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Molfetta, mensa “doc” all'ospedale “Don Tonino Bello” Il nosocomio della cittadina è risultato tra i primi cinque presidi ospedalieri italiani per la qualità del cibo servito ai degenti meritandosi il bollino di Slow Food
18 novembre 2010

MOLFETTAL’ospedale “Don Tonino Bello” di Molfetta cancella il luogo comune che nei nosocomi non si mangia bene. Un’associazione di idee quindi che non vale più per il “Don Tonino Bello” in quanto è risultato da un’indagine della Slow Food (un’associazione internazionale in 130 Paesi che promuove un cibo buono e di qualità di produzioni che rispettano l’ambiente e tutelano la biodiversità) tra i primi cinque nosocomi d’Italia dove si mangia meglio.
Oltre all’associazione la conferma istituzionale è arrivata dalla commissione Sanità del Senato e dalla Federconsumatori del Piemonte che non lasciano alcuna ombra di dubbio sull’ottimo servizio mensa del presidio ospedaliero molfettese e sul premio ricevuto.
Il direttore sanitario dell'ospedale, Annalisa Altomare, oltre a non nascondere un giustificato orgoglio ha precisato che il risultato raggiunto è frutto di uno scrupoloso controllo delle diete seguite dai pazienti a cui si aggiunge la scelta alimentare che segue l’alternarsi delle stagioni e che quindi assicura la qualità di base della materia prima.
Un premio, quello di Slow Food, non facile da ottenere e che riconosce l’impegno e la dedizione in un servizio, quello offerto dalle mense ospedaliere, purtroppo poco curato e mal gestito in quasi tutta Italia arrivando a volte a casi limite.
I pazienti a Molfetta possono addirittura ‘degustare’ piatti etnici essendo stato studiato un menù che soddisfi i gusti di persone di diverse etnie.
Ricordiamo tra l’altro l’iniziativa “Cibiamoci”, già illustrata in precedenza da Quindici, contro l'obesità infantile e altri problemi connessi all’alimentazione in una fascia d’età, quella adolescenziale, a rischio di bulimia o anoressia per citare due esempi.
La soddisfazione maggiore, per la dottoressa Altomare e tutto il suo staff, sta sicuramente nella consapevolezza del rigido metro di giudizio usato dall’associazione che non ha trascurato il minimo particolare partendo dagli ingredienti usati, la qualità del servizio ‘umano’ offerto oltre ovviamente a quello dei cibi serviti.
Una rarità, la realtà del “Don Tonino Bello”, proprio in un momento in cui la sanità italiana non sta sicuramente passando un bel periodo.
Una rarità recentemente criticata, riguardo il reparto di chirurgia, dalla consigliera del Pdl , Paola Latino, che può constatare come la struttura ospedaliera di Molfetta viene considerata da occhi esterni a politiche 'interne' e rivedere dunque come le sue parole fossero fuori luogo, offensive e non veritiere.

Autore: Q
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