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My Molfetta, il film: storia di emigrazione molfettese
15 settembre 2006

È stato proiettato in Piazza Municipio il 4 settembre, con notevole afflusso di pubblico e in presenza del sindaco Antonio Azzollini, il film-documento “My Molfetta”, realizzato in DVD dalle riprese dell'omonimo spettacolo itinerante, che si è tenuto a Molfetta il 22 e il 23 aprile 2006, grazie all'organizzazione della Cattolica Popolare e dell'Associazione Culturale Mnemosyne. Il cast è composto prevalentemente da molfettesi; l'allestimento è stato curato da Italo Spinelli, regista e attore romano, sulla scorta di un testo dell'autore molfettese Zaccaria Gallo. “My Molfetta” è una storia di emigrazione, che muove dalla Molfetta anni '50 per ricollegarsi, mediante un salto cronologico-concettuale, alla realtà moderna, caratterizzata dall'approdo sui litorali pugliesi di clandestini, spesso extra-comunitari. Così a fungere da leitmotiv diviene l'assunto che i nostri emigranti, in partenza per l'America con valigie di cartone e sogni tenuti celati nell'intimo, non erano altro che “i Marocchini” di un tempo, reietti in Paesi, che li consideravano alla stregua di bestie da soma. Se per il protagonista Vito il salto nel buio diviene occasione di ascesa sociale, concludendosi con un ritorno nel grembo di una Molfetta madre-matrigna e il coronamento dei progetti con la bella e fedele Maria, per il ribelle Felice sembra attuarsi quell'ideale dell'ostrica, che conduce il giovane idealista a soccombere, divorato da un mondo pescecane. La disperazione scomposta della madre Rosa (Grazia Pisani) assurge a simbolo del dolore compresso nei meandri di una città vecchia, spesso ferita da tragedie ineluttabili e indecifrabili. La follia lucida di Spiridione rende il curioso personaggio, inscritto nella memoria della nostra città, il genius loci del borgo antico. Il punto di forza dello spettacolo “My Molfetta” risiede nell'interpretazione di alcuni dei giovanissimi attori. Su tutti ci piace segnalare Andrea La Forgia, espressivo e commovente nel ruolo di Felice, il personaggio meglio abbozzato da Zaccaria Gallo. E ancora lo stralunato Spiridione di Ninni Vernola; Finella, che incontra in Giusy Andriani un'interprete sensibile, intensa e impetuosa. Il misurato Antonio di Giordano Cozzoli, la maestra tratteggiata con energia dalla carismatica e ottima Daniela Andriani, la spontanea Tettina di Annachiara Messina e la brava Silvia Mastropasqua. Forse più manierata e legata a stereotipi da commedia in vernacolo la recitazione di alcuni adulti; tra i 'veterani' si distinguono il sornione Felice Altomare, che si esprime in un pregevole cammeo (Taluccio), e ancora Cosimo Boccassini e Grazia Pisani. I due giovanissimi protagonisti, Vito Valenzano ed Elisa Manzari, appaiono dotati di espressività e talento (evidenti nelle scene recitate in italiano); pagano tuttavia la non sicura padronanza del vernacolo molfettese, che rende di frequente scarsamente perspicue le battute pronunciate. Punti deboli di My Molfetta la lentezza del ritmo (specie nella scena della taverna e in alcuni momenti del finale – Sant'Andrea specialmente), la caduta nel luogo comune e l'eccesso di retorica, che a tratti provoca l'indulgere al patetismo. Nel complesso l'iniziativa riveste interesse notevole e si connota come sperimentazione di valore.
Autore: Gianni Antonio Palumbo
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