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Molfetta, proseguono le iniziative a tutela delle tartarughe marine
24 dicembre 2014

MOLFETTA - Tra pochi giorni il 2014 giungerà a termine; un anno infelice per quanto riguarda il bilancio degli spiaggiamenti di tartarughe marine e cetacei sul tratto di costa  che si estende da Zapponeta a Monopoli.

Pasquale Salvemini, del WWF e responsabile del Centro di Recupero tartarughe marine di Molfetta, definisce catastrofico il numero di tartarughe rinvenute morte infatti il totale che supera i 100 esemplari a cui va aggiunta l'ennesima carcassa rinvenuta nei giorni scorsi sulla spiaggia di "Pane e pomodoro" a Bari.

I decessi sono certamente avvenuti per mano dell'uomo, come testimoniano le lesioni macroscopiche sulle carcasse, ad esempio il prolasso cloacale che é quasi certamente riconducibile all'annegamento.

Salvemini spiega che  le tartarughe pescate con le reti a strascico dovrebbero essere portate a bordo e monitorate  per qualche tempo dai pescatori e, nei casi in cui è necessario, essere consegnate centri di recupero.

Gli esemplari ormai privi di vita restano in mare anche per diversi mesi e vengono riportati a riva dalle mareggiate ormai in avanzato stato di decomposizione. Su di essi, quindi, non è possibile effettuare le necroscopie che svelerebbero altre eventuali cause del decesso.

A rendere ancor più drammatico il bilancio è proprio l'età delle tartarughe spiaggiate. La maggior parte di esse, infatti, sono esemplari adulti e quindi pronti la riproduzione e per lo più di sesso femminile. Tale età è difficile da raggiungere perché le tartarughe sin da piccole sono alla mercè di diversi pericoli sia naturali sia antropici; basti pensare che, sulle oltre cento uova schiuse per ogni deposizione, poche sono quelle che riescono a raggiungere l'età adulta e tante volte ciò accade per mano dell'uomo.

Il Centro di Recupero tartarughe marine di Molfetta, che rientra nel programma NETCET (mirato non solo alla ricerca su cetacei e tartarughe ma anche nella sensibilizzazione verso la salvaguardia questi animali),  provvede infatti a effettuare i rilievi metrici sulle tartarughe spiaggiate, a lavorare ad un progetto di studio genetico mediante prelievi bioptici sulle carcasse, effettuando necroscopia - quando le condizioni della carcassa lo consentono - presso il dipartimento di Medicina Veterinaria di Bari effettuate dal prof. Nicola Zizzo, a recuperare  e ricoverare gli animali vivi e a promuovere iniziative di sensibilizzazione degli operatori della pesca.

Lo strascico non é l'unica tecnica di pesca invasiva. Diverse tartarughe recuperate, infatti, hanno ingerito ami e lenze. In tal caso vengono operate, sempre presso il dipartimento di Medicina Veterinaria, dal prof. Antonio Di Bello per l'asportazione di tali strumenti di pesca.

Fortunatamente l'opera di sensibilizzazione sta portando i primi benefici. È crescente il numero dei pescatori che si stanno impegnando nella tutela di questi animali, come gli equipaggi dei motopescherecci "Nuova Giovanna" di Michele Monopoli e Pietro Dell'Olio e "Argonauta" di Andrea e Domenico Napoletano, entrambi appartenenti alla marineria di Bisceglie. I primi già da diversi anni protagonisti nella salvaguardia di questi animali, gli altri che, pur collaborando da poco con il centro di recupero, hanno già salvato la vita a diversi esemplari di caretta caretta.

Salvemini pone come obiettivo del nuovo anno quello di sensibilizzare sempre più operatori della pesca per ridurre il numero di decessi tartaruga; sensibilizzazione rivolta anche alle nuove generazioni. Il Centro di recupero, infatti, è aperto alle visite scolastiche.

Il recupero degli animali vivi è importante anche perché essi sono campanelli d'allarme sullo stato di salute del nostro mare. Non a caso, nel periodo di permanenza presso il centro di recupero, sono stati raccolti campioni di micro e macroplastica defecati delle tartarughe.

Consegnare le tartarughe centri di recupero significa dare loro una seconda possibilità.

Pasquale Salvemini ringrazia, dunque, tutti coloro, in particolare le Capitanerie di porto, che hanno avuto un ruolo fondamentale nella liberazione delle tartarughe recuperate mettendo a disposizione le proprie imbarcazioni al fine di consentire a questi animali di tornare nel loro habitat, così come accaduto nei giorni scorsi nelle acque antistanti Molfetta.

Galea e Dolly, due splendidi esemplari di caretta caretta (misuravano rispettivamente 65 cm e 45 cm di lunghezza carapace), recuperati dai pescatori biscegliesi a Barletta e a Vieste e curati presso la struttura molfettese, sono tornate in libertà grazie alla collaborazione della locale Guardia Costiera.  

Un sentito ringraziamento va, dunque, rivolto al Contrammiraglio (CP) Giovanni de Tullio, Direttore Marittimo della Puglia e Comandante della Capitaneria di porto di Bari, al CF (CP) Flavio Stefano Lagrasta, comandante la Capitaneria di porto – Guardia costiera di Molfetta, al Capitano di Fregata (CP) Rocco PEPE, comandante in II, al comandante e all’equipaggio del battello veloce A75 per la preziosa collaborazione fornita all’iniziativa.

Sicuramente il ritorno in libertà di esemplari recuperati e curati è uno dei momenti più emozionanti . Non a caso queste attività sono state seguite, nel corso degli anni, dalle telecamere di Linea blu condotto da Donatella Bianchi, Striscia la notizia con Edoardo Stoppa e del Tg1 con l'inviata Roberta Badaloni  per lanciare livello nazionale il messaggio della salvaguardia di questi animali. La tutela del mare e dei suoi abitanti non resterà una pura utopia se verrà perpetuato e saldato il lavoro congiunto tra centri di recupero e operatori  della pesca.

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