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Molfetta, una visita alla scoperta dei cantieri navali e dei pescherecci
08 agosto 2010

MOLFETTA - Un gruppo di soci dell’associazione ANTIQUA MATER (nella foto sotto)ha visitato l’area dei cantieri navali di Molfetta (U ‘SCAL), accompagnati da chi scrive e guidati da Mauro Bellifemmine. 

Il Gruppo è stato “ospitato” da Luigi Salvemini e dal padre Mastro Peppe (Giuseppe Salvemini, decano dei Mastri d’ascia di Molfetta: ottant’anni suonati) titolari, con  l’altro figlio Gaetano, dell’omonimo Cantiere (ex Cantiere “ALLA VIA”).
Il caso ha voluto che il gruppo arrivasse nell’area del Cantiere nel momento preciso in cui veniva varato il M.P. EMANUELE PADRE dopo i lavori di manutenzione all’opera viva ed allo scafo tutto, fatti nell’attuale periodo di “fermo biologico”. Il varo di un natante, ancorché complesso e abbastanza rischioso, è quasi un’operazione di routine per gli addetti ai lavori. Per chi non vi ha mai assistito esso diventa uno spettacolo singolare e bellissimo, soprattutto nel particolare momento in cui il bastimento sull’invasatura, avuta la spinta che annulla l’attrito, scivola velocemente e maestosamente in mare.
I Padroni di casa poi hanno permesso alla comitiva di accedere a bordo di una delle costruzioni in ferro, quasi completata, sul Cantiere. Grande meraviglia ha suscitato la visita all’interno della sovrastruttura della barca quando hanno constatato la cura e …l’eleganza, si potrebbe dire, dell’arredamento interno dei locali di soggiorno, cucina e notte, oltre alla timoneria.
Sia Luigi che mastro Peppe hanno spiegato che ormai, anche per i pescherecci vale l’esigenza di un po’ più di comfort che gli armatori richiedono oggi, per mitigare un po’ anche la durezza della vita su di una unità adibita all’attività di pesca, e che i costruttori si ingegnano ad allestire, con grande maestria.
 
Infine si è passati alla visita del “Cantiere CAPPELLUTI M. e de CANDIA P.” che ha in costruzione un nuovo scafo in legno, con materiale e forme di scafo inusuali per una barca da pesca: infatti la costruzione è realizzata con un legname poco utilizzato, finora, nella cantieristica locale: il MOMINGUI – un legname di provenienza africana, di colore giallo, che sostituisce, in questo caso il tradizionale legno di quercia.
Un’altra peculiarità di questo scafo è costituita dalla geometria dei sesti e quindi delle linee di scafo (al contrario del solito, le linee di scafo non sono arrotondate, ma a spigolo), per cui l’oggetto finito, sarà assolutamente peculiare per il design classico delle barche da pesca, finora adottato a Molfetta.
 
La visita ha pienamente soddisfatto gli Ospiti che si sono mostrati interessati ed attentissimi nell’ascoltare le spiegazioni date dai Mastri.
 
La situazione della Cantieristica di Molfetta, richiederebbe forse una maggiore frequenza di queste manifestazioni; sarebbe un eccellente modo per “risvegliare” nella gente, che non ha la più pallida idea dell’attività, un interesse che senza dubbio aiuterebbe e sensibilizzerebbe di più per la preservazione di un’attività così importante, non solo dal punto di vista industriale, ma anche e soprattutto per la conservazione della memoria storica e della tradizione.
 
© Riproduzione riservata
 
 
Autore: Tommaso Gaudio
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Condivido in massima quanto scritto da "Giro". Le nuove generazioni non hanno più punti di riferimento, forse, nemmeno nei propri genitori. Non esistono più le trasmissioni, e la memoria va sempre più sciogliendosi e dimenticata. I "vecchi" imitano i giovani, non trasferendo loro le proprie esperienze di vita vissuta. Non esistono più i "ruoli": le mamme imitano le figlie, i padri, i figli. Resistono ancora i nonni, non vengono più additati come esempi, bensì come "roba da rottamare" da buttare via o approfittare la loro disponibilità. C'è una grande considerazione per gli animali: in fondo noi uomini, siamo stati animali e forse, ancora lo siamo. Se consideriamo quello che accade intorno a noi, c'è un ritorno di animalità e bestialità, senza voler generalizzare: c'è in giro ancora del "buono", sperando che venga considerato e additato come esempio.......personalmente ho qualche dubbio (vedi le varie manifestazioni popolari e di divertimento, vedi l'imbecillità latente quando ti etichettano una qualche provenienza politica). ....."occorre risvegliarsi dalla quiete apparente delle nostre idee mitizzate, perchè molte sofferenze, molti disturbi, molti malesseri nascono proprie dalle idee che, comodamente accovacciate nella pigrizia del nostro pensiero, non ci consentono più di comprendere il mondo in cui viviamo. Per recuperare la nostra presenza al mondo dobbiamo allora rivisitare i nostri miti, sia quelli individuali sia quelli collettivi, dobbiamo sottoporli al vaglio della critica, perchè i nostri problemi sono dentro la nostra vita, e la nostra vita vuole che si curino le idee con cui la interpretiamo."

-"Chi critica deve sapere che disturba il corso evolutivo dell'industria, quanto lo smercio del prodotto, o per lo meno ha l'ingenua intenzione di tentare una tale azione di disturbo. Ma poichè il corso dell'industria e lo smercio devono progredire in ogni caso, la critica è "eo ipso" sabotaggio del progresso e quindi appunto reazionaria. E così l'idea illuministica di "progresso" che ha in vista un fine da realizzare(e che i fautori entusiasti delle nuove tecnologie confondono con lo "sviluppo" che non ha in vista un fine ma solo l'autopotenziamento tecnonologico) risorge, con questo fraintendimento, nei paludamenti più modesti, ma non meno insidiosi, che vanno sotto il nome di "nuovo", mettendo così in scena un teatro da cui sono esclusi i "critici" che, per il solo fatto di volersi sottrarre al successo dell'applausometro che misura i consensi al "nuovo", per ciò stesso sono "reazionari". In realtà la loro critica non ha il sapore reazionario del rifiuto, se è vero che "il progresso tecnico non sempre è il meglio, anche se è inevitabile". In questo strano gioco dove, la memoria, per la prima volta nella storia dell'umanità, ha a che fare non con il passato ma con il futuro, non dobbiamo, come sempre abbiamo fatto, dividerci tra fautori e denigratori delle nuove tecnologie, ma tutti insieme divenire attenti osservatori, almeno per evitare che la storia, che noi uomini abbiamo inventato, d'ora innanzi accada a nostra insaputa".- (Estrapolato e condensato da: I miti delle nuove tecnologie.-U.Galimberti)

Che peccato! Abbiamo fra i frequentatori del forum degli amici che, accecati da ideologie pseudo-politiche, "schiacciano" con la loro rozzezza tutto quello che c'é (ci dovrebbe essere) di bello e di tradizionale in attività che stanno morendo. Io conosco i Salvemini ormai da tanti anni; non so chi sia il ...sig. "Amico di Luigi", ma mi fa rabbia constatare dove arrivi l'infingardaggine delle persone: se sei ...amico di Luigi, mio caro, fatti raccontare da LUIGI stesso che ne pensa della situazione. Vorrei poi dire al "Vendicatore ...", Hai mai visto costruire un bastimento in legno? Saresti in grado di fare un confronto tecnologico, se non estetico, fra una costruzione in legno ed una in ferro? Si, certamente lo scafo in ferro forse è più resistente, sicuro? - chissà - meno costoso, questo forse sì. Ma, caro amico, è da anni che frequento gli Amici Luigi, Nino, Mastro Peppe, Mastro Michele, Mastro Silvio, ecc.. Persone rudi, in certi casi, non molto acculturati, ma ...io li considero veri ARTISTI, che per poter vivere nel nostro mondo fatto di velocità, bellezza esteriore, ricerca di ricchezza ad ogni costo, e chi più ne ha, più ne metta, magari non condividendo, non lo so, questi "must" della vita moderna, stanno avviandosi verso la perdita di un patrimonio secolare (che secondo me rimpiangeremo). Caro "amico di Luigi" è essere di sinistra e disfattista, per sopramercato, questo? Ebbene, pur non considerando un cent bucato questa tua valutazione, ebbene, SI, SONO SINISTRATO, ma NON DISFATTISTA. Saluti.



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