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Non c'entro nulla con il “Nuovo Psi”
15 gennaio 2005

Egregio Direttore, ho avuto occasione, sfogliando il n. 12 di questo mese del Suo pregevole periodico, di rileggere l'articolo intitolato “Cambi di casacca, nasce il Nuovo Psi”, datato 15.3.2003, pubblicato nell'ambito della rubrica “10 anni 100 copertine”. Con inequivoco taglio sarcastico ed evidenti allusioni a manovre trasformistiche, si dava atto, in quel “pezzo”, della fondazione a Molfetta della formazione politica “Nuovo Psi”. Lo scrivente veniva indicato, dall'autore dell'articolo, tra i fondatori del citato partito. La ripubblicazione del “pezzo” e, soprattutto la circostanza secondo cui, da allora, non mi pare vi siano state occasioni per il Suo giornale di riferire della mia “collocazione politica”, costituiscono per me un'occasione propizia per fare un minimo di chiarezza a chi, come il Suo giornale (bontà sua), si interessa alla mia attività politico amministrativa. Ebbene, ho il piacere di conoscere personalmente gli amici Franco Visaggio e Riccardo Di Giovanni, con i quali non lesino occasioni di confronto politico e, mi sia consentito, di cordiale frequentazione, ma da qui a dire, senza che vi sia mai stata una mia partecipazione a congressi, riunioni politiche, enunciazioni di pubbliche dichiarazioni di iscrizioni in partiti politici, che io abbia addirittura “fondato” il Nuovo Psi, ce ne corre. Questa occasione mi è propizia per chiarire, a coloro che nutrono interesse alle mie sorti politiche, che, all'epoca del disfacimento di Democrazia Europea, partito sotto la cui egida ho partecipato alle ultime elezioni amministrative, mi dichiarai consigliere indipendente, assumendo, cosi, una posizione politica legittima, secondo le nostre regole democratiche, in ogni consesso elettivo. Ma ciò che la rilettura dell'articolo in parola ha suscitato in me maggior interesse, è, Egregio Direttore, la assoluta “leggerezza” con cui, senza alcuna verifica delle fonti, sono state pubblicate notizie assolutamente inveritiere. Nel nostro caso, la “verifica delle fonti” si sarebbe realizzata con una semplice richiesta al sottoscritto circa la veridicità di quello che si andava scrivendo. A questo punto non posso che pensare che quell'articolo sia stata l'occasione per il Suo giornale per lasciarsi andare, in maniera del tutto gratuita ed infondata, a penose attribuzioni di patenti di “camaleontismo”, non meritevoli di considerazione alcuna. Non ho la pretesa di lanciare crociate per un giornalismo di tipo “anglosassone”, soprattutto a livello di stampa locale, ma mi chiedo, e vorrei che mi sia data una risposta convincente, se la “leggerezza” con cui è stato scritto l'articolo in questione sia indicativa di un modo di operare, da parte della Sua redazione, più ampio e se per ogni articolo da Lei pubblicato il lettore debba interrogarsi sulla veridicità dei fatti riportati. La prego di pubblicare questa mia nota e di considerarla, al riparo da ogni intento polemico, la legittima smentita di una notizia non vera. Cordiali saluti. Benito Cimillo Ci meraviglia il “tardivo” ripensamento del consigliere Cimillo: come mai la smentita la manda con quasi due anni di ritardo (l'articolo è del marzo 2003)? Questo induce il sospetto che, all'epoca dei fatti, una trattativa per un “passaggio” era reale, ma probabilmente poi non sia andata in porto, tanto da spingerla ad affermare, in un nostro incontro di qualche giorno fa: “con tutti, ma mai con i socialisti”. Respingiamo le accuse di “leggerezza” nella verifica delle fonti: si trattava di ipotesi e voci che spesso in politica trovano un successivo fondamento. Se lei ha scelto di militare in prima fila in politica, mentre in passato si era limitato ad operare nelle “retrovie”, deve accettare anche le critiche e le ipotesi di questo tipo e non “ravvedersi” e smentire con due anni di ritardo. Infine vorrei ricordare a lei, o a chi probabilmente le ha scritto la lettera (avvocato, amico o altro), che le sue affermazioni appaiono ridicole e motivate solo dalla ricerca di un'altrimenti impossibile visibilità. Lasci perdere, perciò, le lezioni o le patenti di giornalismo anglosassone e cerchi, piuttosto, di far meglio il suo lavoro di consigliere comunale (di opposizione o di maggioranza?) che fin dai primi giorni è apparso molto ambiguo come collocazione e poco rappresentativo. Il nostro diritto di critica a questo punto è più che legittimo.
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