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Molfetta, quando i graffiti sono, oltre che brutti, inutili
07 agosto 2014

MOLFETTA  - La street art, l’arte di imbrattare per alcuni, per altri di decorare pareti, superfici ed altro, con disegni che a volte, per la loro complessità ed elaborazione ed anche, in qualche caso, surrealtà suscita stupita ammirazione; è un fenomeno - chi vi si dedica, viene definito graffitaro  o, esoticamente writer - che da molti anni si è diffuso, dai grandi centri urbani anche nelle piccole realtà come la nostra. Molte opere imbrattano, nel vero senso della parola, anche superfici di opere d’arte e monumenti: esempio, questo che dà un’idea anche del disordine mentale di chi, credendo di attirare l’attenzione del pubblico, non fa altro che commettere un reato che suscita lo sgomento dei più.

L’esempio che vogliamo portare, potrebbe inserirsi in questa ultima categoria. Un viadotto che fu costruito per collegare le banchine ed i piazzali del Nuovo Porto di Molfetta all’asse viario per la S.S.16bis, ha subito il trattamento di deturpazione che è mostrato nell’immagine allegata. Non che si possa considerare, il viadotto, un’opera d’arte; pur tuttavia sembrava più accettabile senza la scritta che, una banda di “buontemponi” – usiamo, per ora, questo eufemismo: ha tracciato;  gli autori meriterebbero ben di peggio!

‘NO OPERE PUBBLICHE’ e, più in piccolo: ‘no trivelle’! Ecco l’artistico graffito!

I lavori per la realizzazione del Nuovo Porto – temporaneamente sospesi in attesa che la Magistratura completi l’inchiesta in corso, per degli illeciti che si presume siano stati consumati dai protagonisti della costruzione – sono ormai ad un punto che rende la chiusura del Cantiere ed il non completamento dell’Opera, di gran lunga più onerosi che completarla. Le risorse ci sarebbero già tutte e, al contrario di quanto si sussurra, non sono dirottabili per altri usi.

Ci domandiamo, allora, quale è il messaggio che l’enorme scritta, apparsa ieri mattina sul viadotto, vorrebbe lanciare? Demagogia? Certamente! Incoscienza? Sicuramente! Inutilità? Si!

Li abbiamo definiti buontemponi; forse l’epiteto non basta! Perché, a vedere l’opera – i caratteri sono alti non meno di tre metri! – si può solo immaginare il lavoraccio speso per tracciarli in vernice nera, in condizioni di disagio ambientale (ricordiamo che l’area è ancora un Cantiere), il lavoro eseguito, sicuramente nottetempo, con il rischio di subire anche qualche incidente, il dispendio di energie e risorse (vernice, scale, pennelli, rulli, ecc.): c’è onestamente da chiedersi: ma chi ve la ha fatto fare? Non si potevano dedicare queste … energie per azioni, forse meno eclatanti, ma più utili?

Mesi fa, probabilmente lo stesso gruppo di fanatici (era il periodo di poco seguente il sequestro giudiziario della struttura), aveva abbellito un lato del “bacino di colmata” che, si dice, sia un enorme serbatoio di sostanze altamente inquinanti, dragate dal fondale e scaricate là; la scritta recita: “VENDESI 150.000.000” (di Euro) ed in quel caso, oltre alla divertita curiosità, ci si chiese quale potesse essere la pulsione di questi individui che, con sprezzo incosciente del pericolo e con l’impiego di notevoli risorse, si dedica a questa attività.

L’Opera, come più volte ricordato, al punto in cui si trova lo stato di avanzamento dei lavori, non può essere abbandonata! La convinzione deriva, più che dalle istanze che, da qualche tempo un tal Comitato promotore, si affanna a chiedere una cosa che anche uno sprovveduto chiederebbe: il completamento. Alla luce anche del fatto che abbandonando ora, allo stato dell’arte, la costruzione, avremmo i seguenti risultati:

  1. Il danno ambientale, certamente inferto all’eco-sistema marino e terrestre, è ormai irreversibile!
  2. Il danno economico riveniente dall’abbandono del progetto, sarebbe fatale per l’economia cittadina e regionale!
Allora, si illudono, questi apostoli della protesta fine a sé stessa, che imbrattare, ricordare quello che ormai tutti ovvero la maggioranza dei Cittadini condividono,  possa invertire il corso delle cose?

Noi non lo crediamo e, con noi, la stragrande maggioranza che auspica, con modi meno futilmente appariscenti e nel rispetto delle regole, la ripresa dell’attività ed il completamento dei lavori del Nuovo Porto. Basta azioni tanto sterili, quanto pittoresche che fanno strepito, ma nulla aggiungono o facilitano, alle problematiche in corso.

© Riproduzione riservata

Autore: Tommaso Gaudio
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