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Oggi commemorazione del giudice molfettese Minervini ucciso dalle Br
21 marzo 2003

MOLFETTA - 21.3.2003 Questa sera alle ore 17.30 a Palazzo Giovene, Aula consigliare "Gianni Carnicella", si terrà una conferenza promossa dal Comune e dall'Associazione Molfetta Avvocati sul tema "Giustizia violata", per ricordare il magistrato Girolamo Minervini ucciso dalle Br il 18 marzo del 1980. La figura del Magistrato Girolamo Minervini, ucciso dalle Br poche ore dopo la comunicazione della sua nomina, da parte del Presidente del Consiglio Cossiga, a Direttore generale degli Istituti Penitenziari presso il Ministero di Grazia e Giustizia, segnò profondamente la vita cittadina molfettese. La mano delle Br, in quel lontano 18 marzo del 1980, interruppe il suo arrivo al Ministero freddandolo su un autobus urbano dell'Atac di Roma che il magistrato abitualmente utilizzava, senza scorta ("E' inutile far ammazzare giovani poliziotti", amava ripetere) per raggiungere il suo ufficio. La Municipalità, per ricordarne la figura e rileggere alcune pagine violente di quel periodo terroristico ed anche in un parallelo con le ultime tristi vicende di cronaca che segnano ancor oggi una recrudescenza del fenomeno, ha promosso un "momento di riflessione" con l'intervento del presidente della Corte d'Appello di Bari dott. Giacinto de Marco e le testimonianze dei tre figli, Mauro, Adele Pifalo e Ambra Minervini, del sindaco di Molfetta, Tommaso Minervini e del presidente dell'Associazione Molfetta Avvocati, Mino de Ceglia. Prima degli interventi, sarà proiettato uno stralcio di "Tiro Incrociato", trasmissione televisiva dell'emittente locale R7, che nel 1992 dedicò al Magistrato un interessante speciale. Rivedere tratteggiato il profilo dell'uomo, rileggere i commenti e le valutazioni che i vari protagonisti diedero sulla vicenda, riporta, nell'analisi di alcuni aspetti del fenomeno terroristico italiano, all'attualità di oggi pur a distanza di ben 23 anni. Quel momento, per la comunità cittadina, resta ancor oggi legato alla figura "alta" di una Giustizia che non si piega, pur "violata" a colpi di proiettili. In quella trasmissione è lo stesso Giudice Giacinto De Marco, all'epoca Componente del Consiglio Superiore della Magistratura, a tratteggiare la figura di Girolamo Minervini insieme, in studio, all'allora sindaco Gianni Carnicella (poi ucciso qualche mese dopo), al conduttore Tommaso Minervini, oggi sindaco della città, e ad altri ospiti. Uomo schivo, incapace di riservarsi privilegi, profondo conoscitore della macchina Giustizia, coniugava la sue esternazioni, pur da ottimo conferenziere, solamente con la forza della verità e della positiva ricaduta del dire: "Parole coniugate a precisi obiettivi", ripeteva. Appariva, ma era solo apparenza, un "musone taciturno", come oggi lo ricorda il figlio Mauro, ma era un "pragmatico che amava teorizzare. Capace di parlare bene e a lungo, ma solo se riteneva potesse servire a qualcosa". Girolamo Minervini nasce a Teramo il 4 maggio del 1919, da famiglia pugliese, figlio di un funzionario della allora Pubblica Sicurezza, primo di tre fratelli. Frequenta Giurisprudenza alla "Sapienza" di Roma e si laurea giovanissimo a 22 anni. Supera il concorso in Polizia e nel 1943 viene destinato a Bolzano. L'otto settembre ricercato dai tedeschi, riesce a raggiungere Roma. Nel frattempo, supera il concorso in Magistratura. La sua carriera inizia presso il Tribunale di Roma. Nel 1945, chiamato dal Guardasigilli Togliatti, fa parte del suo Gabinetto. Nel 1964 viene nominato Magistrato d'Appello e nel 1968 viene chiamato a far parte del CSM, di cui ne fece parte fino al 1972. Viene, nel frattempo, nominato Magistrato di Cassazione. Successivamente assume prima l'incarico di Capo della Segreteria e subito dopo di Vice Direttore Generale degli Istituti Penitenziari presso il Ministero di Grazia e Giustizia. A seguire la nomina alla funzioni direttive superiori. Nel 1979, già nel mirino delle BR, decise di ritornare in Cassazione. Alla morte del Direttore Generale degli Istituti Penitenziari Giuseppe Altavista, pur consapevole dei rischi, accettò, senza tentennamenti - "In Guerra un Generale non può rifiutare di andare in un posto dove si muore", ripetè al figlio Mauro - il nuovo, prestigioso e pericoloso incarico. Quella poltrona non fu mai occupata. Solo poche ore dopo l'annuncio della sua nomina, le Br anticiparono il suo insediamento freddandolo il 18 marzo dell'80 su quell'autobus di linea che lo stava portando al Ministero. Il Dott. Cicala, Magistrato, già Presidente dell'ANM, ricorda così il collega ucciso dalle Br: "Fare la mia parte senza aspettare che gli altri facciano prima altrettanto è il più grande insegnamento che mi abbia impartito il giudice Minervini". Adelaide Altamura
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