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“Non vogliamo quel ponte sulle nostre case” Insorgono gli abitanti del quartiere di Ponente
15 marzo 2002

E' considerata un' “opera per il miglioramento della viabilità cittadina”. Si tratta del cavalcavia di ponente. Un'opera, in realtà, per il peggioramento della qualità della vita dei cittadini che abitano la via Rosaria Scardigno. “Non vogliamo quel ponte a un palmo dalle nostre case”. Promettono battaglia e raccolgono già firme gli abitanti delle palazzine coinvolte. Solo qualche metro li dividerà dal cavalcavia, oggi in costruzione: tetti, verande, balconi saranno a uno schioppo dalla strada e se attraversare la ferrovia per molte automobili sarà meno complicato di oggi, per loro vivere accanto a un ponte non sarà per niente facile. La storia del ponte di Ponente, è storia lunga e travagliata. Lo stesso ing. Balducci (Utc), ne ha dato conto nel corso dell'ultima conferenza stampa sulle opere pubbliche. Più di vent'anni fa, un progetto faraonico: una prospettiva insostenibile e, pare, “corredata” di errori anche grossolani. Oggi il progetto appare ridimensionato: due i pilastri di sostegno, piuttosto che quattro, la superficie stradale ridotta di qualche metro (sacrificate le piste ciclabili). Ma restano i tre palazzi all'ombra del cavalcavia. “Ci hanno detto – continua un altro residente – che la nuova strada partirà dalla chiesa Sacra Famiglia e proseguirà al di sopra di via cav. di Vittorio Veneto. I nostri appartamenti, i nostri giardini e le nostre verande sono proprio lì sotto”. Si chiedono, i residenti di via Rosaria Scardigno, perché mai quel ponte non sia stato concepito come un sottopasso o progettato poco più in là. “Più spostato verso la campagna, in una zona dove non ci sono palazzi”. Presto detto. La zona che i residenti indicano come più adatta ad ospitare l'indesiderato cavalcavia, sarà presto interessata dalla nuova edilizia residenziale, quella del Prg appena approvato. Il comparto 16, di cui già il consiglio comunale ha deliberato l'approvazione, fiancheggia proprio via cav. di Vittorio Veneto, ed è più che un sospetto il fatto che, per ragioni di interessi, i proprietari dei suoli e i costruttori abbiano fatto di tutto per tenere lontano il ponte. Poco importa se a pagarne le conseguenze sarà chi, in via Scardigno, abita da anni. E sembra proprio che gli amministratori non ne vogliano sapere di bloccare i lavori e modificare il progetto."Ormai l'iter di approvazione del progetto è stato espletato e i lavori sono avviati. Nessun atto amministrativo potrebbe bloccare o modificare quel progetto", fanno sapere dalla “residenza municipale” dove nei giorni scorsi si è svolta un'assemblea a cui hanno preso parte tre rappresentanti dei residenti, il sindaco, l'assessore ai lavori pubblici, l'ing. Balducci (Utc) e il direttore dei lavori. "Abbiamo già ridimensionato il progetto iniziale - ha ribadito l'ing. Balducci - ridefinendo il tracciato e riducendo il numero dei pilastri previsti inizialmente". Ma i residenti reclamano che le riduzioni sono state operate esclusivamente dal lato opposto a quello degli insediamenti abitativi. A favore di una serie di capannoni industriali (imprese Vilardi, Alessandrini, Innominato), sarebbe stata costruita anche una complanare per rendere più agevole l'accesso. "Perché non realizzare una seconda complanare che devii il sovrappasso, distanziandolo dalle case?". Ma la risposta è sempre la stessa. "Ormai è tardi. Il progetto non può essere modificato di un millimetro". Si protesta anche per l'assenza di coinvolgimento della popolazione. "Le carte sono in regola - è la risposta dal Palazzo - e l'avviso pubblico è stato emesso a suo tempo. Dovevate voi avanzare le vostre osservazioni". Ma i residenti non demordono. "Quel ponte sfiorerà il giardino frequentato quotidianamente dai nostri bambini". E due delle cooperative coinvolte, annunciano già un'azione legale, oltreché il coinvolgimento delle associazioni ambientaliste cittadine. Un dato è certo: il ponte pensato per unire la città, già divide gli animi. E il braccio di ferro è appena iniziato. Massimiliano Piscitelli
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