dell'agguato attraverso un amico, inconsapevole della trappola predisposta per lui, per essere poi ucciso una volta giunto sul posto.

Nel decreto firmato dal pubblico ministero Francesco Chiechi viene inoltre evidenziato il presunto coinvolgimento di un minorenne, ritenuto funzionale alla realizzazione del piano criminale. La stretta collaborazione tra la Procura di Trani e quella per i Minorenni di Bari, attraverso un costante scambio di informazioni e atti investigativi, ha consentito di coordinare i provvedimenti cautelari in tempi rapidi.

Secondo gli inquirenti, l'operazione avrebbe inoltre impedito una possibile escalation di violenza. Il fermo del 23enne e il sequestro di ulteriori armi da fuoco vengono infatti considerati elementi che confermerebbero il rischio di nuove azioni criminali, potenzialmente legate a una vendetta per la morte di Antony La Forgia. Un'escalation che magistratura e Carabinieri puntano a fermare prima che possa trasformarsi in un nuovo capitolo della faida.

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