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Nuovo cimelio al Museo della Radio a Molfetta
22 agosto 2026

MOLFETTA - Il museo della radio e della televisione presso Palazzo Turtur a Molfetta si arricchisce di un cimelio di inestimabile valore storico.

La riproduzione originale della famosa radio Caterina realizzata segretamente nei campi di concentramento nazisti dagli internati italiani (IMI).

Un grazie particolare va al prof. Marino Spadavecchia e ai docenti dell'istituto Galileo Ferraris che hanno collaborato al progetto.

Bellissima riproduzione della Radio Caterina, clandestinamente costruita dai prigionieri nei campi di prigionia tedeschi di Sandbostel, simile a quelle realizzate anche in altri campi, come Füllen, Wietzendorf e Altengrabow dove è stato prigioniero mio nonno .
Un altro importante cimelio che va ad arricchire la collezione del Museo Storico di Palazzo Turtur.
Nel mio romanzo "Ti prometto che torno" (che tra qualche mese sarà pubblicato in una nuova edizione da un editore nazionale), parlo proprio di queste radio soffermandomi su una radio simile costruita dai prigionieri nel campo di internamento di Altengrabow, in Germania, dove fu internato mio nonno materno, che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente.
Nel romanzo racconto anche la costruzione di queste radio, realizzate utilizzando materiali di recupero e di scarto, non facili da reperire.
Valvole, dinamo di biciclette, fili di rame, contenitori di alluminio ricavati dalle gamelle o dalle scatolette di latta del cibo in scatola, che in alcuni casi venivano trasformati in auricolari; pezzi di stagnola ritrovati nei campi perché lanciati dagli aerei inglesi e americani sulle città tedesche per confondere i radar e la contraerea; la grafite delle matite, utilizzata per tracciare i circuiti radio sulla stagnola; e persino l’ammoniaca, che poteva essere impiegata per realizzare le batterie.
Materiali spesso recuperati a rischio della propria vita dai prigionieri impiegati nelle squadre di lavoro, gli Außenkommando. Queste erano squadre di prigionieri italiani impegnati nelle operazioni di sgombero delle macerie in Germania, devastata dai bombardamenti.
È una storia incredibile, che testimonia ancora una volta l'ingegno e la capacità di adattamento dei nostri soldati. In condizioni disumane, privati di tutto e costretti a vivere nella fame, nel freddo e nell'incertezza, riuscirono a costruire strumenti che permettevano loro di ascoltare le notizie provenienti dall'esterno e di mantenere vivo quel filo con il mondo libero. Addirittura mio nonno mi raccontò che riuscirono a captare il segnale di radio Bari, la prima radio libera d'Europa le cui frequenze arrivavano davvero a coprire e disturbare quelle di radio Berlino.
Pensare a ciò che riuscirono a realizzare con materiali di fortuna lascia ancora oggi senza parole. In un'epoca in cui la tecnologia compie passi da gigante ogni giorno, quelle imprese ancora oggi ci fanno guardare al tutto come un grande miracolo. Figuriamoci quanto dovevano apparire straordinarie allora.

 

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