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Naufragio nave Concordia, il Comitato Seagull di Molfetta: grande impreparazione
20 gennaio 2012

 MOLFETTA - Il comitato Seagull di Molfetta torna sul naufragio della nave da crociera Concordia cin un comunicato stampa in cui dice che "la nave coricata su un fianco a pochi metri dalla riva ci dà il senso della nostra assoluta impreparazione: la nostra cultura del mare si ferma alla battigia.-
Proviamo quindi a mettere alcuni punti fermi:
1. in mare, il primo soccorso deve essere necessariamente prestato dall' equipaggio; occorre dunque personale altamente qualificato e preparato che non può essere reclutato all' estero, sia per la inaffidabilità dei corsi, che della documentazione relativa: sul Concordia si sono trovati cadaveri  ai punti di raccolta e ciò vuol dire che gli addetti non si sono presentati al loro posto di salvamento;  inoltre qualche mese fa circa settemila marittimi filippini che avevano maturato sul  campo una esperienza pluriennale hanno dato le dimissioni, perché la Costa ha deciso di pagarli in dollari e non più in euro, decurtando così la paga;
2. alcuni minuti dopo l'impatto, come avevamo già precisato, il comandante ha contattato  i responsabili della Costa Crociere,  che sapevano tutto e nemmeno loro hanno dato l' allarme: il loro concorso di colpa è evidente, ed è gravissimo perché hanno evitato l'SOS per un abietto calcolo economico, in quanto l'attività dei soccorritori per l'assistenza e salvataggio di cose e persone in mare dà diritto ad una  indennità e ad un compenso commisurati al valore dei beni salvati;
3. l' autorità marittima e quindi la capitaneria di porto è l' ente preposto al controllo della idoneità della nave alla navigazione e della preparazione e capacità dei membri dell' equipaggio: il capitano De Falco è l' eccezione che conferma la regola, in quanto i controlli delle navi spesso si risolvono in una questua;
4. le decine di navi cariche di veleni che sono affondate lungo le nostre coste raccontano di traffici via mare che nascono all'ombra dell'illegalità diffusa, e raccontano anche che in mare si continua a scaricare di tutto: dagli avanzi dei pasti, ai residui dei lavaggi delle cisterna di nafta e gasolio, ed anche alle acque reflue e di sentina tramite l' impianto antincendio;
5. l'orario di lavoro a bordo è fuori controllo, checché ne dica il sig. Gaggiano dalla sua comoda poltrona genovese: è tassativo un  massimo di 11 ore giornaliere ed è obbligatorio  stilare un registro dal quale risultano le ore di lavoro effettuate, ma alla fine si falsifica tutto;
6. come risulta dalle dichiarazioni di alcuni marittimi, il settore è quasi del tutto privo di tutela giudiziale e quei pochi lavoratori che si rivolgono al giudice per la salvaguardia dei propri diritti, trovano magistrati impreparati ed incompetenti.-
Un' ultimo quesito: se  è possibile ancorare la nave alla terraferma per evitare che si perda ed inquini il parco marino, perché si perde".

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“Il mare, appiattito dalle raffiche più violente, si risollevava e copriva entrambe le estremità del “Nan-Shan” con nivei impeti di spuma che si ampliavano vasti, molto al di là di entrambi i parapetti, nella notte. E su quel lenzuolo abbacinante, disteso sotto le tenebre delle nubi, e dal quale emanava un bagliore bluastro, la vista desolata di alcune minuscole chiazze nere come ebano, la sommità dei boccaporti, gli accessi alle scale ermeticamente chiusi, le sommità coperte dei verricelli, il piede di un albero. Della sua nave non poteva vedere altro. La struttura intermedia, coperta dal ponte di comando che sosteneva lui, il suo secondo, la timoneria chiusa ove un uomo manovrava la barra, isolato là dentro insieme alla paura di essere spazzato in mare con tutto il resto in un solo grande schianto………..la struttura intermedia era come uno scoglio a metà marea investito dai marosi sulla costa. Era come uno scoglio discosto dalla riva, con l'acqua che saliva ribollendo, che scorreva dappertutto, che si riversava fuori a cascata, percuotendolo tutto intorno…..era come uno scoglio nella risacca al quale ci avvinghiamo naufraghi prima di mollare la presa……soltanto che si sollevava, ricadeva, rollava in continuazione, senza respiro e senza tregua; come uno scoglio che, miracolosamente, fosse andato alla deriva dalla costa per rollare in mare aperto. Il “Nan-Shan” veniva saccheggiato dalla tempesta con una furia insensata e distruttiva: le vele di cappa strappate ai gerli di rinforzo, i tendalini due volte ancora spezzati via, il ponte completamente sommerso, le cuffie protettive squarciate, i parapetti contorti, i vetri dei fanali frantumati, e due delle scialuppe di salvataggio scomparse. Erano finite in mare senza che nessuno udisse o vedesse, fondendosi, si sarebbe detto, nell'urto e nel soffoco dell'onda…………… Un beccheggio violento della nave si concluse con un urto, come se fosse andata a finire con la prua su qualcosa di solido. Dopo un attimo di immobilità, un maestoso volo di spruzzi finì violentemente, spinto dal vento, sulle loro facce. “ Teniamola sulla rotta finchè potremo”, urlò il capitano Mac Whirr. Prima che si fosse tolto l'acqua salata dagli occhi, tutte le stelle erano scomparse”. (Tratto da : TIFONE – Joseph Conrad)
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