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Nozze d'oro per la Ferramenta Palombella
15 febbraio 2005

Fondata dal capostipite Giovanni nel marzo 1955 la Ferramenta Palombella festeggia i 50 anni di attività. Una delle storiche attività commerciali della città, portata avanti ora da Michele, che nel 1989 ha affiancato il padre e dal '92 è il responsabile di quella che nel frattempo è diventata una piccola azienda, che conta tre dipendenti e ha quintuplicato lo spazio di rivendita oltre ad aver arricchito e diversificato l'offerta dei prodotti e aggiornato la logica stessa della conduzione commerciale. Abbiamo incontrato Michele Palombella, acuto osservatore del fenomeno commercio a Molfetta. La ferramenta è sempre stata in Via Baccarini? “Sì, da 50 anni allo stesso indirizzo, in un palazzo che aveva ancora l'impalcatura, quando mio padre ha aperto, in quella che era allora l'unica strada asfaltata di un quartiere che stava nascendo e che abbiamo accompagnato nella sua crescita. Qui da sempre, punto di riferimento degli abitanti della zona e poi della città intera per i problemi pertinenti alla nostra attività”. Vi saranno però stati grandi cambiamenti da allora? “Certamente, basti pensare che lo spazio di rivendita è stato ingrandito per cinque volte e sono aumentati i dipendenti. Con mio padre erano occasionali, spesso ragazzi, liberi dalla scuola, venivano qua per tenersi occupati e che poi hanno scelto altre e diverse professioni, ora sono tre fissi. Mi sento di dire, però, che lo spirito è lo stesso; nel rapporto con i clienti, nelle procedure di vendita, nel rispetto dei dipendenti. Così come identico nel tempo è l'impegno ad onorare i pagamenti, sia con le banche sia con i fornitori. Direi che quella della “Ferramenta Palombella” è una storia di evoluzione, ma all'insegna di una straordinaria normalità”. Il passaggio dalla gestione di suo padre Giovanni, alla sua, nel '92, è stato problematico? “Nel passaggio gestionale le difficoltà ci sono. Ho letto recentemente in uno studio europeo che il 10% di attività commerciali nel cambio generazionale falliscono, esempi ve ne sono stati anche a Molfetta. Per me si è trattato di una scelta, che mi costa sacrifici sul piano della vita privata, visto l'impegno giornaliero di minimo 13 ore ed i margini di movimento bassi, ma di cui sono tuttora convinto. Certo, dal '92, con il passaggio da ditta individuale a società, ci sono state delle modifiche, soprattutto nella direzione di una maggiore efficienza aziendale. Mio padre è stato un gran lavoratore, ma io ho cercato di dare un'impronta manageriale, per cui ho anche maturato una specifica formazione, più al passo con i tempi e rivolta all'ottimizzazione delle risorse”. La situazione del commercio a Molfetta è fatta di chiaroscuri. I molfettesi si lamentano spesso dei prezzi troppo alti. È solo un'impressione o verità? “Credo non sia giusto fare paragoni fra i prezzi dei negozi di prossimità e quelli della grande distribuzione, che ha una diversa organizzazione finanziaria e commerciale. Noi acquistiamo i prodotti in maniera diversa e soprattutto li vendiamo in una maniera diversa. Mi pare scorretto chiedere che un prodotto possa avere un identico prezzo in due strutture che solo nominalmente sono parimenti “negozi”, ma che in realtà forniscono servizi differenti. Per un negozio di prossimità cercare di ricorrere la grande distribuzione sul piano dei prezzi vuol dire compiere un suicidio aziendale. Non sottovaluterei nel confronto con le città vicine, il fatto che a Molfetta esiste un mercato immobiliare drogato, dettato dalla speculazione, che forse crea un sorta di effetto a cascata sui costi degli altri settori produttivi, tra cui il commercio, giustificando alcune e sporadiche differenze di prezzo fra prodotti uguali”. Con la sua esperienza, quale le pare sia lo scenario delle trasformazioni future del commercio molfettese? “Incerto. Ci sono dinamiche lontane che non possiamo certo governare, ma che ci condizionano, per esempio la competitività con i mercati esteri. Pensi che acquisto balle di chiodi, lucchetti e altro provenienti dalla Cina a prezzi inferiori del 30-40% a quelli europei. Ma questo rischia di portarci indietro rispetto a livelli di qualità del prodotto cui siamo abituati. Poi ci sono questioni tutte locali vedi l'apertura della “Città della Moda” e la drammatica questione del parcheggio. A Molfetta ci sono quasi più macchine che persone, sono necessarie iniziative urgenti, anche per incentivare un cambio di mentalità negli acquirenti, per esempio potenziando e migliorando il trasporto pubblico. Un investimento che l'ente pubblico non può considerare solo sotto il profilo prettamente contabile, quindi come costo, ma in tutta la sua assoluta necessità socio-economica”. Lei e gli altri commercianti molfettesi vi state in qualche modo attrezzando in vista dell'apertura delle “Città della Moda”? “È un grosso problema che, per motivi poco chiari, non ha ancora investito l'intera comunità cittadina. Un insediamento del genere cambia necessariamente le abitudini e le dinamiche di una e più città. Nell'ottica dello sviluppo è pur bene che ci siano queste innovazioni, ma devono essere adeguatamente preparate, predisponendo le condizioni affinché questi insediamenti creino effetti benefici sinergici. Questo non è stato assolutamente fatto da chi sta gestendo a livello politico l'insediamento. Io per quanto è possibile e nelle sedi adeguate ho fatto presente questo fatto, ma le risposte non sono state tra le più efficaci”. Può un commerciante da solo determinare dei cambiamenti? “Sono un fervente sostenitore dell'associazionismo, non per nulla sono stato presidente e faccio ancora parte della “Molfetta Shopping”. I commercianti possono far valere le loro ragioni se si mettono assieme e fanno sentire una voce unica. Non che sia facile, ma da soli non possiamo certo pensare di contrastare la grande distribuzione e soprattutto proporre progetti globali di ripensamento e rilancio del commercio di prossimità. Certo, abbiamo anche bisogno di sostegno da parte dell'opinione pubblica e quindi anche la stampa per poi discutere con interlocutori credibili, in termini di progettualità e non di accordi di altro tipo. Purtroppo non ne abbiamo sempre trovati.”. Lella Salvemini lella.salvemini@quindici-molfetta.it
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