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Gli Eredi della storia ricordano Gianni Carnicella, il sindaco di Molfetta assassinato il 7 luglio 1992
05 luglio 2026

 MOLFETTA - «7 luglio 1992. Il coraggio non muore.

Ci sono uomini che attraversano la Storia. E ci sono uomini che la cambiano, anche quando il prezzo da pagare è la propria vita.

Il 7 luglio 1992 Molfetta perse il suo giovane sindaco, Gianni Carnicella. Non perse soltanto un amministratore. Perse un uomo delle istituzioni, un servitore dello Stato, un cittadino che aveva scelto di stare dalla parte della legge, della giustizia e del bene comune.

Gianni era un gigante nella sua semplicità. Sapeva ascoltare tutti, dialogare con tutti, senza mai rinunciare ai propri principi. Aveva idee, visione e, soprattutto, il coraggio di rimanere onesto in un tempo in cui l'onestà richiedeva una forza straordinaria.

Erano anni difficili. Molfetta era ferita dalla violenza criminale, dai traffici di droga, dalla prepotenza di chi pensava di poter sostituire la legge con l'arroganza delle armi. Gianni sognava una città diversa: libera dalla paura, capace di offrire ai suoi cittadini una vita serena e una speranza concreta.

In quegli stessi anni, la Provvidenza aveva donato a Molfetta un altro gigante: don Tonino Bello, il vescovo della pace, della fraternità e degli ultimi. Due uomini diversi, ma uniti dagli stessi valori: il servizio, la dignità della persona, il rifiuto di ogni compromesso con il male.

Poi arrivò quel tragico 7 luglio.

Sul sagrato della chiesa di San Bernardino, Gianni pronunciò un "no". Un "no" alla prepotenza, un "no" alle pressioni, un "no" a chi pretendeva di piegare le istituzioni ai propri interessi. Quel "no" gli costò la vita.

I colpi esplosi contro di lui non cercavano soltanto un uomo. Cercavano di uccidere il senso stesso dello Stato, di intimidire una comunità intera, di affermare che la violenza fosse più forte della legalità.

Ma si sbagliavano.

Perché un uomo può essere assassinato, ma il suo esempio continua a camminare sulle gambe di chi ne raccoglie l'eredità.

Nel pomeriggio di quello stesso giorno, Gianni Carnicella si spense. Pochi giorni dopo, una città intera si raccolse nel dolore. L'omelia di don Tonino Bello, già profondamente segnato dalla malattia che lo avrebbe portato via meno di un anno dopo, fu una straordinaria testimonianza di fede, di perdono e di speranza. Un invito a non lasciare che l'odio avesse l'ultima parola.

Oggi, a distanza di tanti anni, il dovere della memoria è più vivo che mai.

Ricordare Gianni Carnicella non significa soltanto commemorare una vittima. Significa scegliere ogni giorno da che parte stare. Significa educare le nuove generazioni al rispetto delle istituzioni, alla legalità, al coraggio delle proprie convinzioni. Significa ricordare che la politica, quando è vissuta come servizio, può essere una delle forme più alte d'amore verso la propria comunità.

Come Associazione Eredi della Storia, ci inchiniamo con profondo rispetto davanti alla sua memoria.

Saremo presenti alla commemorazione ufficiale promossa dal Comune di Molfetta, il prossimo 7 luglio alle 14 e 30 sul luogo del vile attentato, il sagrato della chiesa di san Bernardino con una nostra rappresentanza e con i nostri vessilli, perché crediamo che la memoria non sia un esercizio retorico, ma un impegno concreto.

Finché ci saranno donne e uomini disposti a raccontare la sua storia, Gianni Carnicella continuerà a vivere nella coscienza della nostra città.

La memoria è il primo presidio della libertà. Il coraggio di Gianni Carnicella continua ad essere il nostro esempio».

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